Continuiamo a proporvi, (questa è la 5° parte) la relazione conclusiva

INCHIESTA SULLO SCIOGLIMENTO DEL COMUNE DI SCICLI.

Il documento è  lungo oltre 100 pagine, è stato approvato dalla

COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA E VIGILANZA SUL FENOMENO DELLA MAFIA E DELLA CORRUZIONE IN SICILIA, NELLA SEDUTA N. 171 DELL’8 SETTEMBRE 2020.




L’attività della Commissione di indagine prefettizia si conclude – come detto – il 20 gennaio del 2015 con il deposito della relazione conclusiva nelle mani del prefetto Annunziato Vardè.

Lo stesso giorno, il presidente Crocetta nomina il commissario straordinario che sostituirà gli organi cessati dalla carica (sindaco e giunta) ed accompagnerà l’ente (al netto del possibile scioglimento!), fino alla prima tornata elettorale utile.  La scelta ricade sul viceprefetto aggiunto Ferdinando Trombadore. A quest’ultimo, contrariamente a quanto ci si possa aspettare in simili casi, non vengono fornite – né dalla commissione ispettiva, né dal prefetto – particolari indicazioni sul “contesto ambientale” di Scicli o, comunque, sulle complicate vicende politiche e amministrative aperte. Solo un generico invito alla massima precauzione.

TROMBADORE, già commissario straordinario del comune di Scicli. Io non l’ho incrociata (la Commissione d’accesso, ndr) e, infatti, quando io mi insediai ricordo che loro avevano già cessato… ovviamente sapevo che era in corso un’indagine giudiziaria che vedeva coinvolto anche il sindaco eccetera, però non ho avuto elementi specifici su questo, insomma… Ovviamente il Prefetto mi raccomandò la massima precauzione ma non entrò assolutamente nel merito degli elementi…

E così, mentre Trombadore incomincia a guardarsi intorno, il 2 febbraio, il prefetto Vardè adotta nei confronti della ECO.S.E.I.B. S.r.l. – la ditta affidataria del servizio R.S.U. del Comune di Scicli presso la quale, fino al gennaio 2014, lavorava Franco Mormina –un’interdittiva antimafia.

L’inchiesta “ECO”, nel frattempo, si appresta ad entrare nel vivo della sua fase processuale. Il 24 febbraio, viene disposto il giudizio immediato per Franco Mormina e per suo figlio Ignazio.

Qualche giorno più tardi, il 2 marzo, sulla base delle risultanze fornite dalla triade d’accesso, il prefetto Vardè (sentito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, integrato con la partecipazione del Procuratore Distrettuale antimafia di Catania e del Procuratore della Repubblica di Ragusa) procede alla redazione e alla trasmissione della sua relazione al ministero chiedendo il provvedimento di scioglimento di Scicli:

“Le risultanze giudiziarie conoscibili ed avvalorate – in attesa della decisione del G.I.P. prevista per l’udienza preliminare già fissata per il 10 marzo p.v. – dalla richiesta di rinvio a giudizio omissis (Franco Susino, ndr) per il reato di concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso comprovano, allo stato degli atti, l’esistenza di collegamenti e di forme di condizionamento (omissis) e di alcuni amministratori e funzionari dell’Ente tali da determinare la compromissione – acclarata dalla Commissione di indagine nominata dallo scrivente – del buon andamento e dell’imparzialità dell’amministrazione comunale nonché del regolare funzionamento dei servizi ad essa affidati (…)”.

Come abbiamo già visto nel capitolo precedente, non vi è alcun accenno nella relazione prefettizia (che eredita i medesimi “vuoti” presenti in quella dei commissari ispettivi) sull’esatta collocazione temporale dell’assunzione del Mormina (precedente all’amministrazione Susino) e sull’azione amministrativa del Susino che ne aveva, di fatto, determinato il licenziamento.

Vardè, di fatto, attribuisce alle risultanze giudiziarie un valore tale da poter comprovare “l’esistenza di collegamenti e di forme di condizionamento”.  Ed è questo il dato di sostanza che trasferisce all’attenzione del Ministro Alfano, cui toccherà decidere se richiedere o meno al Consiglio dei Ministri l’adozione del provvedimento.

Ha inizio un countdown che durerà ben cinquantotto giorni. La città rimane sospesa in attesa di conoscere il proprio destino amministrativo. Frattanto, le forze politiche locali danno vita ad un inteso dibattito, anche questo non scevro – così come avremo modo di dettagliare più avanti – da punti di opacità.

