Una strage sul lavoro a Casteldaccia (PA): tre operai si sono calati all’interno del locale della fogna, profondo circa 5 metri, per effettuare lavori di manutenzione per conto della ditta Quadrifoglio Srl, che aveva vinto l’appalto dell’Amap, l’azienda municipalizzata di Palermo. Subito dopo avere fatto i primi scalini, con la pompa ancora in mano, i tre si sono sentiti male perdendo i sensi.

Non sentendoli, altri due colleghi sono scesi dal tombino, hanno raggiunto il solaio in cemento per capire cosa stesse succedendo, ma anche loro sono rimasti intrappolati: l’idrogeno solforato, dieci volte sopra il limite consentito, li ha storditi subito. Un sesto operaio che si trovava all’esterno s’è precipitato per soccorrerli ma subito dopo avere inalato il gas killer è riuscito a risalire in superficie, salvandosi, anche se le sue condizioni sono gravi, ed è ricoverato al Policlinico di Palermo.

I vigili del fuoco, che sono intervenuti con tre squadre più alcuni volontari dopo la chiamata al 112 arrivata alle 13.48, hanno recuperato i cinque corpi degli operai con l’ausilio della squadra dei sommozzatori che si sono immersi nella melma della vasca, di circa 80 centimetri. “Ci sono indagini in corso, posso dire solo che gli operai non avevano le maschere di protezione e quando li abbiamo recuperati erano già deceduti nonostante i tentativi del personale sanitario di rianimarli”, ha detto ai cronisti il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Palermo, Girolamo Bentivoglio Fiandre.

Questi i nomi delle cinque vittime della strage: Epifanio Alsazia, 71 anni, il contitolare della ditta Quadrifoglio; Giuseppe Miraglia 47 anni, Roberto Raneri, di 51 anni, Ignazio Giordano, di 57 anni e Giuseppe La Barbera di 28 anni.

Sono quattro gli operai sopravvissuti. Un operaio della società Quadrifoglio group è ricoverato in ospedale in terapia intensiva al Policlinico di Palermo: D. V., di 62 anni, di Partinico. Le sue condizioni sarebbero gravi.

Gli altri tre sono G. D. A., G. S. e P. S.; il primo è stato portato al pronto soccorso dell’ospedale Policlinico, gli altri due al pronto soccorso di Termini Imerese. Le loro condizioni non destano preoccupazioni.

Dopo avere raggiunto il luogo della strage, Ambrogio Cartosio, a capo della Procura di Termini Imerese, ha aperto una inchiesta affidando le indagini alla polizia che ha interrogato il direttore dei lavori e il responsabile per la sicurezza dell’Amap, l’azienda appaltatrice. Gli inquirenti stanno acquisendo altri elementi nella sede della Quadrifoglio, a Partinico, e stanno sentendo diversi testimoni.

Gli inquirenti stanno indagando ad ampio spettro sulla dinamica e stanno raccogliendo le testimonianze anche dei quattro operai scampati alla strage. I vigili del fuoco hanno escluso l’ipotesi del cedimento strutturale del solaio, che era stata indicata da alcuni dirigenti della Cgil che si sono precipitati a Casteldaccia. Dopo avere visto alcuni dei cadaveri, Nuccia Albano, assessore al Lavoro in Sicilia ma soprattutto con una lunga esperienza di medico legale alle spalle, non aveva fatto trapelare dubbi: “Ho visto i volti dei poveri operai, avevano un colore che mi ha fatto pensare a una intossicazione”. Rimane una grande punto interrogativo. Perché operai considerati esperti si sarebbero calati nella vasca senza mascherina e dispositivi di protezione?