giovanni ciliaStroncato un traffico di droga internazionale che dalla Colombia giungeva in Italia. Coinvolti tre vittoriesi per i quali la direzione distrettuale antimafia ha emesso tre fermi di indiziato di delitto per spaccio di cocaina. I tre facevano parte di un’organizzazione criminale radicata in tutta Italia, compresa Olanda e America Latina.

Il pluri pregiudicato vittoriese Giovanni Cilia, proprietario di un’azienda florovivaistica al mercato dei Fiori di Vittoria, il figlio Rosario ed il maggiore, Emanuele , quest’ultimo residente a Roma, questa mattina sono stati raggiunti da un decreto di fermo di indiziato di delitto con l’accusa di detenzione di spaccio internazionale di cocaina. I tre sono già stati rinchiusi in carcere. Padre e figlio residenti a Vittoria sono stati prelevati dalle loro abitazioni dai carabinieri del nucleo Investigativo. Il boss della famiglia era il figlio Emanuele che abita nella capitale;  lui attraverso i mezzi: furgoni e tir della famiglia gestiva il traffico degli stupefacenti che dall’Italia arrivava in Olanda. Il trasporto dei fiori era un modo per eludere i controlli ma era altresì un modo per tessere rapporti e contatti in tutto il mondo. La droga, è stato accertato, non veniva spacciata in Sicilia, ma la famiglia Cilia metteva a disposizione i mezzi per fare circolare ad ampio raggio lo stupefacente. I rapporti con i colombiani per lo spaccio, oltre ad Emanuele Cilia, erano gestiti da un’organizzazione criminale radicata in tutta Italia, che aveva contatti tra la Colombia, l’Olanda, la Lombardia, il Lazio e la Campania. I trafficanti di droga erano per lo più calabresi. La DDA ha sgominato il gruppo criminale effettuando blitz in tutta Italia.

Secondo l’indagine di polizia giudiziaria, i fermi di oggi potrebbero contribuire << a gettare nuova luce sull’omicidio, compiuto a Vittoria nel mese di dicembre 2014, del calabrese Michele Brandimarte anch’egli appartenente ad un potente clan della ‘ndrangheta operante nella piana di Gioia Tauro e leader nel traffico internazionale di stupefacenti>>.

 I precedenti

Giovanni Cilia, padre di Rosario ed Emanuele, è soggetto storicamente appartenente al clan “Dominante – Carbonaro” e, per tale motivo, già tratto in arresto nell’ambito dell’operazione “Piazza Pulita” degli anni ’90, che inflisse il primo duro colpo alle organizzazioni mafiose operanti nel vittoriese che, fino ad allora, avevano operato pressoché incontrastate. Già allora Giovanni Cilia, nel corso delle conversazioni intercettate durante le indagini e nelle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, tra cui lo stesso capo clan CARBONARO Bruno, veniva chiamato con l’appellativo di “Il PRESIDENTE”, ad indicare il ruolo di primissimo livello ricoperto fin da quegli anni, quando era già da tempo sospettato di far parte del clan “Dominante – Carbonaro”. In particolare lo stesso, come risultò dalle indagini dell’epoca, era inserito nell’organizzazione con lo specifico compito di dare appoggio ai latitanti sia essi vittoriesi che gelesi della Stidda.

Successivamente, a seguito dei processi seguiti alla maxi operazione, il CILIA Giovanni ha subito una condanna per associazione mafiosa ed estorsione, venendo scarcerato per l’ultima volta nel 2005. All’epoca, inoltre, il CILIA Giovanni venne anche sottoposto alla sorveglianza speciale di p.s. e colpito da misura di prevenzione patrimoniale, per cui gli vennero sequestrati numerosi beni acquistati con i proventi accumulati con le attività illecite svolte al servizio del clan. Da allora lo stesso sembrava aver mantenuto un basso profilo criminale ma, in realtà, come dimostrato dall’operazione odierna, lo stesso ha mantenuto inalterata la sua caratura delinquenziale, evitando però di apparire in prima persona anche in attività economiche che potevano essere oggetto di attenzioni investigative, lasciando che fossero i suoi figli Rosario ed Emanuele, formalmente incensurati, a risultare come imprenditori. Le aziende per il commercio di fiori della famiglia CILIA, però, si sono dimostrate essere soltanto una copertura per occultare ben più lucrosi traffici di stupefacenti, condotti in complicità con le potenti famiglie calabresi, nello specifico quella dei CRUPI, facente parte del potente clan dei COMMISSO, operante nella Locride e che, con le altre ‘ndrine calabresi, detiene praticamente il monopolio nel traffico internazionale di stupefacenti del tipo cocaina che importa, in quantità industriali, dal Sud America, grazie ai legami che è riuscita ad instaurare con i cartelli colombiani che controllano il traffico mondiale di cocaina, per cui chiunque voglia importare stupefacente da quei paesi deve essere sponsorizzato da qualche clan della ‘ndrangheta.

Le indagini hanno dimostrato che la famiglia CRUPI, attraverso la propria ditta “KRUPY s.r.l.”, con sede legale a Roma e base operativa a Latina, che ha assunto una posizione di assoluto rilievo nel commercio florovivaistico tra l’Italia e l’Olanda, trasferiva ingenti somme di danaro in quest’ultimo paese, che venivano utilizzate per l’acquisto di cocaina che veniva abilmente occultata nei camion per il trasporto dei fiori nei viaggi di ritorno. Inoltre è stata accertata anche la ricettazione di circa 260 tonnellate di cioccolata “Lindtt” (valore 7.500.000 euro) sottratta da altri soggetti alla predetta società rivendendola sul territorio nazionale e su quello olandese.

Nel corso dell’intera operazione venivano tratti in arresto in flagranza di reato 3 persone, individuati quali corrieri nel trasporto di stupefacenti, sequestrando circa 17 chili di cocaina, 20 tonnellate della cioccolata ricettata a Latina e 15 sul territorio olandese.

SONY DSCDurante l’esecuzione dei provvedimenti restrittivi, inoltre, sono state seguite anche perquisizioni presso le abitazioni dei CILIA e presso la sede di Vittoria della società MAX FLORA, nel corso delle quali è stata rinvenuta e sequestrata una corposa documentazione, costituita da fatture, documenti di trasporto e ricevute di pagamento, che dimostra pienamente l’esistenza di rapporti commerciali tra le società della famiglia CILIA e quelle della famiglia CRUPI, dietro i quali si nascondevano lucrosi traffici di stupefacenti. A dimostrazione che si trattava di documentazione compromettente vi è la circostanza che la stessa, anziché essere custodita in azienda, come una qualsiasi documentazione di natura commerciale, è stata rinvenuta, invece, in casa di uno degli indagati, addirittura nascosta nel cassettone di un divano. Oltre a documentazione cartacea, nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati diversi computer, che verranno analizzati per verificare se contengono altri documenti importanti per le indagini, e denaro contante per oltre € 15.000 che, verosimilmente, faceva parte delle spedizioni di contante che periodicamente venivano effettuate verso Latina, da dove i CRUPI lo inviavamo alla loro società in Olanda per pagare lo stupefacente che arrivava dal Sud America.

Viviana Sammito