Scicli – Fuori i mobili dall’ex casa della famiglia Pacetto, ma mancano molte cose. Che fine hanno fatto?
- 8 Gennaio 2016 - 16:57
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La famiglia Pacetto, dopo lo sfratto dell’8 luglio scorso, è tornata in c.da Boscorotondo, a Cava d’Aliga, dov’era la casa di proprietà, venduta all’asta. L’abitazione è stata sgomberata dai mobili: una ditta di trasloco, incaricata dalla Procura, da stamattina è al lavoro per consegnare il materiale che rimane a disposizione del tribunale.
Angelo, la moglie e la figlia Roberta sono stati tutta la mattina davanti all’immobile dove dentro c’è tutta la loro vita, e ancora anche gli indumenti e gli effetti personali dei coniugi.
Il custode giudiziario ha garantito che provvederà a restituire i vestiti ma i mobili saranno venduti se la famiglia non provvederà a conservarli in un deposito. E’ già stato stimato il valore: 7 mila euro.
La famiglia Pacetto abita in un monolocale di 30 mq e non sa dove sistemarli.
Il signor Angelo ha potuto portare con sé la cisterna e materiale di valore, utile per continuare a lavorare.
Roberta Pacetto ha chiesto l’inventario cartaceo e fotografico dei beni dell’immobile. La famiglia si è infatti accorta che, all’esterno dell’abitazione, mancano il laboratorio del pane, con tutte le sue attrezzature, portoncini, la macchina agricola “fresa”, un cancello antico, le porte d’ alluminio con rete, ferro 0,12 10quintali, tavole legno, spina quadro motore pozzo, bandiera in ferro, rete zingata 30 mt, vasi e fioriere.
I Pacetto hanno denunciato la mancata disponibilità del custode giudiziario rispetto alle loro istanze: prelevare dall’immobile gli indumenti.
Secondo il quadro delineato da Roberta, con la “NOTIFICA 1 Settembre 2015 “ si è stabilito che entro un mese si doveva sgomberare l’immobile. In 30 giorni ai quattro componenti il nucleo familiare è stata data la possibilità di entrare in casa solo una volta: <<Giorno 4 settembre 2015 per un totale di 90 minuti>>. Roberta si è chiesta come si può mai pensare di sgomberare un immobile di 250 mq in un’ora e mezza? Nello stesso giorno, il 4 settembre, cinque minuti prima dell’appuntamento con il custode giudiziario, la famiglia ha appreso che non c’è la pattuglia disponibile e quindi non si è potuto effettuare l’accesso. <<Sempre nella stessa telefonata mi dice che nei giorni a seguire ci saremmo sentiti per concordare l’accesso che non si è verificato>>, ha confidato ancora Roberta.
Lei non chiede i beni materiali ma solo giustizia.
Viviana Sammito












