Video postati sui social da chef e ristoratori, mostrano pesce ancora vivo: trasparenza o crudelta? Una pratica discutibile!
- 5 Luglio 2025 - 12:34
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Negli ultimi anni, sono cresciuti i ristoranti che adottano pratiche innovative e talvolta controverse per differenziarsi e sorprendere i clienti. Una di queste consiste nel mostrare sui social video di pesci appena pescati (semivivi), prima di procedere alla loro preparazione. Questa tendenza può sembrare un gesto di trasparenza e rispetto per la materia prima, ma al tempo stesso solleva dubbi etici e di benessere animale.
Alcuni ristoranti ritengono che mostrare il pesce appena pescato e consegnato nel locale permetta ai clienti di apprezzare la freschezza e di condividere un’esperienza più autentica e diretta con la provenienza del cibo. Questo approccio può contribuire a creare un legame più forte tra commensali e chef, riducendo il distacco tra produzione e consumo.
Tuttavia, molti critici vedono questa pratica come una forma di spettacolarizzazione che si dovrebbe invece evitare. Video distribuiti sui social che mostrano gli animali in agonia, mentre stanno per trascorrere gli ultimi secondi di vita. E nel video lo chef dice: “Guardatelo è ancora vivo! Si muove!”. Sono certamente immagini che disturbano anche i più duri di cuore.
Un’opinione condivisa da molti esperti di gastronomia e benessere animale è che il focus dovrebbe essere sui piatti, sui sapori e sulle tecniche di preparazione, piuttosto che sul mostrare gli animali o i pesci ancora in vita o appena pescati. Questo approccio permette di rispettare la sensibilità di tutti e di valorizzare il gusto e la creatività culinaria, piuttosto che il senso di shock visivo.
Inoltre, considerando le crescenti preoccupazioni sullo sfruttamento e il benessere animale, molti ristoranti preferiscono adottare pratiche più etiche, come la descrizione dettagliata delle tecniche di pesca sostenibile o l’uso di prodotti certificati e responsabili. La trasparenza può essere mantenuta senza mostrare gli animali appena uccisi, puntando invece sulla qualità, la provenienza e l’impegno etico.













