La relazione finale della commissione regionale Antimafia sul ciclo dei rifiuti in Sicilia (potete leggere un articolo sulle linee generali qui) rappresenta sicuramente un documento importante per la città di Scicli. La relazione non dà risposte, ma conferma criticità e anomalie di uno scioglimento per mafia del consiglio comunale mettendo in relazione la decisione con il ministro dell’Interno (allora Alfano) e la piattaforma Acif per il trattamento dei rifiuti pericolosi e non da 200 mila tonnellate

Di seguito i primi commenti alla relazione

Il sindaco Enzo Giannone: si torni ad indagare su quei fatti

«Avendo avuto modo di leggere la relazione della Commissione regionale antimafia e visto e ascoltato una lunga intervista al Presidente On. Claudio Fava, voglio subito esprimere con chiarezza la mia posizione.

Quello che emerge conferma quanto ho sempre detto, per ultimo e chiaramente in uno degli ultimi consigli comunali, ovvero che lo scioglimento del consiglio comunale ha rappresentato una ferita per la città, recata in maniera ingiusta alla forte tradizione democratica della nostra comunità, e che la vicenda dei rifiuti in Sicilia, e quindi anche a Scicli, è una pagina sofferta della storia almeno degli ultimi due decenni.

E su cui mi permetto di dire che bisogna continuare a tenere alta l’attenzione.

A ciò si aggiunge – ho detto e ribadisco – l’offesa personale insanabile al dott. Franco Susino, già sindaco, totalmente assolto dalle infamanti accuse che gli erano state mosse.

Ma non voglio oggi essere ripetitivo e non voglio nemmeno rimanere sul piano del giudizio meramente politico. Voglio andare oltre.

Un conto è fare certe affermazioni in dibattiti culturali o politici o in comunicati stampa, un conto è scriverle in relazioni di commissioni parlamentari. In cui vengono citati fatti e circostanze ben precise. Chiedo agli organi istituzionali preposti, ivi compresi quelli giudiziari, che su tali fatti e circostanze, descritte nella relazione della Commissione, si torni ad indagare e, se esistono, si trovino le responsabilità personali, a qualsiasi livello, di chi ha potuto porli in essere, per restituire definitivamente alla verità questa tristissima pagina della vita della nostra comunità.

Ritengo che, al di là di tutte le parole e i commenti possibili, da qualsiasi parte essi legittimamente provengano, sono necessarie risposte precise che solo le istituzioni dello Stato possono dare”.

 