Il 5 marzo la Commissione Nazionale Antimafia fa tappa a Ragusa. Vengono auditi, fra gli altri, il prefetto Vardè, che ribadisce le valutazioni già espresse nella sua relazione al Viminale, ed il giornalista Paolo Borrometi che offre uno spaccato dell’intensa campagna di opinione costruita attorno alla vicenda locale:

BORROMETI: In questo contesto, non si può non fare riferimento – è stata una delle mie inchieste giornalistiche principali – al tema della cupola mafiosa sgominata nella bellissima città di Scicli… Purtroppo un gruppo di netturbini è riuscito a creare una cupola mafiosa e a coinvolgere aspetti e fasce diverse dell’amministrazione e della politica cittadina. Purtroppo, la realtà politica non è stata assolutamente mai favorevole alle inchieste giornalistiche, aiutata troppo spesso da una certa stampa che non ha aiutato il mio lavoro, che è solo un tentativo di informare la cittadinanza.

Io odio il pietismo ed è per questo che, se voi lo vorrete, risponderò alle vostre domande relativamente alla mia aggressione o agli altri atti intimidatori, ma non vorrei soffermarmi particolarmente su questo. Li ho brevemente rassegnati nella relazione. Tuttavia, vorrei riferire un episodio in particolare, avvenuto il 25 agosto, a seguito di una delle mie tante inchieste giornalistiche, una delle quali, fra altre cose, ha anticipato di ben cinque giorni l’avviso di garanzia al sindaco di Scicli per concorso esterno in associazione mafiosa. Il 25 agosto io venni attaccato duramente in pubblica piazza da un assessore dell’allora giunta Susino, che affermava che certa stampa aveva inquinato la realtà sciclitana e il buon nome della città di Scicli.

Lo racconto perché il giorno successivo io mi svegliai con la porta di casa, al settimo piano, bruciata… Venire a sapere, contestualmente alla macabra scoperta, che proprio poche ore prima qualcuno di istituzionale mi aveva attaccato così duramente, solo perché cercavo di fare il mio lavoro, secondo me è significativo del clima di assoluto negazionismo che c’è in questo territorio.

Due correnti d’opinione, insomma. Da una parte la certezza che Scicli sia ostaggio di una “cupola mafiosa” di netturbini. Dall’altra la preoccupazione di attribuire, attraverso l’inchiesta su Mormina, un pregiudizio di mafiosità alla città.

Il 15 marzo, di domenica, viene lanciata una petizione cittadina contro lo scioglimento del Comune di Scicli. I primi a firmarla sono il presidente emerito di Corte d’Assise Severino Santiapichi, il giudice Salvatore Rizza, i pittori Piero Guccione e Franco Sarnari.

Due giorni più tardi, Franco Susino viene rinviato a giudizio.

Sono settimane decisive per il destino di Scicli. Mentre in città il dibattito cresce e si accende, a Roma il Consiglio dei Ministri deve ancora decidere se sciogliere o meno il comune.

In quei giorni, il 2 aprile, viene depositato al Senato l’atto ispettivo n° 3-01825 con il quale il senatore Beppe Lumia chiede al Ministro degli Interni di conoscere a che stadio si trovi l’avvio di procedimento di valutazione dello scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Scicli. Nette le premesse, esposte a sostegno della lunghissima interrogazione.

“(…) la commissione prefettizia di accesso al Comune di Scicli ha lavorato e raccolto notevoli elementi di inquinamento dell’ente, ancora oggi al vaglio del Ministro dell’interno;

in loco c’è, inoltre, una pericolosissima negazione della stessa presenza mafiosa, da parte di certa società e certa stampa, che spesso ha causato una notevole sottovalutazione del fenomeno locale…”

Altrettanto perentorie le domande che il senatore rivolge, in conclusione, al ministro dell’interno:

“…per sapere (…)

quali iniziative ritenga opportune per supportare giornalisti coraggiosi come Paolo Borrometi;

a quale stadio si trovi l’avvio del procedimento di valutazione dello scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Scicli.”

