Divieto di ritornare nel Comune di Ragusa per due truffatori. La misura fa discutere. Basta spostarsi di pochi km per tornare a raggirare?
- 29 Agosto 2026 - 10:54
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La Polizia di Stato, su segnalazione del Comando Provinciale dei Carabinieri di Ragusa, ha adottato la misura di prevenzione del Foglio di via obbligatorio nei confronti di due coniugi di 55 e 51, con precedenti specifici e specializzati nella truffa del “Finto carabiniere”.
Il divieto di fare ritorno nel Comune di Ragusa si è reso indispensabile dopo che la coppia di truffatori, già gravata da specifici precedenti di polizia, era riuscita a raggirare due coniugi residenti a Ragusa, fingendosi appartenenti all’Arma.
Questa misura s’inserisce nel quadro dell’incessante attività di contrasto al fenomeno delle truffe ai danni delle fasce deboli, in particolare degli anziani. I controlli e le attività di prevenzione da parte delle Forze di Polizia restano intensificati e proseguono senza sosta anche in questo periodo di vacanze estive, momento in cui i soggetti vulnerabili rimangono più spesso isolati e maggiormente esposti ai raggiri.
Rimane comunque una misura che fa discutere: basta spostarsi di 20 km per ricominciare?
Hanno truffato due anziani sono stati presi, denunciati e… allontanati. Niente carcere. Niente arresto. Solo un biglietto di sola andata fuori da Ragusa.
La legge è stata applicata. Correttamente. Ma è qui che nasce la domanda, e adesso?
Cosa impedisce a questi due signori, già noti alle Forze dell’Ordine, professionisti della truffa, di svegliarsi domani mattina a Modica, a Vittoria, a Scicli, a Comiso o a Messina, Enna, Paternò e ricominciare? Nulla. Assolutamente nulla.
Il foglio di via obbligatorio con divieto di ritorno, previsto dall’art. 2 del D.Lgs 159/2011, è una misura di prevenzione. Non è una condanna. Dura 3 o 4 anni a seconda dei casi, vieta di tornare solo in quel Comune. È come dire alle zanzare: qui non puoi pungere, vai a pungere nella casa accanto.
E mentre lo Stato sposta il problema di qualche chilometro, le vittime restano. Sono quasi sempre anziani soli, raggirati con la truffa del finto carabiniere, dello specchietto, del finto nipote, del diamante falso, dei falsi operatori di telefonia o tecnici dell’Enel. Persone che perdono i risparmi di una vita e, peggio, la fiducia nel prossimo.
Ci si indigna, giustamente, per l’efficacia della Polizia che interviene, indaga e prende i colpevoli. Ma poi il sistema giudiziario li rimette in strada con un timbro sul foglio: “Non tornare a Ragusa”.
Ma che leggi abbiamo? Abbiamo leggi che tutelano il territorio, non le persone. Che allontanano il pericolo, non lo neutralizzano. Che permettono a chi fa della truffa un mestiere di avere la fedina penale lunga come un elenco telefonico e di essere ancora libero di girare l’Italia in cerca della prossima vittima. “Ragusa da oggi è più sicura”. Gli altri Comuni? Si arrangino.













