Il gruppo consiliare Prendiamoci Cura ufficializza il proprio passaggio all’opposizione. A comunicarlo in Aula, nel corso della seduta dell’ultima seduta del Consiglio Comunale, è stata la Consigliera Neva Guccione, che ha motivato la scelta come una decisione “politica”, maturata dopo settimane di riflessione e non dettata da risentimento o da ragioni personali.

«Oggi non ci riconosciamo più in questa maggioranza – ha dichiarato Guccione – e non possiamo più sostenerne il progetto e, soprattutto, la direzione politica».

Il gruppo ha scelto di mantenere il nome Prendiamoci Cura, ritenendo che rappresenti l’impegno assunto con gli elettori. «Prendiamoci Cura era la lista della Sindaca, una squadra che all’inizio di questa esperienza contava sei consiglieri comunali e quattro assessori. Oggi di quella squadra è rimasto praticamente nulla. Quando un progetto politico perde, uno dopo l’altro, quasi tutti coloro che lo hanno costruito – ha affermato la capogruppo – bisognerebbe avere il coraggio di fermarsi e chiedersi che cosa sia successo».

“La verifica politica? Abbiamo visto quella sulle poltrone”

Il passaggio più critico dell’intervento ha riguardato la cosiddetta “verifica politica” che ha accompagnato per mesi la crisi della maggioranza. «Non abbiamo visto una verifica sui programmi, sugli obiettivi raggiunti, sul dissesto finanziario, sulle opere pubbliche, sui servizi, sulle imprese, sui giovani e sulle famiglie. Non abbiamo visto una discussione vera sul futuro di Modica. Abbiamo visto, invece, una verifica sulle poltrone: chi doveva entrare, chi doveva uscire, chi doveva essere accontentato e chi doveva essere sacrificato».

Secondo Guccione, l’esito della verifica dimostrerebbe che l’obiettivo non sarebbe stato quello di rilanciare l’attività amministrativa.

«Una verifica politica che ha di fatto bloccato l’attività amministrativa per mesi. La città ne aveva davvero bisogno quando ci sono opere pubbliche da terminare e quando c’è un bilancio da presentare? Evidentemente non era il momento di discutere di programmi, opere e servizi. Bisognava fare spazio. Creare le condizioni per mettere in discussione gli equilibri esistenti, creare il problema e poi, magari, presentarsi come la soluzione al problema».

Guccione ha quindi criticato il livello del confronto politico raggiunto nelle ultime settimane: «Siamo arrivati a discutere di equilibri politici e appartenenze, dimenticandoci completamente dei bisogni della città. Quanto è lontano tutto questo dalla politica che avevamo promesso ai cittadini».

Il riconoscimento a Drago e Antoci: “Prima delle poltrone viene la dignità”

Un passaggio particolare è stato dedicato ai due assessori espressione del gruppo Prendiamoci Cura, Antonio Drago e Tino Antoci, che hanno lasciato l’Amministrazione.

«Sono orgogliosa che siano stati i due assessori espressione del nostro gruppo politico a lasciare questa Amministrazione – ha detto Guccione – perché hanno dimostrato che esiste ancora una cosa che viene prima delle poltrone: la dignità».

Per la Consigliera, la scelta dei due assessori rappresenta la dimostrazione concreta di un modo diverso di intendere l’impegno politico: «Hanno scelto di lasciare un incarico piuttosto che accettare condizioni politiche nelle quali non si riconoscevano. Hanno scelto la coerenza. Un incarico si può perdere, ma la propria dignità politica non si può mettere in vendita».

Guccione ha quindi riferito in Aula di alcune proposte che, durante la fase di trattativa politica, avrebbero potuto coinvolgere anche il gruppo, ma a determinate condizioni.

«Se la condizione per costruire una nuova maggioranza era eliminare una persona, allora il problema non era costruire qualcosa di nuovo per Modica. Il problema era eliminare qualcuno». Le domande a centrodestra, FdI, MPA e Democrazia Cristiana. Il gruppo ha quindi posto pubblicamente alcuni interrogativi sulla nuova composizione politica dell’Amministrazione.

«Se davvero il progetto politico era quello di allargare e rafforzare il centrodestra, dove sono Fratelli d’Italia e l’MPA? E soprattutto, dov’è la Democrazia Cristiana?». Una domanda specifica è stata rivolta alla Democrazia Cristiana: «Se dispone di undici consiglieri comunali e ritiene conclusa questa esperienza amministrativa, se ritiene che questa Amministrazione abbia fallito, perché non ha mai presentato una mozione di sfiducia?».