Non era la prima volta che esponenti delle istituzioni invocavano fermezza e rigore su Scicli. Già nel luglio 2014, all’indomani della notizia dell’avviso di garanzia notificato al sindaco Susino, il senatore Mario Michele Giarrusso (che in precedenza aveva già auspicato l’intervento della Commissione Antimafia sul “caso Scicli”)  aveva dichiarato:

“Chiedo l’immediato intervento del Prefetto di Ragusa, Annunziato Vardè, per avviare la procedura di scioglimento per mafia del Comune di Scicli (…) La medesima richiesta la formulo contestualmente al titolare del Dicastero degli Interni, Angelino Alfano, che non può non prendere atto di ciò che sta accadendo nella realtà iblea. Il sindaco Susino è oggi sostenuto dal Partito Democratico, che sui temi della legalità e della trasparenza ha fatto un punto d’onore a livello nazionale. Evidentemente, tali valori vengono annacquati nelle articolazioni locali del partito del Premier Renzi”.

Stesso tono anche nelle dichiarazioni dell’allora assessore regionale Salvatore Calleri che, nello stesso periodo (agosto 2014), era intervenuto sulla questione Scicli:

CALLERI: Scicli è una città meravigliosa, una vera perla. Però, sappiamo tutti, che questa sia una zona ad alta densità mafiosa e noi dobbiamo liberare questa terra dalla mafia. (…) Io non entro nel merito ad una situazione che è relativa solo alla fase d’avviso, però la posizione mia è che c’è sempre una responsabilità politica prima ancora che giudiziaria…

Su almeno due aspetti la pur legittima interrogazione del senatore Lumia risulta meritevole di un approfondimento.

1) I tempi.

L’art. 143, comma 4, del T.U.E.L. prevede che il provvedimento del governo di scioglimento o meno venga disposto entro tre mesi dalla relazione prefettizia. In questo caso la relazione era stata trasmessa poco più di un mese prima. Perché l’urgenza di conoscere lo stadio del procedimento? Per il Comitato di Scicli il tempismo del senatore Lumia sarebbe stato motivato dall’impatto mediatico che aveva avuto la petizione pubblica contro lo scioglimento:

GUGLIELMO PALAZZOLO, Comitato di Scicli. Evidentemente il senatore Lumia si sarà preoccupato, questa è stata la nostra impressione, che questa pressione popolare, queste richieste autorevoli facessero capire che non era vero quello che si andava dicendo, che quelle accuse erano assurde, meglio dire inaudite… Questo ci fa pensare che lui si sia preoccupato e abbia fatto immediatamente il 2 aprile questa (interrogazione, ndr) sostenendo anche le tesi che in quel momento il giornalista Borrometi andava sviluppando…

2) I riferimenti espliciti al contenuto della relazione ispettiva.

Nella sua interrogazione il senatore Lumia scrive che la Commissione prefettizia aveva già “lavorato e raccolto notevoli elementi di inquinamento dell’ente”. Come fa un senatore della Repubblica a conoscere la presunta gravità degli elementi contenuti in una relazione prefettizia che, in quel momento, era un documento assolutamente riservato, come ci ha confermato il prefetto Vardè?

VARDÈ, già prefetto di Ragusa. Quello che le posso dire è che la relazione è stata redatta confezionando un documento classificato, recava una classifica, classifica ‘riservato’, per cui eventuali rivelazioni del contenuto di questa relazione costituivano reato. Io non so se effettivamente il senatore Lumia fosse a conoscenza del contenuto della relazione. Se lo fosse davvero mi meraviglierei, perché c’era un espresso divieto sanzionato penalmente… 

Infine, ferma restando l’insindacabile legittimità dell’attività ispettiva parlamentare, come mai – vista la delicatezza dell’argomento in questione – il senatore Lumia non ha ritenuto opportuno confrontarsi con la senatrice del PD Venera Padua, espressione proprio del territorio di Scicli ed appartenente allo stesso schieramento di maggioranza del senatore Lumia? Questo il ricordo della diretta interessata:

PADUA, senatrice. È stato un atto che io ho visto dopo la sua produzione… cercavo di fare squadra, tra virgolette, con gli eletti in Sicilia… però lui non coinvolgeva, non mi ha mai coinvolto, ma non dico solo me, ma anche altri colleghi siciliani non siamo stati molto coinvolti.

Io questa cosa (l’interrogazione, ndr) l’ho scoperta dopo e lui non era molto … come dire … era evasivo, non abbiamo approfondito, non me ne ha dato mai la possibilità… Sono rimasta male nel merito e nel metodo, come ben si capisce… Lui ha ritenuto evidentemente di agire da solo. Certo questo riguardava proprio la mia comunità propria di appartenenza, di provenienza.

