Le storie a lieto fine non sono sempre e solo quelle dei film, ma qualche volta accadono davvero.

È quello che succede a Sara Ficili, 21enne sciclitana, che in una normale giornata estiva inizia ad avere una strana febbre, senza ancora sapere quanto tutto questo le cambierà a breve la vita.

Sara si reca in ospedale, le dicono che si tratta di “appendicite”, le spiegano che dev’essere operata, le confermano che è una normale operazione di routine, nonostante notino un ingrossamento della milza che, però, viene inizialmente sottovalutato.

Nei giorni successivi a quel “banale” intervento Sara però continua a star male, le sale la febbre alta senza mai abbassarsi.

Dopo vari controlli e tentativi senza grandi risultati, la ragazza viene trasferita a Pavia, dove finalmente scopre che il suo reale problema è dovuto alla milza, e per questo viene nuovamente sottoposta ad un intervento.

Sono passati due mesi, due lunghissimi mesi in cui Sara ha vissuto lontano dalla sua famiglia, dai suoi amici. Quasi un’intera estate che per una ragazza di 21 anni dovrebbe essere fatta solo di risate in spiaggia, e serate piene di vita, e che invece diventano per lei un vero e proprio calvario, che le farà comprendere sin da subito il valore di ogni singolo giorno, anche il più banale.

“Quest’esperienza mi ha fatto concepire il vero senso della vita – spiega la giovane – . Trascorrere tanti giorni affiancata da persone malate, mi ha fatto capire quanto spesso ci arrabbiamo e diamo importanza a cose inutili, che non hanno alcun valore”.

Finalmente il 19 settembre Sara può tornare a casa, senza sapere che quel momento è stato tanto atteso anche da chi le vuole bene e non ha smesso nemmeno per un minuto di pregare per lei. Arriva davanti casa e ad accoglierla un grande striscione con scritto “Bentornata a casa Sara” e una festa, fatta da quegli amici e parenti che finalmente possono abbracciarla.

Davanti a tanto amore e felicità, gli occhi di un turista iniziano a osservare, meravigliati da tanta bellezza. L’uomo inizia a scattare foto, si fa raccontare il perché di tanta gioia, e sbalordito ne diventa partecipe.

Da poco Sara ha ricevuto le foto di quel giorno, la bellezza di quei momenti visti attraverso gli occhi di quel turista che le ha anche scritto una lettera: “Sono contento di quella spavalderia con la quale sono irrotto in mezzo a voi, perché non avrei potuto emozionarmi come ho fatto, e non avrei conosciuto una parte fondamentale dell’anima di Scicli, il valore della parola AMORE” .

Oggi Sara fa parte dei ricordi di quest’uomo, che sicuramente non racconterà solo delle bellezze di questa città barocca, ma narrerà la sua storia, portandola anche un po’ in giro con lui.

“Voglio ringraziare davvero tutti quelli che mi sono stati vicini – aggiunge Sara – . Ho ricevuto tantissimi messaggi di affetto, e ringrazio con tutto il cuore la mia famiglia, le mie amiche che sono come sorelle, e i miei amici che non mi hanno mai lasciata sola, anche se lontani”.

Una storia, quindi, a lieto fine, che oggi è immortalata in numerosi scatti fotografici, per non essere dimenticata, con la possibilità di essere rivissuta ancora e ancora, e con un messaggio importante inciso su un foglio da uno dei tanti turisti che popolano la città di “Montalbano”: “Anche la gente di Scicli dovrebbe diventare parte del sito Unesco”.

Perché, come dice la protagonista di questa bella storia, “SIMU TUTTU CORI, ed è questo che andrebbe ricordato di noi!”.

Natasha Gambuzza