Il fondatore dei Nomadi, Beppe Carletti (80 anni), si è raccontato ieri sera davanti al pubblico sciclitano: dagli inizi con la fisarmonica al ricordo di Augusto Daolio, fino alle stoccate sulla musica di oggi: oltre 60 anni di Nomadi tra musica, memoria e impegno.

Una serata di racconti, musica e verità, al MACC, ieri sera è stato il turno del musicista Beppe Carletti, tastierista, fondatore e anima dei Nomadi dal 1963. Un incontro intimo, dove Carletti si è raccontato come non sempre fa nelle interviste. E lo ha fatto a modo suo, diretto, senza filtri, intervistato da Caterina Gurrieri.

“Non mi piacciono le canzoni che scrivono oggi”, ha detto. “L’autotune a Sanremo è un reato. Anche i nomi d’arte che si scelgono gli artisti non mi piacciono, ad esempio … Ernia”.

Una critica al sistema più che alle persone, per chi ha sempre difeso la canzone come parola, messaggio, contenuto.

Tra i brani eseguiti durante l’evento, “Io Vagabondo” e “Un giorno insieme”, canzoni senza tempo, interpretate da Paolo Li Rosi (che è anche direttore artistico del Macc Music Festival), accompagnato al pianofote da Beppe Carletti.

Il racconto si è spostato inevitabilmente sulle canzoni simbolo. “Io Vagabondo è un brano che abbiamo portato nel 1972 a ‘Un disco per l’Estate’, arrivò bassa in classifica. La canzone ha avuto poi una seconda vita grazie a Fiorello che la proponeva sempre nel suo karaoke. Io Vagabondo è una canzone che sembra essere scritta oggi. E’ attualissima, è il brano che rappresenta i Nomadi, la facciamo ad ogni serata, è la canzone che chiude i nostri concerti”, ha spiegato Carletti. Un brano del 1972 che ancora oggi, a più di 50 anni di distanza, parla di libertà e di ricerca interiore.

Altro capitolo, “Un giorno insieme”: “Anche questo brano è stato portato a Un disco per l’estate, è arrivato in finale”. Un successo che ha segnato gli anni d’oro della band.

Carletti ha riavvolto il nastro fino all’infanzia: “Ho cominciato a 9 anni, tamburellavo sempre sul tavolo ovunque. Eravamo una famiglia povera. Dietro invito di una signora, mia mamma mi accompagna da un maestro di una banda che mi chiese cosa volevo suonare. Ho scelto la fisarmonica, e’ stato il mio primo strumento, che ancora mi accompagna sul palco e che è stato l’inizio di tutto. Ho una collezione di fisarmoniche di cui sono gelosissimo.”

Poi ha parlato delle sue esperienze umanitarie. Dalle missioni in Cile ai progetti in Madagascar, dal sostegno ai bambini fino al concerto per il Tibet, Carletti ha ricordato come i Nomadi abbiano sempre messo la musica al servizio degli altri. Un impegno che gli è valso anche il titolo di Cavaliere della Repubblica.

Ha raccontato del suo rapporto con Francesco Guccini, che ha scritto tanti capolavori portati al successo dai Nomadi.

Il momento più emozionante è stato il ricordo di Augusto Daolio, voce storica dei Nomadi, scomparso il 7 ottobre del 1992.

“Quando è morto Augusto volevo fermarmi. Con Augusto è stata un’avventura bellissima. Eravamo profondi amici”, ha confessato con voce quasi rotta. Poi la decisione più difficile: continuare. “Ho scelto di continuare con 2 cantanti, Danilo Sacco e Francesco Gualerzi. Francesco nel ’98 ha deciso di lasciare e con me è rimasto Danilo fino al 2012. Poi anche lui ha deciso di intraprendere un’altra avventura”.

I Nomadi sono il gruppo più longevo d’Italia e secondi al Mondo per longevità. Dopo Danilo Sacco è arrivato Cristiano Turato e oggi Yuri Cilloni: una storia che va avanti perché, come dice Beppe Carletti: “i Nomadi non sono solo una band, sono un’idea”.

Al MACC, tra applausi e qualche coro spontaneo durante i brani eseguiti, Scicli ha incontrato non solo un musicista, ma un pezzo di storia della musica italiana. Che non ha intenzione di fermarsi: “Più passano gli anni e più mi diverto a salire sul palco”, ha detto.

A fine evento il noto Artista si è intrattenuto con il pubblico, tra selfie e foto di gruppo, qualcuno si è fatto autografare i vecchi vinili e c’è chi gli ha stretto la mano dicendogli: “Come sempre, sempre Nomadi!”