Chiaramonte Gulfi – Il Sindaco: “Bloccare il genocidio a Gaza, io inizio lo sciopero della fame”
- 25 Maggio 2025 - 14:39
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Il sindaco di Chiaramonte Gulfi, Mario Cutello, ha annunciato stamattina di voler avviare una protesta, lo sciopero della fame, per sensibilizzare tutte le Istituzioni ad intervenire per bloccare il genocidio a Gaza.
Stamattina dal Santuario della Madonna di Gulfi parte il cammino della Pace per arrivare in un altro luogo di pace, la Pagoda della Pace di Comiso.
Domani inizierò lo sciopero della fame.
Non si può rimanere inermi, si deve bloccare il genocidio a Gaza senza se e senza ma.
C’è bisogno di esempi positivi .
Buona Pace a Tutti
Così qualche ora fa il Sindaco, su FB.
Ieri pomeriggio, anche Giovanni Giannone, all’interno della trasmissione radiofonica “Si che si va”, in onda su RTM, aveva invitato tutti i rappresentanti Istituzionali a fare qualcosa, ad intervenire e anche in fretta per far arrivare il cibo a Gaza, dove i bambini stanno morendo di fame. Inaccettabile tutto ciò nel 2025.
La guerra e il blocco totale imposto dalle autorità israeliane che impedisce l’ingresso di aiuti e beni essenziali, senza un’azione urgente per porre fine all’assedio e permettere l’ingresso di cibo e medicine, mette a rischio di morire di fame un milione di bambini.
Non si contano più le segnalazioni di famiglie di Gaza che hanno adottato misure disperate per riuscire a sopravvivere, come mangiare cibo per animali, farina scaduta e farina mescolata con sabbia.
La fame come arma di guerra è severamente vietata dal diritto internazionale ed è codificata come crimine di guerra, così come la negazione dell’assistenza umanitaria è una violazione del diritto internazionale umanitario.
“Lo sblocco degli aiuti con l’ingresso di 100 camion, mentre ne servirebbero oltre 600 al giorno per rispondere ai bisogni della popolazione, è una goccia nell’oceano, completamente insufficiente”. Lo ha dichiarato stamattina Martina Marchiò, responsabile medica di Medici Senza Frontiere.
“Nelle ultime due settimane sono aumentati i casi di malnutrizione, aumentati del 32%. Noi aiutiamo come possiamo bambini, donne in gravidanze e allattamento. Le persone non vedono riconosciuti neanche i loro bisogni di base: cibo e acqua per cominciare. Noi facciamo la distribuzione di acqua nella Striscia ma ce ne vorrebbe molta di più. Le persone arrivano nelle nostre cliniche, piangono e ci dicono che non mangiano da tre giorni. I prodotti scompaiono dai banchi del mercato, i prezzi lievitano, le persone non riescono a comprarli. I forni e le cucine comunitarie sono chiusi da settimane perché non c’è più farina, non c’è più niente”.