Che l’interrogazione del senatore Lumia non fosse stata concordata con il territorio lo ha confermato alla Commissione anche ex consigliere comunale ed allora segretario comunale del PD Marco Causarano, ribadendo quanto aveva già dichiarato alla stampa:

CAUSARANO, già segretario cittadino del PD di Scicli. Io ribadisco che non ci fu nessun tipo di coordinamento, di relazione con il senatore Lumia. Anzi devo dire, e se può essere a beneficio della vostra azione, che ci fu poi una lettera che il senatore Lumia inviò al preside Palazzolo, che all’epoca era appunto iscritto al Partito Democratico, e venne anche pubblicata dai giornali… Con questa lettera il senatore Lumia ci invitava a non fare negazionismo…

Siamo all’atto finale.

Il 27 aprile 2015 il ministro dell’Interno Alfano prende carta e penna e scrive la relazione che accompagnerà in Consiglio dei Ministri la proposta di scioglimento, facendo proprie le argomentazioni del prefetto Vardè e della commissione ispettiva.

Il 29 aprile arriva il decreto del Presidente della Repubblica: il Consiglio comunale di Scicli è sciolto.

Uno dei primi a commentare la notizia dello scioglimento è il presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta:

Mi spiace che a Scicli non si andrà a votare, ma c’era il pericolo di continuità con l’amministrazione precedente… Il movimento del Megafono e altri avevano dato disponibilità a candidare un esponente delle forze dell’ordine, se gli altri partiti avessero avuto il coraggio si sarebbe evitato lo scioglimento.

Ma in che modo la scelta di un candidato sindaco avrebbe potuto incidere sull’adozione o meno del provvedimento di scioglimento? A cosa si riferisce esattamente Crocetta? Avremmo voluto chiederlo all’ex presidente della Regione Sicilia che però ha ritenuto di non dover accogliere il nostro invito per un’audizione.

Tuttavia, in una recente intervista lo stesso Crocetta ha inteso prendere le distanze dalle vicende relative allo scioglimento di Scicli:

Non andai manco alla seduta del Consiglio dei Ministri. Ci mandai Mariella, l’assessore Lo Bello, che era già a Roma per altre cose. E la Regione ha risparmiato pure bei soldini…”

Dichiarazioni opposte a quelle rilasciate dallo stesso Crocetta nel maggio 2015:

Ho partecipato alla seduta del Consiglio dei Ministri che ha deciso lo scioglimento del comune di Scicli per mafia ed ho visto le carte: accuse di voti di scambio, accuse che riguardavano la gestione del servizio rifiuti, accuse che riguardavano la gestione degli appalti da un lato e dall’altro, cosa che probabilmente ha reso indispensabile l’adozione del provvedimento, il fatto che coloro che erano in contiguità con il vecchio sistema che ha portato alle dimissioni del sindaco e all’inchiesta giudiziaria che c’è in corso sulla gestione dei rifiuti, si ripresentavano alle elezioni.”

Ma torniamo alla questione del “candidato salva Scicli” che avrebbe voluto proporre il presidente Crocetta.

In quei giorni l’onorevole Giorgio Assenza, componente – allora come oggi – della Commissione Antimafia dell’Ars, presentò sul punto una interrogazione che però non ricevette dal governo regionale alcuna risposta. Ecco come l’on. Assenza ha ricostruito in Commissione questo passaggio:

ASSENZA, onorevole. Era fatto notorio che molte volte l’onorevole Crocetta si lasciava andare ad esternazioni, oserei dire: “voce dal sen fuggita”, quindi, il peso da dare doveva sempre essere valutato attentamente… Ma questa era una frase particolarmente grave anche perché seguiva tutta una serie di interventi politici da parte di esponenti chiaramente vicinissimi al Presidente Crocetta che avevano lavorato molto per la sua elezione, a partire dal senatore Lumia.  E, quindi, ebbi a formulare questa interrogazione ma non ho avuto alcun riscontro né parlamentare né, debbo dire, neanche privato.

