Il cantante Tony Dallara, pseudonimo di Antonio Lardera, è morto oggi all’età di 89 anni. Il suo nome resta legato a una lunga serie di successi entrati nella storia della canzone, da “Come prima” a “Romantica”, da “Ti dirò” fino a “Bambina, bambina”, brani che dalla fine degli anni Cinquanta segnarono una svolta nello stile interpretativo e nel gusto del pubblico.

Dallara, uno dei primi “urlatori”, è stato protagonista assoluto della musica leggera italiana tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, uno degli interpreti più popolari della sua generazione, capace di segnare un’epoca con uno stile vocale innovativo e una serie di successi entrati nella storia della canzone italiana.

Dallara, originario di Campobasso, si era trasferito a Milano fin da bambino con la famiglia, la passione per la musica si era manifestata prestissimo e lui aveva continuato a coltivarla benché i primi lavori fossero di tutt’altra natura, barista e impiegato. L’artista inizia il proprio percorso, prima con piccoli gruppi come i Rocky mountains poi con I Campioni, con cui ottiene i primi successi e con cui inizia a cantare in giro per locali.

Nel 1957 il lavoro da fattorino presso la casa discografica Music è il trampolino per far conoscere la propria voce: viene messo sotto contratto, il suo nome modificato in Dallara, incide il 45 giri di Come prima che in breve tempo conquista la vetta delle classifiche non solo in Italia. Vince la potenza della sua voce, viene coniato il termine “urlatore”: addio alla tradizione melodica dei big come Claudio Villa, Achille Togliani, Luciano Tajol, il futuro è arrivato. La versione inglese di Come prima entrerà perfino nel repertorio dei Platters.

Della fine degli anni 50 sono altri successi come Ti dirò, Brivido blu, Non partir, gira anche due film, Agosto, donne mie non vi conosco di Guido Malatesta, con Memmo Carotenuto e Raffaele Pisu, e I ragazzi del juke-box di Lucio Fulci, con Betty Curtis, Fred Buscaglione, Gianni Meccia e Adriano Celentano. Fino alla conquista del gradino più alto del podio al Festival di Sanremo 1960: Romantica, cantata in coppia con Renato Rascel, batte tutti, e vincerà pure Canzonissima, nello stesso anno.

Romantica spopola, viene pubblicata in diverse lingue (anche in giapponese), Dalida ne interpreta la versione francese – dopo avere inciso quella di Come prima. Nel ‘61 un altro successo: La novia resta prima in classifica per due mesi, mentre Dallara partecipa di nuovo in gara a Sanremo, stavolta in coppia con Gino Paoli con Un uomo vivo; ed eccolo vincere di nuovo Canzonissima con Bambina, bambina, il suo ultimo grande successo.

Dal 1962 il successo comincia a scemare, il cantante sceglie di tornare a un genere più melodico ma non riesce a sfondare come in passato. Né contribuisce al suo rilancio la partecipazione a Sanremo, nel 1964, in coppia con Ben E. King: Come potrei dimenticarti arriva in finale ma niente di più. Nello stesso anno partecipa alla prima edizione di “Un disco per l’estate” con la canzone Quando siamo in compagnia, entra tra i finalisti, l’anno dopo è di nuovo in gara alla rassegna estiva con Si chiamava Lucia ma non passa alla finale di Saint Vincent.

Comincia un lento declino, ormai i gusti del pubblico sono cambiati, spopola il beat e Dallara non riesce più a conquistare le classifiche. Le radio lo dimenticano, la tv anche, e nel 1972 si ritira dal mondo della musica dedicandosi alla pittura, altra sua antica passione che gli aveva fatto conquistare l’amicizia di Renato Guttuso. Gli anni recenti sono quelli del revival, della partecipazione a qualche programma tv. I problemi di salute non lo aiutano, quando si riprende è invitato a Domenica in per cantare i suoi successi di un tempo. Le ultime volte nel 2024, ma ormai non c’era più niente che fosse come prima.