Di cos’è morta Caterina Todaro? E, soprattutto, se la donna fosse stata condotta in ospedale e fatta partorire prima, la piccola Desirè si sarebbe potuta salvare? Sono queste le principali, angoscianti domande alle quali Lorenzo Meschisi, il marito della trentottenne palermitana incinta in otto mesi deceduta improvvisamente con la creatura che portava in grembo lo scorso 5 maggio, si aspetta delle risposte dal procedimento penale aperto d’ufficio dal Pubblico Ministero di Palermo dott.ssa Luisa Vittoria Campanile, e dalla doppia autopsia sulle salme della moglie e della sua figlioletta che il magistrato ha disposto: l’incarico sarà conferito domani, venerdì 13 maggio, alle 13.30, presso la Procura.

Marchisi non riesce innanzitutto a capacitarsi di cosa possa essere accaduto alla moglie visto che donna stava bene, che la gravidanza, peraltro non la sua prima, era stata del tutto regolare, senza particolari problematiche, e che la ginecologa che la seguiva le aveva anche prescritto esami in più rispetto a quelli canonici per ulteriore sicurezza. “Caterina non soffriva di alcuna patologia, l’unico problema di cui si lamentava ultimamente era un po’ di sciatica. Effettuava esami e analisi ogni mese, risultati sempre tutti a posto, con parametri nella norma: le era stata prescritta solo la cardio-aspirina” spiega.




Quella maledetta mattina del 5 maggio, però, nella casa di via Antonio Vian dove la famiglia risiede, è successo l’imponderabile. Meschisi, come faceva ogni giorno, è rincasato dal lavoro per il pranzo, poco dopo le 13. Ha chiamato Caterina che però non rispondeva e si è quindi messo a cercarla, trovandola riversa a terra ed esanime nel corridoio vicino alla porta del bagno. “Non respirava ed era già fredda” racconta ancora sotto shock il marito, che ha subito chiesto aiuto – Alle 13.10 ho chiamato il 118 facendo presente che mia moglie incinta in otto mesi era priva di sensi e non dava segni di vita e dopo cinque minuti ho richiamato di nuovo per sollecitare l’ambulanza”, che è arrivata dopo una ventina di minuti, “ma solo con due barellieri, il medico non c’era” prosegue Meschisi.

Vista la gravità della situazione, nel frattempo si erano portati sul posto anche i carabinieri della stazione di Acqua dei Corsari, a quel punto gli infermieri devono per richiesto anche l’intervento medico e dopo una decina di minuti è sopraggiunta una seconda ambulanza con un dottore, che si è concentrato su tutte le vane manovre rianimatorie, tra cui il massaggio cardiaco, ma che non era provvisto di defibrillatore.

“Solo alle 14.20 circa è giunta una terza ambulanza con tutta al strumentazione e mia moglie è stata portata all’ospedale Buccheri La Ferla per essere sottoposta al cesareo e tentare di salvare la bimba: c’è arrivata poco prima delle 15, quasi due ore dopo che l’avevo trovata a terra. Non conosco i protocolli medici, ma mi chiedo perché non si sia deciso di effettuare prima questo tentativo e di portarla subito in sala parto” prosegue il marito di Caterina Todaro, che dopo aver perso la moglie nel pomeriggio ha dovuto ricevere dai sanitari la terribile notizia che anche la piccola Desirè, così sarebbe stata chiamata la bambina, non ce l’aveva fatta: “Non mi hanno neanche detto, e non so tuttora, se sia nata viva o morta”. In quella famiglia felice che si preparava all’arrivo della nuova nata, ora sono rimasti solo lui e il figlio Francesco, di 12 anni, che a sua volta ha perso la mamma e una sorellina che non conoscerà mai.

Per fare piena luce sui fatti l’uomo, attraverso il consulente personale Alessio Tarantino, si è rivolto a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che, ci fanno sapere, si è già attivato per acquisire tutta la documentazione clinica possibile e sottoporre il caso ai suoi esperti.