Silvio Galizia: Fiero di vivere in uno stato di diritto
- 9 Settembre 2013 - 19:14
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Nel mezzo secolo di vita vissuta ho sempre creduto nella legge e nella giustizia.
Ho appreso su internet di essere stato licenziato da un Commissario che forse, non aveva neanche i titoli per essere nominato tale e che in tre mesi di nomina l’unico suo obiettivo è stato occuparsi di me, attraverso un avvocato dell’ASP che a sua volta è stato nominato responsabile di staff (posto inutile e dai costi esagerati: circa 100.000, euro l’anno).
Ho appreso a mezzo stampa che ero stato un assenteista pur avendo rispettato la legge e, questi dati sono stati consegnati ad un giornalista palermitano da qualcuno dell’Ente.
Ho appreso a mezzo stampa che il giudice del Lavoro di Ragusa si esprime entrando nel merito e con dovizia di particolari su un provvedimento di urgenza dopo essere stata comodamente in vacanza, quando avrebbe dovuto farlo in tempi più umani e rispettosi e certamente rimandando ad un processo la questione di merito.
Apprendo che l’ASP non ha perso tempo a diffondere un comunicato stampa sulla medesima questione, forse per pubblicizzare il ripristino della legalità perpetrato da un commissario nominato dalla politica e contrattualizzato precedentemente dalla politica in un ufficio di gabinetto.
Continuo e continuerò a credere nella giustizia e nella legge aspettando le sentenze che i tribunali ordinari emaneranno ed aspetterei,se fossi al posto di qualche rampante commissario, così come ha fatto lo scrivente sino ad oggi, a cantare vittoria prima che l’arbitro abbia decretato la fine della partita.
Il processo sul merito sarà svolto da un tribunale e la sentenza che sarà emanata, la rispetterò anche se, dovesse essere a me avversa.
Silvio Galizia













Davide
Un’altro Silvio vittima della giustizia italiana!?
maria borgia
solo che Dio c’è ….
luana
il dottor Galizia oltre a affermare che la stampa in Italia funziona bene,trae una conclusione condivisibile: le sentenze si rispettano. Ma per favore lo vada a dire anche al suo capo politico per favore.