Migranti, insulti via social all’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice | La solidarietà dei Vescovi siciliani
- 25 Febbraio 2026 - 7:01
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Bufera social sull’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice (Ispica, 12 ottobre 1962), che in occasione della preghiera interconfessionale nel mare di Trapani, per il migliaio di dispersi durante il ciclone Harry, aveva richiamato alla responsabilità del soccorso e dell’accoglienza, accusando le scelte politiche di Europa e Italia. Ne è scaturita una onda di reazioni sui profili social, di irrisione e violenti insulti che hanno voluto colpire il prelato da sempre sensibile ai temi dei migranti, del dialogo interculturale e delle periferie, sotto scorta da anni anche per le sue posizioni contro la criminalità organizzata.
A sostegno dell’arcivescovo di Palermo, Teresa Piccione, vicepresidente del Consiglio comunale di Palermo: “Esprimo piena solidarietà nei confronti dell’arcivescovo di Palermo – dichiara Piccione – oggetto di attacchi violenti sui social nonché apprezzamento e condivisione delle parole di profonda umanità e di denuncia civile che monsignor Corrado Lorefice ci ha consegnato nella sua lettera aperta (alla ong Mediterranea saving Humans NdR) sui naufragi invisibili, testimone ancora una volta di una Chiesa vicina agli ultimi e ai più fragili e nascosti”.
Anche un pezzo consistente dell’associazionismo sociale e della cultura a fianco di Mons. Lorefice, in un messaggio diffuso da esponenti di diverse realtà come l’Arci e attive nelle periferie, e da docenti universitari come Alessandra Sciurba, associata di Filosofia del diritto nell’ateneo di Palermo, dove coordina la Clinica legale Migrazioni e diritti, si afferma: “A lui vogliamo esprimere profonda riconoscenza per le parole pronunciate sulle morti nel Mediterraneo, nei giorni in cui quel mare restituisce alcuni tra i poveri corpi delle mille persone annegate durante l’uragano Harry. Perché quel mare non ha colpa per la loro morte, e don Corrado, ancora una volta, nel silenzio delle istituzioni laiche, non ha esitato, come già aveva fatto Papa Francesco, a nominare forte e chiaro le responsabilità delle politiche che invece l’hanno direttamente provocata, chiudendo ogni possibilità di partire legalmente dai paesi di origine e quindi favorendo come unica alternativa quei trafficanti che pure i governanti dicono di voler combattere”.
Il vescovo si è posto, “ancora una volta”, dalla parte di chi, invece, “le vite le protegge e prova a salvarle. E se non invertiamo la rotta, il futuro che ci aspetta, riflesso anche nei commenti intrisi di odio e ignoranza seguiti sui social alle dichiarazioni di don Corrado, dovrebbe spaventarci tutti. Crediamo che da Palermo possa levarsi un sussulto di dignità e consapevolezza che arrivi lontano, che dal Mediterraneo raggiunga tutti quelli che ancora credono in un altro mondo possibile”.
La solidarietà dei Vescovi Siciliani
I Vescovi siciliani esprimono vicinanza all’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice. Lo fanno tramite il presidente della Conferenza episcopale siciliana (Cesi) e vescovo di Acireale, monsignor Antonino Raspanti: “Esprimo piena e convinta solidarietà al confratello, monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo e delegato dei vescovi di Sicilia per le migrazioni, raggiunto da attacchi verbali e insulti a motivo delle sue recenti parole, cariche di sofferenza, per le vittime del Canale di Sicilia e per le ‘martoriate acque del Mare Nostro'”.
Lorefice, dopo i circa mille migranti dispersi per il ciclone Harry, ha parlato di “ennesima strage consumatasi nel più assoluto silenzio gridato da precise scelte politiche”. Una posizione che ha scatenato una valanga di insulti sui social. “Da custode del Vangelo monsignor Lorefice – sottolinea il presidente della Cesi, Raspanti – ha difeso il valore dell’umanità in quanto tale, la dignità di ogni persona umana, con i suoi fondamentali diritti, per altro sanciti e riconosciuti dagli organismi internazionali”.
Per i vescovi siciliani gli attacchi sono ingiusti “e lontani dallo spirito cristiano”, oltre che “incompatibili con uno stile di rispetto delle opinioni”. La nota della Cesi sposa parola per parola le affermazioni di monsignor Lorefice. “Se restassimo indifferenti davanti a tragedie e stragi come quelle richiamate da don Corrado – osserva Raspanti – se ignorassimo che il silenzio e l’indifferenza di molti significa acquiescenza fino alla complicità, avremmo ascoltato la nostra coscienza o l’avremmo messa a tacere?”.
Il documento della Cesi finisce con un impegno, quello “a non far cadere nel silenzio il grido di chi cerca vita, pace e libertà”.













