Ci sarebbe stato ieri un colloquio telefonico ad alta tensione tra il leader di Forza Italia Antonio Tajani e il presidente della Regione siciliana Renato Schifani. A riportare quanto accaduto ieri, l’ANSA.

Il nodo sarebbe la ricandidatura di Schifani alle regionali del 2027: il presidente la dà per scontata mentre a Roma sarebbero aumentati i dubbi sul bis.

L’annuncio di una riflessione in corso e di comunicazioni a breve da parte del governatore al quale non sono piaciute le dichiarazioni del commissario del partito siciliano Nino Minardo sulla necessità di un rinnovamento politico dopo l’ennesimo caso giudiziario, sta alzando i toni nel Partito.

A caldo il governatore della Sicilia Renato Schifani ieri aveva smentito le voci di dimissioni circolate nel pomeriggio dopo quanto era filtrato durante la riunione convocata dal commissario di Forza Italia in Sicilia Nino Minardo con i segretari provinciali del partito: “Occorre una proposta politica completamente nuova nell’Isola”.

A distanza di 24 ore però, il presidente della Regione ha aperto uno scenario pieno di incognite: “Prendo atto delle dichiarazioni dell’onorevole Minardo. In queste ore sto valutando, con senso di responsabilità, le decisioni da assumere, che comunicherò a breve”, ha detto Schifani.

Ad infiammare il clima dentro Forza Italia è stato l’ennesimo caso giudiziario nella maggioranza di centrodestra.

A essere coinvolto questa volta è stato Gaetano Armao per il quale la Procura ha chiesto l’arresto per corruzione contestandogli di avere preso mazzette quando era a capo della Commissione tecnica specialistica (Cts) per le autorizzazioni ambientali della Regione siciliana su eolico e fotovoltaico, mandato che era scaduto all’inizio di agosto. Armao, che aveva un ufficio anche nel Palazzo della presidenza che è stato perquisito, si è subito dimesso da consigliere giuridico del governatore. Nel quartier generale romano, secondo quanto si apprende, non è piaciuta la reazione di Schifani alla richiesta di arresto: “Per quanto riguarda l’inchiesta su Armao mi rifaccio alle parole del procuratore de Lucia: vale la presunzione di non colpevolezza, ci saranno delle indagini, ma nulla a che fare con l’attività del governo regionale”.

Intanto la commissione regionale Antimafia, presieduta dal deputato regionale del Pd Antonello Cracolici, ieri mattina ha annunciato che avvierà un’indagine conoscitiva sui recenti episodi di natura corruttiva emersi nell’ambito dell’amministrazione regionale. E il primo a essere ascoltato in audizione sarà il presidente Schifani.

Vicino a Totò Cuffaro alla fine degli anni ’90 tanto da essere stato proposto come candidato a sindaco di Palermo, l’avvocato Armao è tra i protagonisti della politica siciliana degli ultimi 30 anni. E’ stato assessore all’Economia nel governo di Raffaele Lombardo, poi nel 2017 Silvio Berlusconi, dopo averlo incontrato ad Arcore, lo candidò alla presidenza della Regione salvo poi ritirare la candidatura dopo l’accordo trovato con Nello Musumeci che vinse le elezioni con Armao che fu nominato, ancora una volta, alla guida dell’assessorato all’Economia. Dopo la brevissima parentesi con Carlo Calenda che lo candidò a governatore quattro anni fa con Azione, Armao è tornato tra le fila del centrodestra.