L’opposizione consiliare: a Scicli vengano restituiti onore e merito

La relazione conclusiva della Commissione speciale d’inchiesta sui fenomeni mafiosi in Sicilia inerente alla gestione dei rifiuti e lo scioglimento per mafia dei tre Comuni siciliani di Scicli, Racalmuto e Siculiana, apre uno squarcio profondo nel velo di opacità che ha avvolto sin ad oggi la vicenda.
Lo scioglimento rappresenta per Scicli e per il civico consesso dell’epoca una ferita aperta e tutt’oggi sanguinolenta. Una storia caratterizzata da aspetti poco chiari e motivazioni che in sede penale sono del tutto decadute.
Fino a ieri continuavamo a chiederci il perché della volontà di punire in maniera così violenta una realtà laboriosa e, per certi aspetti, estranea a qualsivoglia forma di fenomeni mafiosi e meccanismi ad essi collegati.
Una relazione che svela un intreccio malato fatto di connivenze fra politica, imprenditori senza scrupoli e funzionari regionali compiacenti. Una realtà avvilente e, a tratti, umiliante per chi, come noi, crede fortemente nelle Istituzioni di ogni ordine e grado.
Sul tema della gestione dei rifiuti si snoda una vicenda caratterizzata da termovalorizzatori mai nati, ampliamenti di discariche private e piattaforme per il trattamento di rifiuti autorizzate con procedure opache e manchevoli di documentazioni previste per legge.
“La gestione del ciclo dei rifiuti in Sicilia rappresenta un terreno di storica interferenza tra interessi privati e pubblica amministrazione. Negli ultimi vent’anni funzione politica e ragione d’impresa si sono spesso incrociate lungo un piano inclinato che ha mescolato inerzie, inefficienze e corruttele. La governance regionale sul ciclo dei rifiuti è stata spesso ostaggio di un gruppo di imprenditori che hanno rallentato, anche per responsabilità di una politica compiacente, ogni progetto di riforma che puntasse a un’impiantistica pubblica, con la conseguenza che l’unico esito possibile dell’intero ciclo resta oggi il massiccio conferimento in discariche private (eccezion fatta per l’impianto di Bellolampo)”. “Occorre aggiungere che, anche in questo caso, come già a Siculiana e a Racalmuto, l’indagine penale a carico del sindaco verrà cassata in sede di giudizio, con una sentenza del Tribunale insolitamente perentoria per il tono usato nei confronti dei colleghi della Procura e dell’ufficio del gip: -È inaudito che il processo abbia potuto superare la fase delle udienze preliminari! -. Parole nette e preoccupanti. Ma a quel punto il danno d’immagine per il comune – sciolto per mafia – sarà cosa fatta e irreparabile”.
Il senso di questo documento è nell’amara conclusione della relazione dell’Antimafia siciliana sulla quale, da oggi, nessun muro di gomma potrà scalfire o rallentare la ricerca di una verità che non è più cronaca di politica cittadina ma si è fatta storia: in quanto tale va raccontata con onestà intellettuale, coraggio e rigore, non fosse altro per il dovere civico e morale, per trasmetterla alle giovani generazioni, futura classe dirigente di questa città.
La relazione conclusiva mette un punto fermo a ciò che con la richiesta di OdG in Consiglio Comunale si voleva sviscerare e discutere. Purtroppo così non è stato.
La discussione è stata evanescente e a tratti caratterizzata da un negazionismo dettato dall’assenza politica di alcuni attori oggi relativamente nuovi ma dimentichi di essere stati eletti sull’onda del “Nuovo giorno”, dell’alba di un giorno che riscattava la città da uno stato di assenza democratica che alla stessa ha causato non pochi danni sia materiali che morali.
L’OdG non è stato esitato positivamente e l’astensione dal voto da parte della maggioranza nel civico consesso dimostra quanto, ancora oggi, l’argomento sia scottante e anziché affrontarlo si preferisce rimuoverlo.
Noi non ci stiamo! Noi pretendiamo che la città venga riscattata su ogni livello da quello morale a quello politico/amministrativo.
La dimostrazione è anche l’assenza di verbalizzazione di tutta la parte di discussione consiliare in cui i “nervi scoperti” sono stati punti e stimolati. Manca tutta la parte inerente alle dichiarazioni più o meno consapevoli su un accordo sotteso al fine di evitare lo scioglimento.
La verità fatica a venire a galla ma la convinzione del pieno coinvolgimento e delle enormi responsabilità di una certa parte politica sciclitana è ormai evidente.
A nulla valgono le parole di chi invita a dimenticare, di mettere una pietra sopra l’accaduto, di mettere un punto e voltare pagina. La memoria (o gli interessi politici di qualcuno?) può essere fallace ma la storia non dimentica e la ferita va curata e guarita perché altrimenti la stessa può diventare purulenta, incancrenirsi e portare a problemi ben più gravi ed irrimediabili.
Fa senso che la maggioranza politica di questa città e soprattutto chi la dirige non senta adesso la necessità di rimettere in discussione un giudizio sociale, politico, morale su quanto è accaduto in questa città. Non farlo, sulla scorta delle indicazioni gravi fornite da un’istituzione alta, come l’Antimafia siciliana, pone dubbi inquietanti sui quali chi di dovere deve mettere in campo azioni celeri e risposte nitide in nome di una Scicli libera, democratica e progressista.
Il riscatto della città deve passare, obbligatoriamente, da una prassi amministrativa limpida e trasparente che sgombera ogni dubbio sulla possibilità di interessi esterni e influenti sull’attuazione della stessa. La trasparenza passa anche dalla capacità di porre in essere un’analisi seria e responsabile di quanto accaduto piuttosto che far finta di nulla e nascondere la polvere sotto il tappeto.
Alla luce di quanto evidenziato dalla relazione della “Commissione regionale antimafia” a firma dell’On. Claudio Fava, approvata all’unanimità, capiamo che la questione non è affatto conclusa e la polvere sotto il tappeto continua a fare danni creando allergie e insetti che proliferano in una realtà poco compatibile con quella sciclitana.
L’assenza dell’amministrazione sciclitana in tutte le sue componenti alla presentazione del libro “Il sistema Montante” di Salvatore Petrotto, sindaco di Racalmuto ai tempi dello scioglimento, avvenuto in quel di Scicli a metà dicembre dello scorso anno, dimostra come l’argomento sia ancora oggi ostico a chi ha conquistato la governance della città sull’onda del sentimento della voglia di riscatto.
Inviteremo l’On. Claudio Fava, quando possibile, a venire a Scicli per un confronto scevro da ogni condizionamento, atto a consolidare la tesi che lo scioglimento per mafia è stato un atto dettato da un’arroganza politica motivata da interessi economici sottesi che nulla hanno avuto a che fare con la realtà amministrativa locale.
La minoranza consiliare. Concetta Morana, Giorgio Vindigni, Licia Mirabella, Marianna Buscema, Enzo Giannone, Mario Marino.

Giampaolo Schillaci: un riscatto morale per Scicli

Trova finalmente un riscatto morale l’umiliazione che Scicli e i suoi cittadini hanno subito con scioglimento del Consiglio Comunale dell’aprile 2015 per l’assurda accusa di mafia. La relazione appena pubblicata dalla Commissione Antimafia sul tema dei rifiuti è stata approvata all’unanimità e non lascia spazio a dubbi. La città fu sottoposta ad un attacco concentrico ordito da chi vi aveva focalizzato i propri interessi, sferrato con la connivenza di figure istituzionali fortemente invischiate nel perverso sistema della gestione dei rifiuti, sorretto con l’ignavia, se non con la protervia, di un sistema amministrativo straordinario che i fatti hanno dimostrato straordinariamente inadatto a sorreggere la città e a difenderla da quella mafia che se c’era, oggi si comprende finalmente e bene, proveniva da territori esterni alla città. Un triangolo perverso i cui vertici poggiavano a Roma, a Palermo e nella Contea, al centro del quale è una Scicli resa ancora più debole dall’assoluto silenzio da parte dei suoi rappresentanti presso i Parlamenti palermitani e romani. Fatto, questo che dovrebbe essere oggi meglio indagato. Una Scicli, peraltro, che non ha fatto i conti con questo suo passato così recente e che appare ancora oggi una città fragile, nella quale ora come allora sono pronti alla difesa proprio quei suoi cittadini che sin da subito percepirono il pericolo che la sovrastava.  E che ancora oggi appare pronto a rialzare la testa non appena dovesse tornare il silenzio