Del candidato di Crocetta, esponente delle forze dell’ordine, che avrebbe potuto evitare lo scioglimento era all’oscuro anche la Prefettura di Ragusa:

VARDÈ, già prefetto di Ragusa. Io non ho mai avuto uno scambio di opinioni con il Presidente della Regione riguardo la procedura di accertamento e poi di scioglimento del Consiglio comunale di Scicli, anche perché non aveva nessuna voce in capitolo e non ho ritenuto di sentire la sua opinione. Quell’affermazione del Presidente della Regione sinceramente mi sfugge, non ero a conoscenza che avesse affermato una cosa del genere che credo che lasci il tempo che trovi.

Eppure, che le parole di Crocetta non siano state un flatus voci ma rivelino una discussione informale a livello istituzionale su possibili soluzioni da frapporre allo scioglimento (nel periodo antecedente alla pronuncia del Viminale) è circostanza ormai acquisita da questa Commissione.

Il primo a parlarcene è stato l’avvocato Iacono nella sua memoria:

“Nella seduta del Consiglio Comunale di Scicli del 20 febbraio scorso (si discuteva delle vicende dello scioglimento) il consigliere comunale del PD (oggi in rotta col partito) dott. Claudio Caruso è intervenuto nel dibattito affermando tra l’altro che “la responsabilità dello scioglimento ricade su quei consiglieri che non si erano voluti dimettere mantenendo così in carica il consiglio comunale”. È quindi intervenuto il consigliere Giorgio Vindigni, del gruppo Lista civica Cittadini per Scicli, già consigliere comunale al tempo dello scioglimento, ribattendo tra l’altro che le dimissioni dell’intero consiglio comunale non avrebbero impedito comunque lo scioglimento e l’esercizio del relativo potere da parte del governo così come era successo in tanti altri comuni sciolti per mafia. A questo punto il consigliere Caruso ha interrotto l’intervento di Vindigni dichiarando “no, non è così, c’era un accordo!”.  Sarebbe interessante capire a cosa si riferisse il dottor Caruso, a quale accordo, chi erano i protagonisti dell’accordo, a quale livello era stato preso e tanto altro ancora.”

Il quesito posto dall’avvocato Iacono non è di poco conto: in che cosa sarebbe consistito questo accordo? E, soprattutto, chi ne erano i soggetti promotori? Lo abbiamo chiesto al dottor Caruso, le cui dimissioni – lo ricordiamo – vengono protocollate il 31 marzo 2015:

CARUSO, consigliere comunale di Scicli (RG). Le motivazioni (delle dimissioni, ndr) sono tutte scritte pubblicamente… le continue defaillance dei consiglieri di centro destra – io ero col centro sinistra ed ero all’opposizione – rendevano un pochettino anomala… l’azione politica del sindaco fin quando lui poi azzerò… abbiamo deciso di fare una giunta tecnica che il sindaco si scelse al di fuori della coloritura partitica, e di appoggiare tutti quegli atti che abbiamo ritenuto utili per arrivare a non incorrere nel dissesto, fatto questo era chiaro per noi… che era logico ridare la parola ai cittadini…

FAVA, presidente della Commissione. Senta, lo scorso 20 febbraio… lei ha dichiarato: “la responsabilità dello scioglimento ricade su quei consiglieri che non si erano voluti dimettere, mantenendo così in carica il consiglio comunale“. Qualcuno le ha fatto notare che il provvedimento dello scioglimento sarebbe stato adottato comunque con le dimissioni del Consiglio…  lei ha risposto: «no, non è così, c’era un accordo». In una successiva intervista ha un po’ minimizzato dicendo: «c’era un accordo nel senso che c’era un accordo politico». Ecco, che cosa vuol dire “c’era un accordo”?

CARUSO, consigliere comunale di Scicli (RG).  Quell’accordo, che qualcuno mi fece dire nel senso che ha percepito, è stato nettamente smentito subito dopo l’intervento del consigliere Vindigni che ha voluto artatamente far capire come se io fossi a conoscenza di qualcosa di losco…

FAVA, presidente della Commissione. La domanda è un’altra, mi perdoni. Lei, in questo intervento dice: «la responsabilità del Consiglio ricade su quei consiglieri che non si sono voluti dimettere».

CARUSO, consigliere comunale di Scicli (RG). Certo, perché…nella legge normale, se noi, fatti i punti che abbiamo fatto, rimandavamo tutto alla decisione della città di portarli a votare…

FAVA, presidente della Commissione. In realtà la legge questo non lo dice, il consiglio comunale si può dimettere ma poi se la commissione di accesso e il Prefetto ritengono comunque che ci siano ragioni per sciogliere il Consiglio comunale per andare ad un commissariamento…

CARUSO, consigliere comunale di Scicli (RG). Certo, certo… quando si fa un intervento a braccio in Consiglio comunale… a volte i termini non corrispondono al significato che uno vuole dire… io non so assolutamente di accordi se non quelli derivanti da, ripeto, da accordi di carattere politici, che ho specificato.

