Blocco dei Tir, la Sicilia si spacca | Richichi: “Per noi il caro carburante è un terremoto” | Box mercati e scaffali supermercati vuoti
- 21 Ottobre 2026 - 20:17
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Il dialogo di ieri con il Ministro Salvini ha prodotto un primo risultato, ma non ha chiuso la vertenza. Dopo il vertice con il Comitato Trasportatori Siciliani, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha chiesto la rimozione immediata di tutti i presidi ancora attivi. Il Cts ha risposto con la revoca del fermo regionale e nazionale, definendolo un “segnale di apertura al Governo”.
Ma sul caro gasolio le associazioni siciliane si sono divise. L’Aias, l’Associazione Imprese Autotrasportatori Siciliani guidata da Giuseppe Richichi, ha scelto di proseguire a oltranza, numerosi mezzi restano in presidio a Misterbianco, Tremestieri e ai caselli di San Gregorio.
Sale la tensione a Catania. Salvatore Bella, coordinatore del Comitato Trasportatori Siciliani, ha lanciato un appello al prefetto e al questore per un intervento immediato nei due punti caldi della città: il casello di San Gregorio e l’area portuale, dove polizia e Guardia di Finanza hanno già verbalizzato alcuni camionisti.
“Le minacce e le violenze messe in atto da Richichi e da una piccola parte dei padroncini non ci appartengono – attacca Bella -. Siamo consapevoli del dramma del caro gasolio, ma non si risolve tagliando le gomme o minacciando i colleghi per costringerli a fermarsi con la forza. Chiediamo tutela: noi vogliamo lavorare”.
Il Cts parla di una quasi totalità di associati che vuole riprendere regolarmente. “La libertà di circolazione e il diritto al lavoro sono impediti da gravissimi episodi – denuncia il Comitato -. Decine di autotrasportatori sono di fatto bloccati e subiscono minacce dirette da parte di un gruppo facente capo a Richichi”.
Immediata la replica del presidente Aias nel corso della riunione all’Interporto di Catania. “Ma quali violenze? Le uniche violenze – dice Richichi – sono quelle che subisce la povera gente che sciopera per il caro gasolio. Semmai le subiamo noi che non portiamo nulla a casa. Ieri a Milano sono stati sganciati solo i soldi per il ‘mare bonus’ e si sapeva. Tutti gli autotrasportatori siciliani hanno fatto i blocchi e quelli dell’intermodalità si sono presi i soldi senza fare niente. Abbiamo deciso all’unanimità di continuare a oltranza – ha concluso -. Non cambia nulla finché da Roma non si concretizza quanto chiediamo. Quando in Emilia ci fu l’alluvione o i vari terremoti, i soldi li hanno messi subito. Per noi il caro carburante è un terremoto. Non ci interessa da dove li prendono, ma i soldi per l’emergenza Sicilia ci vogliono”.
Cinque giorni senza consegne si vedono: scaffali vuoti di ortofrutta, carne, formaggi, salumi, latticini e surgelati nella grande distribuzione siciliana. I direttori dei punti vendita sperano in un ritorno alla normalità in 24-48 ore dopo la revoca del Cts.
Fermi i mercati ortofrutticoli di Vittoria, Santa Croce Camerina e Donnalucata. Box vuoti, agricoltori che raccolgono ma non possono vendere, prodotto destinato al macero.
Sul fronte ordine pubblico, il Viminale fa sapere di aver identificato finora 1.339 persone, con 71 denunce e 242 sanzioni amministrative per rimuovere i presidi.
Duro il ministro Adolfo Urso al question time: “Impedire il passaggio dei soli camion, lasciando transitare le auto, configura comunque un blocco stradale, con conseguenze penali anche detentive. Le misure di ieri sono state giudicate favorevolmente dalle associazioni e ogni protesta è stata sospesa. Rimangono presidi sporadici, di cui le stesse associazioni hanno chiesto ufficialmente la rimozione”.
Cosa prevede l’accordo? Un impegno immediato da 480 milioni, con l’obiettivo di superare il miliardo e trovare altri 100-150 milioni di risorse aggiuntive. Il 27 ottobre nuovo tavolo al Mit per la “fase 2”.
Le sigle nazionali – Unatras, Fai, Anita, Confartigianato Trasporti, Assotir, Fiap, Cna Fita, Sna Casartigiani, Fedit, Confcooperative Lavoro e Servizi, Legacoop – parlano di “impegni positivi”, ma restano in vigilanza “affinché si trasformino immediatamente in provvedimenti concreti”.













