Il comune di Modica continua a non rispondere alle richieste della “Beautiful Days” e la cooperativa sarà costretta, il 22 aprile, a dimettere gli utenti modicani.

“Da anni – fa sapere la cooperativa – provvediamo a tutto quanto necessario (vitto, alloggio, servizi di animazione, attività laboratoriali e ginniche) senza ricevere alcun pagamento.”

Dopo numerosi solleciti, il 6 aprile scorso, l’amministratore della cooperativa, Gianni Salerno, ha inviato via pec una “formale contestazione delle inadempienze del comune alla convenzione che regola i rapporti giuridici ed economici tra le due parti per il mancato pagamento delle rette per il ricovero dei pazienti disabili psichici”. Il comune deve 521.749,95 euro (fatture emesse e già scadute) oltre ad altre centinaia di migliaia di euro non ancora fatturati perché gli uffici non hanno fornito i dati di fatturazione.

Venerdì scorso, in assenza di alcun pagamento o di una proposta concreta, la cooperativa ha ribadito nuovamente via pec la volontà di recedere dalla convenzione, così come previsto dalla stessa: il prossimo 22 aprile dimetterà i dieci utenti posti a carico del comune di Modica (ospiti della struttura di via Aldo Moro e di altre di comuni vicini) e li accompagnerà presso il Palazzo San Domenico, sede centrale del comune di Modica, il quale si farà carico di trovare una diversa collocazione.

La grave situazione del comune di Modica rappresenta la punta di un iceberg di una vertenza che, per la cooperativa, è ormai insostenibile. La Beautiful Days ha lamentato mancati pagamenti anche dai comuni di Chiaramonte, Acate, Giarratana, Ispica, Castelvetrano, Pozzallo, Vittoria, Ragusa. Ma, dopo il grido d’allarme lanciato qualche settimana fa, i comuni di Acate, Chiaramonte, Vittoria e Giarratana si sono impegnati a corrispondere alcuni acconti e alcune somme sono state versate. Tuttavia le criticità della Beautiful Days non potranno essere risolte (ma solo alleviate!) con i pagamenti dei comuni che hanno debiti esigui, finché non collabora chi detiene i debiti più elevati, quali i comuni di Modica, Pozzallo, Comiso e Pachino.

Nella lettera inviata ieri al prefetto di Ragusa, al sindaco di Modica, ma anche al Dipartimento di Salute Mentale dell’Asp ed al presidente della Regione siciliana (ma anche ai sindacati ed a Legacoop), Gianni Salerno contesta anche la recente dichiarazione del comune, diffusa dalla stampa, “sulla presunta irregolarità della posizione contributiva della società”, perché “infondata, oltreché pretestuosa e gravemente lesiva dell’immagine della stessa cooperativa”. Infatti, “la posizione di regolarità contributiva nei confronti di Inps ed Inail è attestata dal Durc che è positivo”, mentre le pendenze con Riscossione Sicilia sono state regolarizzate con procedura di rateizzazione e gli uffici di Riscossione chiariscono con una mail che non ci sono blocchi nei pagamenti delle pubbliche amministrazioni in favore della cooperativa. Ne è riprova il fatto che alcuni comuni hanno già effettuato alcuni pagamenti, senza trovare nessuno degli ostacoli lamentati dal comune di Modica, perché non esistono.

“Non avremmo mai voluto assumere questa decisione – spiega Gianni Salerno – né ci saremmo mai aspettati che il comune di Modica fosse così sordo ad ogni nostra richiesta. Purtroppo, nonostante i numerosi solleciti e le nostre pec, non è arrivato nessun segnale positivo. Noi abbiamo il massimo rispetto dei nostri dipendenti che, con grande dedizione, assistono questi ospiti ma, nostro malgrado, non abbiamo potuto corrispondere puntualmente gli stipendi, proprio a causa delle inadempienze di alcuni comuni. Trenta dipendenti, nel mese di aprile, hanno presentato le dimissioni. L’attuale situazione di emergenza sanitaria impedisce di selezionare nuovo personale per sostituire i dipendenti dimessi. Il 2 aprile abbiamo dovuto chiudere una delle due sedi di Modica.  Nel rispetto delle modalità e dei tempi previsti dalla convenzione, siamo costretti, dopo anni di inadempienze, a dimettere i nostri ospiti. Li accompagneremo al comune e sarà compito degli uffici Servizi sociali provvedere a loro”.