Sconosciute a molti fino a qualche anno fa, la letteratura e la cultura cinese sono entrate nell’ultimo decennio a far parte della sfera di interesse di molti italiani, tanto da aver spinto molti giovani a intraprendere lo studio del mandarino fin dal liceo, scelta impensabile, vista la scarsità dell’offerta formativa, fino a poco meno di dieci anni fa. Per quanto il boom economico della Cina abbia contribuito alla presa di coscienza di quanto cominciare a guardare alla Cina sia importante, è ancora evidente come la conoscenza di questo Paese si limiti a pochi stereotipi e come siano in pochi a conoscere realmente alcuni dei grandi classici della sua letteratura. A cosa si deve questa scarsa conoscenza del mondo cinese e quali sono gli autori da cui partire per avvicinarsi a questo Paese?

Cina: perché è così poco conosciuta?

La Cina è sicuramente un Paese molto distante dall’Italia, non solo dal punto di vista geografico, ma anche culturale. Se la distanza tra i due Paesi è con molta probabilità uno dei motivi per il quale la letteratura e la cultura cinese faticano a penetrare nel nostro territorio, questo non è certo l’unico responsabile. Anche il Giappone, infatti, è un Paese culturalmente molto distante dal nostro, eppure la sua letteratura e molti aspetti della sua cultura sono già da tempo conosciuti e apprezzati all’interno del nostro Paese. Complice il fascino dei manga, la fama indiscussa dei film di animazione di Miyazaki o i romanzi di Murakami e di Banana Yoshimoto, il Giappone sembra essere sfuggito al destino troppo a lungo riservato alla cultura cinese. La conoscenza della letteratura della Cina è troppo spesso limitata al solo ambiente universitario, mentre resta sconosciuta al di fuori delle aule; non mancano poi i problemi derivanti dalla scarsa reperibilità di alcune opere, così come le difficoltà che possono sorgere nel leggere romanzi calati in un contesto storico di cui si conosce poco e nulla.

Se la letteratura cinese resta sconosciuta ai più, è anche evidente come negli ultimi anni il nostro Paese si sia avvicinato alla comprensione di molti aspetti culturali della Cina, primo fra tutti a festività come il Capodanno e alla cucina. Basta curiosare un po’ su Internet per capire come questi aspetti siano entrati in tutto e per tutto a far parte della sfera di interesse degli italiani, e non solo di coloro appassionati di Cina. Tra i prodotti della cultura di massa, la tradizione culinaria cinese è ad esempio protagonista del gioco per smartphone e iPad Cibo cinese, in cui è possibile ricreare le ricette più famose della tradizione: zuppe, tè, involtini primavera e gli immancabili spaghetti saltati. Ad essere ispirata alla tradizione culinaria della Cina è anche la slot Win Sum Dim Sum, disponibile all’interno della selezione del casinò online di Betway. Calata all’interno di un ristorante cinese decorato di rosso, la slot machine presenta tra i suoi simboli piatti ed elementi tipici della cucina cinese, tra cui una teiera, un cestino di bambù, ma anche i tipici ravioli di riso. Anche il Capodanno cinese è ormai tema di molti giochi online, tra cui le skin e i contenuti introdotti a gennaio su Fortnite. Tra queste, la skin Gan, ispirata all’abito tradizionale dei guerrieri cinesi, la skin Fratelli Baozi, ispirata ai tipici panini al vapore cinesi e la skin Guan Yu, anche questa a tema guerriero. Piccoli passi avanti, ma un primo segno di come la cultura cinese stia cominciando a penetrare anche nell’immaginario collettivo italiano.

Gli autori da cui cominciare

 

Passando alla letteratura, invece, uno degli autori che tutti dovrebbero conoscere per avvicinarsi alla Cina è Yu Hua, scrittore contemporaneo vincitore di numerosi premi letterari, tra cui l’italiano Grinzane Cavour per il romanzo Vivere, pubblicato nel 1993. Oltre a Vivere, incentrato sulle vicende di Fugui durante il periodo della Rivoluzione culturale, Yu Hua è anche un autore di saggi, tra cui La Cina in dieci parole, pubblicato nel 2010 e suddiviso in dieci capitoli, ognuno incentrato su una parola capace di descrivere la Cina degli ultimi anni. Come riportato in un articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano, quella del saggio di Yu Hua è una lettura indispensabile per chiunque voglia approfondire o sia anche solo incuriosito dalle vicende attraversate dalla Cina negli ultimi quarant’anni di storia: con sole dieci parole, infatti, Yu Hua si dimostra perfettamente in grado di sviscerare le più grandi contraddizioni della storia di questo Paese. Per gli appassionati di grandi classici, invece, uno dei romanzi a cui avvicinarsi per comprendere meglio la Cina è Viaggio in Occidente di Wu Cheng’En, romanzo del sedicesimo secolo conosciuto anche come Lo scimmiotto. Considerato uno dei quattro grandi classici della letteratura cinese, Viaggio in Occidente affronta le vicende di una scimmia nata da un uovo di pietra in viaggio verso l’India insieme a due compagni di nome Porcellino e Sabbioso. Come spiegato nella pagina dell’opera del catalogo di Adelphi, il viaggio, dal forte valore simbolico, altro non è che la storia leggendaria di come i testi buddhisti siano giunti in Cina. Un romanzo particolare, i cui temi e personaggi sono molto lontani dalla tradizione letteraria italiana, ma che permette di avvicinarsi alla Cina in modo leggero e appassionante.

La letteratura cinese è ancora molto lontana dall’essere presente nelle case di tutti gli italiani con almeno un suo rappresentante, ma qualcosa sembra muoversi nella giusta direzione ormai da diverso tempo. L’interesse dimostrato da un numero sempre maggiore di studenti nei confronti della Cina è già un importante passo: sarà proprio dalla passione nutrita dagli studiosi di mandarino che potrà probabilmente diffondersi in Italia anche l’amore per la letteratura cinese.

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