“Hanno provato ad avvelenare i nostri cani”. E’ accaduto a Cava d’aliga. Lo denunciano su Fb i proprietari dei due animali.

Per fortuna Dab e Ares, sono salvi. Purtroppo ogni anno migliaia di cani, gatti e altri animali muoiono a causa di esche e bocconi avvelenati che vengono sparsi in parchi pubblici, cortili condominiali e altre zone dove vi sono colonie feline o portiamo in passeggiata i nostri cani. Si tratta di gesti spesso preceduti da episodi di insofferenza come insulti, rovesciamenti di ciotole e vere e proprie minacce a danno dei proprietari di animali o di chi se ne prende cura. Accade addirittura che queste persone si calano nel ruolo di giustizieri, immaginando di fare un favore alla società contribuendo a debellare il fenomeno del randagismo. Spesso però la vera motivazione dietro simili gesti è il desiderio di sfogare proprie frustrazioni o insoddisfazioni, che viene indirizzato verso soggetti più deboli. Gli animali diventano quindi le vittime ideali, anche perché ci si immagina di poter restare facilmente impuniti.

Per fortuna non è così: l’uccisione animali (domestici e non) è un reato e l’autore di questi gesti, se individuato, subisce una condanna. Il codice penale (art. 544-bis) punisce infatti l’uccisione di animali «per crudeltà o senza necessità» e spargere polpette avvelenate allo scopo di uccidere animali rientra perfettamente tra le fattispecie penalmente rilevanti. Anche se l’animale si salva, a causa delle forti sofferenze inflitte dal veleno si configura comunque il reato di maltrattamento (art. 544-ter), punibile con la pena della reclusione sino a 18 mesi. Se invece l’animale non solo soffre ma come spesso accade muore solo dopo una lunga agonia, si avrà maltrattamento aggravato dalla morte, per il quale è previsto un aumento di pena.

È importante sapere che ogni volta che passeggiando con il nostro amico a quattro zampe notiamo esche sospette, dobbiamo immediatamente allertare il Comune, che provvederà a porre un avviso ai cittadini di sospetto avvelenamento, facendo intervenire le autorità sanitarie (ASL, USL, ATS in base alle regioni) per prelevare campioni e verificarne l’effettiva pericolosità. Se si scoprirà che quel cibo era realmente avvelenato, il Comune e le autorità sanitarie dovranno provvedere a bonificare la zona, per evitare che le esche avvelenate possano arrecare pericolo agli animali.