Da La Sicilia del 28 gennaio

di Carmelo Riccotti La Rocca




O la piattaforma per il trattamento di rifiuti pericolosi da 200 mila tonnellate o la permanenza nella lista dei beni patrimonio dell’umanità. L’una esclude l’altra. A sostenerlo Fabio Granata, riconosciuto come il primo promotore per l’inseremento nell’Unesco dei Comuni del Val di Noto.

Granata ha preso parte all’assemblea cittadina che si è tenuta venerdì pomeriggio a Scicli per volontà di Legambiente e dell comitato cittadino per la tutela della salute e dell’ambiente al fine di tenere alta la guarda sulla possibilità dell’ampliamento della piattaforma Acif autorizzato dalla Regione siciliana. A dimostrare che l’attenzione della comunità sciclitana sulla problematica è alta è stata la presenza massiccia di cittadini che hanno gremito in ogni posto e anche oltre il Cinema Italia.

Gli organizzatori hanno sin dall’inizio raccontato tutto l’iter che ha portato al rilascio di Via ed Aia da parte della regione non mancando di evidenziare gli aspetti ritenuti ancora oscuri. “Nel 2011- si legge in una nota letta a quattro voci dai relatori- la ditta Acif è stata autorizzata dall’Ufficio comunale Suap , ancora una volta non a trattare, ma recuperare e a mettere in riserva materiali pericolosi, e ciò contro il parere decisamente negativo, espresso per ben due volte dall’Ufficio tecnico comunale. Infatti, si trattava di una attività tassativamente vietata dal Prg  di Scicli. Il Suap, che è soltanto un ufficio di coordinamento, di fronte ad un parere negativo, anche di un solo Ufficio, non poteva concedere l’autorizzazione”.

Ma il culmine, secondo Legambiente e il Comitato cittadino si è toccato sempre nello stesso anno con una autorizzazione rilasciata dalla Provincia di Ragusa. “L’ Acif- è stato detto durante l’assemblea- ha invitato alla Provincia una comunicazione dove, in oggetto, si legge “rifiuti non pericolosi”. Riceverà indietro una autorizzazione per rifiuti pericolosi. Il funzionario provinciale ha concesso l’autorizzazione, scrivendo che le operazioni con i rifiuti pericolosi non contrastano con il Prg di Scicli, mentre è vero esattamente il contrario”.

Da qui, quindi, parte un iter ritenuto viziato che continua, sempre secondo il Comitato, a non tenere conto di passaggi e pareri ritenuti invece fondamentali. Nel mirino dei detrattori del progetto Acif anche le conferenze di servizio tenute presso gli uffici della regione, considerate frettolose e prive di attori che, invece, sarebbero stati indispensabili da un punto di vista formale e non solo.

“Alcuni enti- hanno detto i relatori- non furono mai presenti, altri furono invitati, ma solo dopo le prime sedute. Altri non furono mai invitati, come la Sovrintendenza e le Ferrovie. Il Genio Civile, curiosamente, non si espresse mai sullo sversamento delle acque dello stabilimento nel torrente Modica Scicli, come invece avrebbe dovuto obbligatoriamente fare. I partecipanti non hanno mai superato il numero di 3 su 10 e uno di questi era l’ACIF, presente con presenza consultiva. Nella conferenza di chiusura i presenti erano addirittura solo 2, Acif compresa. L’Arpa, organo tecnico supremo per il controllo e il monitoraggio degli impianti potenzialmente inquinanti, non approvò la Valutazione di Impatto Ambientale, ma fu scritto il contrario, ovvero che l’aveva approvata”. Tutti i relatori, tra i quali anche il pentastellato Giampiero Trizzino, il deputato Giorgio Assenza, il direttore nazionale di Legambiente Stefano Ciafani e tanti altri intervenuti nel corso dell’assemblea, convengono sul fatto che l’iter contenga dei passaggi non troppo trasparenti.

A mettere benzina sul fuoco è stato anche il sindaco Enzo Giannone che ha sostenuto di aver trovato in passato alla regione, sul tema Acif, un clima ostile e teso e che la sua speranza, non proprio confortata, è che adesso il presidente della Regione possa invertire questa tendenza. Fabio Granata si è detto sicuro della sensibilità del neo governatore Musumeci verso la problematica ed ha inviato Giorgio Assenza a farsi portavoce presso l’amministrazione regionale della volontà popolare e politica che, a più riprese, ha ribadito un no secco alla piattaforma.