E ancora: «C’è forse un accordo, di cui non siamo a conoscenza, che mette d’accordo una parte di questa opposizione con la maggioranza che rimane?». «Sono domande – ha aggiunto Guccione – che non ci poniamo soltanto noi, ma che fuori da quest’Aula si stanno ponendo tanti cittadini. E noi, oggi, non abbiamo più risposte».

“Saremo opposizione seria, responsabile e libera”

Il passaggio all’opposizione, ha chiarito l-avvocata, non sarà pregiudiziale.

«Saremo un’opposizione seria, responsabile e libera. Mai pregiudiziale. Sosterremo ogni provvedimento che riterremo utile alla città, indipendentemente da chi lo proporrà, e continueremo a contrastare con la stessa determinazione tutto ciò che riterremo contrario all’interesse dei modicani».

Una scelta che, secondo Guccione, nasce dalla volontà di esercitare fino in fondo il mandato ricevuto dagli elettori: «In questi giorni abbiamo persino valutato l’ipotesi di dimetterci da consigliere comunale. Abbiamo provato amarezza e anche imbarazzo, perché pensiamo che Modica meriti di più. Ma abbiamo scelto di restare, non per difendere una poltrona, se così fosse oggi saremmo ancora sedute in maggioranza».

La provocazione: “Se davvero abbiamo fallito, dimettiamoci tutti”.

Il momento più politico dell’intervento è arrivato con la proposta rivolta all’intero Consiglio Comunale.

«Per mesi si è parlato di verifiche politiche. Facciamo noi una verifica politica reale. Tutti insieme. Facciamo noi l’unica verifica politica che riteniamo giusta e vera: quella dei cittadini».

La proposta è stata quindi esplicitata senza mezzi termini: «Se davvero ritenete che questa Amministrazione abbia fallito, dimostratelo. Se davvero ritenete che questa esperienza sia arrivata al capolinea, dimostratelo. Se davvero l’unico interesse che ci muove è quello di Modica, dimostriamolo tutti insieme: DIMETTIAMOCI TUTTI».

Una proposta rivolta a maggioranza, opposizione, Amministrazione e all’intero Consiglio Comunale.

«Restituiamo la parola ai cittadini. Perché se non ci sono accordi costruiti nelle stanze, se non ci sono intese sottobanco, se non ci sono interessi personali da difendere, allora nessuno dovrebbe avere paura del giudizio dei modicani».

Guccione ha poi allargato la responsabilità politica all’intero Consiglio: «È troppo facile cercare un solo colpevole. La verità è molto più scomoda: abbiamo fallito tutti. Ha fallito la maggioranza, ha fallito l’opposizione, ha fallito l’Amministrazione, ha fallito nel suo complesso il Consiglio Comunale. Nessuno escluso».

“Modica è davanti a un bivio”

La conclusione dell’intervento ha assunto un carattere più ampio, indicando nella crisi politica attuale un bivio per l’intera politica modicana.

«Da una parte c’è la strada degli accordi costruiti tra pochi, degli equilibri di palazzo, delle trattative infinite, delle maggioranze che cambiano senza che i cittadini possano dire una parola. Dall’altra c’è una strada più difficile: tornare a parlare con la città».

Per Prendiamoci Cura, la politica deve tornare nelle piazze, nelle case, nelle strade e tra la gente.

«La politica non nasce nei palazzi. La politica nasce tra le persone. E nasce soprattutto quando si ha il coraggio di mettere il proprio futuro nelle mani di chi ci ha dato fiducia».

Guccione ha quindi rivendicato la scelta del gruppo: «Noi oggi scegliamo questa strada, qualunque sia il prezzo da pagare».

E ha affidato alla credibilità il senso ultimo della scelta compiuta:

«Le cariche passano. Passano le maggioranze. Passano le opposizioni. Passano gli assessori. Passano i consiglieri. Ma c’è una cosa che resta: la credibilità».

La Consigliera ha concluso con un messaggio rivolto all’intera città:

«Noi preferiamo rinunciare a una poltrona piuttosto che perdere la libertà di poter guardare ogni cittadino negli occhi, a testa alta».

E infine la domanda destinata a chiudere il confronto politico:

«Vogliamo continuare a decidere il futuro di Modica tra pochi oppure vogliamo restituire ai modicani il diritto di scegliere il proprio futuro? Noi abbiamo dato la nostra risposta».