Si svolgeranno lunedì 22 febbraio, alle ore 16, nella Basilica di San Giovanni Battista, a Vittoria, i funerali di Arturo Di Modica, lo scultore divenuto celebre grazie al suo «Charging Bull», il Toro che carica con i muscoli tesi, gli occhi furenti e le gigantesche corna, diventato un simbolo di Wall Street e della stessa New York, come la Statua della Libertà. La camera ardente nel Chiostro delle Grazie.

Il famoso scultore Arturo Di Modica è morto all’età di 80 anni ieri sera a Vittoria, la sua città natale. Lo scultore divenne celebre proprio per la scultura in bronzo del «Charging Bull», installata nel 1989 di fronte alla borsa di New York, la piazza finanziaria più grande del mondo, e immortalata da milioni di turisti ogni anno.

L’opera è diventata uno dei simboli più noti degli States e uno dei monumenti più visitati della Grande Mela.

<<Era un periodo di crisi – ha raccontato Di Modica in una recentissima intervista realizzata dal giornalista Lucio Luca – la Borsa di New York aveva perso in una notte più del venti per cento e tanta gente era piombata nella depressione più nera. Con qualche amico cominciai a chiedermi cosa potevo fare io per la mia nuova città, New York», dove lo scultore ha vissuto per più di quattro decenni. «Allora mi venne in mente di scolpire un toro, l’immagine della Borsa che cresce: doveva essere uno scherzo, una provocazione. E invece è diventata una cosa maledettamente seria. Mi hanno detto che, dopo la Statua della Libertà, il Charging Bull di Bowling Green, a due passi dal tempio della finanza mondiale, è il monumento più visitato a New York. Ha superato persino l’Empire State Building». Ed è anche tra i monumenti più fotografati della Grande Mela, secondo soltanto alla Statua della Libertà. Un monumento «non concordato» con le autorità, visto che per piazzare il suo Toro da tre tonnellate di bronzo alle porte della più grande Borsa americana, Di Modica mise a punto un vero blitz.




Di Modica aveva vissuto per 45 anni a New York. E prima ancora si era trasferito a Firenze, culla dell’arte e della scultura, ma non aveva dimenticato le sue radici. L’ultimo dono di Arturo Di Modica a Vittoria è stato quello dei «Cavalli dell’Ippari», due mastodontiche sculture che sognava di collocare al fiume Ippari. Nell’ultima intervista è quella rilasciata a Lucio Luca aveva confessato: «Ho completato due cavalli in bronzo da otto metri che si uniscono in un arco. Li ho chiamati Fighting horses, i cavalli che combattono. Si tratta di un prototipo che venderò per finanziare quelli da 40 metri da piazzare sopra il fiume Ippari che costeggia Vittoria, la mia città. È il regalo che voglio lasciare alla mia terra».

In queste ore sono state tante le

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