Settore turistico alberghiero, lavoro stagionale senza regole | FILCAMS: “Il personale c’è, sono i diritti ed il rispetto dei contratti che mancano”
- 6 Giugno 2021 - 10:15
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L’offerta di lavoro nel settore turistico alberghiero e della ristorazione rimane alta.
Il dato è frutto di un’analisi sul mercato del lavoro stagionale dove emerge il dato che il lavoro c’è, ma è il personale che manca.
La questione è stata esaminata dalla segretaria provinciale della FILCAMS CGIL di Ragusa che esprime in un documento questo stato di cose.
“Qualche imprenditore del settore turismo – pubblici esercizi, si afferma, sostiene di essere stranito dal fatto che non è possibile trovare personale. Tutto ciò è vero. Il personale stagionale non si trova. Ecco perché :
Alla fine di ogni stagione balneare, nei mesi di Settembre e Ottobre, tanti lavoratori e lavoratrici vengono a chiederci assistenza per fare domanda di disoccupazione (Naspi) e ci raccontano le condizioni dettate dalla contrattazione individuale, datore di lavoro/ lavoratore – trice, avvenuta prima di iniziare la stagione e che servirà a pattuire il “quantum” da dare al lavoratore come mensilità.
Non servono a niente le tabelle salariali dettate nei contratti nazionali che indicano le retribuzioni obbligatorie da percepire in base al livello e la mansione che si svolgerà; non servono a niente gli incontri, gli accordi presi dalle Organizzazioni sindacali e datoriali a Roma per siglare i nuovi CCNL, tanto qui danno 800 euro e non si deve cercare nient’altro.
Ci sono ma sono ancora poche le aziende che rispettano il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro nella nostra provincia.
I lavoratori e le lavoratrici ci raccontano di “finti” part-time involontari che molte camuffano contratti full time ( lavoro grigio ) con il duplice scopo di pagare basse retribuzioni ai lavoratori e risparmiare sui contributi; non parliamo poi della totale assenza di ferie e permessi ( ci si sente dire: “…lavori 4 mesi l’anno e vuoi pure le ferie? Sic!..)”, il tutto aggravato da un nastro orario di lavoro che supera talvolta le 14 ore di lavoro al giorno.
Quindi, riassumendo: la prassi è quella di pattuire una
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