Frahorus
FrahorusIl testo di Murakami fissa il periodo di tempo che va dall’estate del 2005 fino all’autunno del 2006. L’autore ci parlerà come un compagno di corsa, svelandoci la sua vita privata, i suoi gusti letterari, come sono nati i suoi primi romanzi, le fatiche e le gioie che gli ha riservato la vita. Ed è bello come ci descrive proprio il suo primo approccio alla scrittura: “Stavo per compiere trent’anni. Ero arrivato a un’età in cui non potevo più definirmi “un giovane”. Così ho concepito il proposito di scrivere dei romanzi – una cosa che non mi era mai passata per la mente prima di allora. […] Era il 1° aprile 1978, verso l’una e mezzo del pomeriggio. Quel giorno, seduto sulla gradinata dello stadio di Jingu, guardavo una partita di baseball bevendo una birra. […] Hilton fece una battuta a terra lungo la linea sinistra del campo – il suono secco della palla contro la mazza risuonò nello stadio – poi a velocità pazzesca girò la prima base e si fermò sulla seconda. Ecco, fu in quel momento che mi colpì il pensiero ‘voglio scrivere un romanzo’. […] Mi recai in una cartoleria di Shinjuku, comprai una risma di fogli e una stilografica da circa mille yen. Un piccolo investimento di capitale. Questo succedeva in primavera, in autunno avevo finito di scrivere un’opera di duecento fogli da quattrocento caratteri. Mi sentivo molto soddisfatto. […] E’ il romanzo che venne poi pubblicato con il titolo Ascolta la canzone nel vento. Ciò che mi interessava era la scrittura in sé, non tanto che il libro vedesse o meno la luce”.

Adesso cito alcune frasi del libro che a me sono molto piaciute: “Ciò che mi interessa è se riesco o meno a raggiungere gli obiettivi che io stesso mi sono prefisso. […] Scrivere un libro è un po’ come correre una maratona, la motivazione in sostanza è della stessa natura: uno stimolo interiore silenzioso e preciso, che non cerca conferma in un giudizio esterno. […] L’essenziale è superare anche di poco il livello raggiunto in precedenza. […] Una persona riesce a costruire la propria personalità e a preservare la propria autonomia proprio perché è differente da tutte le altre. […] Quando faccio qualcosa, qualunque essa sia, se non mi ci dedico anima e corpo non concludo nulla, sono fatto così. […] Bene o male sono arrivato alla laurea, ma non rammento di aver mai trovato, nemmeno una volta, qualche attrattiva nello studio. […] Non si può essere simpatici a tutti, la verità è questa”.