Scicli – Omicidio Ottaviano, i Ris tornano in città | Agosta ha un complice?
- 4 Febbraio 2026 - 18:29
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I Ris dei Carabinieri sono tornati stamattina a Scicli per approfondire le indagini sull’omicidio avvenuto in via Manenti, il 12 maggio del 2024. Quella sera venne trovato privo di vita il 40enne Peppe Ottaviano.
In carcere, accusato di essere l’omicida, si trova il 43enne sciclitano Gianni Agosta. Stando alle indagini, Agosta ha ucciso Ottaviano per gelosia.
Agosta è stato arrestato lo scorso 5 novembre dopo 18 mesi di indagini.
Il corpo di Ottaviano era stato scoperto da alcuni familiari, preoccupati perché da ore l’uomo non rispondeva al telefono. Quando i parenti entrarono nell’abitazione, notarono le tracce di sangue sparse in diversi punti della casa, oggetti rovesciati e il corpo del quarantenne disteso sul letto, con ferite profonde al volto e alla testa. Fin dai primi rilievi, gli inquirenti esclusero l’ipotesi di una morte accidentale o di un gesto estremo. Non c’erano segni di effrazione alle finestre né alla porta d’ingresso, un dettaglio che indirizzò subito le indagini verso una pista precisa: l’assassino conosceva la vittima.
La ricostruzione dei carabinieri, sviluppata attraverso analisi scientifiche, riscontri tecnologici e testimonianze dirette, ha permesso di delineare un quadro sempre più nitido. Quel giorno, Giuseppe Ottaviano aveva trascorso la mattinata nella sua casa al mare di Donnalucata, per poi rientrare nel centro di Scicli nel pomeriggio, dove era stato visto in alcuni locali abitualmente frequentati.
Un particolare aveva destato la curiosità anche dei vicini di casa: la sua auto era stata parcheggiata in maniera anomala, quasi di traverso, tanto da richiedere l’intervento del carro attrezzi il giorno successivo. Un dettaglio apparentemente marginale, ma che si sarebbe rivelato utile per ricostruire gli ultimi movimenti della vittima prima dell’aggressione. L’analisi dei tabulati telefonici e dei filmati delle videocamere di sorveglianza ha permesso di tracciare con precisione i contatti e i movimenti della vittima nelle ore precedenti alla morte.
Dalle analisi più approfondite dei tabulati telefonici e dall’incrocio di tutti i dati raccolti, gli investigatori hanno delineato un quadro chiaro: tra la vittima e il nuovo compagno della sua ex fidanzata esisteva una tensione crescente. Pochi giorni prima dell’omicidio, i due si erano incontrati per un “chiarimento” durante il quale l’uomo aveva ordinato alla vittima di non cercare più la donna.
Nei giorni successivi, i continui tentativi di Giuseppe Ottaviano di ricontattare l’ex avrebbero spinto il rivale a organizzare una vera e propria spedizione punitiva. Una videocamera di sicurezza di un locale della zona ha immortalato il 43enne mentre si avvicinava all’abitazione dove, poco dopo, sarebbe avvenuto il delitto.
Il movente è stato rafforzato dal contenuto di numerose intercettazioni, che confermavano la gelosia e il rancore dell’uomo nei confronti di Ottaviano.
Come riferito ieri in occasione della conferenza stampa che si è tenuta presso il Palazzo di Giustizia, alla presenza del Procuratore della Repubblica di Ragusa, il caso non è chiuso, le indagini continuano: rimane da chiarire la posizione della compagna del presunto omicida, ex fidanzata della vittima. Novità potrebbero emergere domani, durante l’interrogatorio.
Ma come è entrato Agosta a casa Ottaviano? Gli inquirenti ipotizzano che Agosta sia stato aiutato da una terza persona.














