La lotta alla violenza parte da un Uomo che, come tanti, non si dà pace per gli abusi sessuali subiti da una giovane ragazza 31enne di Vittoria la notte del 2 settembre quando è stata anche sequestrata e derubata da Sergio Palumbo, già condannato a due anni e mezzo di reclusione per gli stessi reati consumati in danno di una ragusana. Scontando solo quattro giorni in cella.

Giuseppe Vasile (nella foto), imprenditore vittoriese, ha voluto dimostrare non la solidarietà a parole ma con i fatti, devolvendo parte del ricavato della serata di sabato nella discoteca a Scoglitti, di proprietà della famiglia, il Kamà, all’associazione antiviolenza Donne A Sud.

Perché – ha spiegato –  “In una città che ancora piange  due angioletti e si interroga su come rialzare la testa, è raccapricciante anche solo l’idea che una donna possa trovarsi nella situazione nella quale è stata catapultata la giovane vittoriese che, reduce dalla sua festa di compleanno, si è imbattuta in piena notte in un balordo senza pietà che l’ha sequestrata, violentata e trattata come un oggetto di sua proprietà. Possiamo solo immaginare il suo terrore, lo schifo, il senso di impotenza, la speranza che potesse trattarsi solo di un brutto sogno da scacciare al risveglio. Invece no.”

Giuseppe Vasile ha continuato a chiedersi cosa sarebbe stato giusto fare per le Donne, per le Vittime, per la Società ma anche per chi non ha il coraggio di Denunciare le violenza subite, e allora ha pensato all’importante ruolo sociale di un centro anti violenza che fornisce alle donne supporto legale e psicologico gratuito e ricoverandole in case famiglia ad indirizzo segreto nei casi più gravi. “E’ per questo che ho deciso di devolvere ad uno di essi, quello dell’associazione Donne a Sud – si legge nella nota – che opera a Vittoria nei locali della fondazione Il Buon Samaritano di Don Beniamino Sacco, parte del ricavato della serata in programma sabato al Kamà”.

La lotta contro la violenza non solo inizia da un Uomo, un cittadino, un imprenditore, un marito, un fratello, un figlio e un padre di famiglia ma ha origine in uno dei luoghi maggiormente frequentati dai giovani: la discoteca. Al Kamà infatti,con le operatrici della stessa associazione saranno promosse attività sociali, durante le serate e gli eventi.  “Nella speranza – auspica Vasile– che il nostro possa tornare ad essere un paese per donne e per bambini. Un paese per tutti.”




E noi aggiungiamo che prima di tutto si deve iniziare dalla certezza della pena con una seria modifica del codice penale: se non è la magistratura, se non è la legge a tutelare le vittime e a punire questi balordi, che sono il cancro della società, come si può sperare in un Paese migliore?

Chissà che se Palumbo si fosse fatto due anni interi in una cella isolata, ma sicuramente in carcere, con qualche lavoro forzato, sarebbe tornato sulla strada fingendo di cercare aiuto per violentare una ragazza, minacciandola sotto l’effetto della cocaina.

Intanto un dato è certo: le vittime devono denunciare. La Questura ipotizza che a carico dell’arrestato siano addebitabili altri analoghi episodi ed è per tale ragione che invita le Donne vittime a presentarsi per la denuncia: la posizione di Palumbo si aggraverebbe. Codice penale permettendo.

Viviana Sammito