Secondo insomma Caruso si sarebbe trattato di un accordo di natura programmatica per salvare la città dal dissesto (e non dallo scioglimento!). Non è di questo avviso l’ex consigliere Marco Causarano:

CAUSARANO, già segretario comunale del PD di Scicli. Il testo unico degli enti locali dice espressamente che le dimissioni contestuali dei consiglieri comunali non esauriscono la procedura, il procedimento volto allo scioglimento per mafia del comune… per cui io non mi capacitavo, non mi capacito ancora, nelle motivazioni di chi chiedeva le dimissioni… Caruso era tra questi… A quella richiesta io e il consigliere del partito democratico rispondemmo “ditelo, se sapete qualcosa ditecelo”. Perché è ovvio che noi stessi siamo i primi a volere che il Comune non sia infamato da questo scioglimento per mafia. Però non capiamo…

FAVA, presidente della Commissione.  Che risposta avete avuto?

CAUSARANO, già consigliere comunale del comune di Scicli.  Non arrivavano risposte… Devo dire che poi anche parte della stampa ci chiedeva le dimissioni e ci diede la colpa del fatto che siccome non c’eravamo dimessi la responsabilità era nostra…

Causarano si riferisce alla testata web “Ragusanews.com”. Gli articoli sono due redazionali, rispettivamente del 21 e del 22 marzo 2016. Ecco alcuni estratti:

“Non hanno voluto dimettersi. Sarebbe bastato questo per disinnescare la bomba dello scioglimento, ma loro erano abbarbicati al potere, alle poltrone, alla “gestione”. (…)

“Chi vuole bene a Scicli e all’immagine di Scicli avrebbe potuto evitare il danno di immagine alla città dimettendosi, immediatamente, dalla carica di sindaco, assessore e consigliere comunale. Ma così non è stato.  E ci pare profondamente disonesto, addossare la vicenda penale sulle spalle del povero Susino, come se fosse un suo fatto privato e non una circostanza di totale condivisione politica di un destino comune, consiglieri ‘responsabili’, assessori e sindaco”.

Utile, sul punto, la considerazione fornita a questa Commissione dall’avvocato Iacono nel corso della sua audizione:

ASSENZA, componente della Commissione. Lei non pensa che l’accordo cui si riferisce il consigliere Caruso potesse essere inquadrato in una vicenda più ampia cui si erano interessati anche i vertici regionali per dire ‘evitiamo lo scioglimento, andiamo subito alle elezioni’?

IACONO, avvocato. L’amministrazione del dottore Susino era una amministrazione fuori dagli schemi, nel senso che non aveva copertura politica… era una amministrazione anomala… L’interesse era quello di mandarli a casa: o per la discarica o per A.CI.F. o per un fatto politico… Che nel corso di questa estate 2014, mentre c’era la commissione ispettiva, mentre il procedimento nei confronti del dottore Susino era ancora nella fase dell’indagine preliminare, ci siano stati come si dice “abboccamenti politici” e che in qualche modo sia stato rassicurato “dimettetevi tutti, andate a casa, mandate a casa Susino e in qualche modo sta cosa la risolviamo”… ecco, in questi termini io direi che ci poteva essere un accordo. Un accordo però che ha padrini politici, non è una cosa che nasce nei bar, ecco, ha padrini politici molto alti.

Insomma, tutti a casa. A tutti i costi.

Il decreto di scioglimento, come già anticipato, viene confermato dal Giudice Amministrativo in primo e in secondo grado. Infatti, nell’impostazione seguita dal Giudice Amministrativo, soprattutto dal Consiglio di Stato – in base al principio della non pregiudizialità del giudizio penale rispetto a quello amministrativo – è stato conferito un particolare rilievo alla sussistenza di una serie di elementi indiziari, dai quali si è ritenuto di poter desumere il condizionamento mafioso nei confronti dell’amministrazione di Scicli, pur in assenza di una accertata responsabilità penale degli amministratori locali. Ebbene, per quanto il Giudice Amministrativo abbia, nel solco della sua tradizionale giurisprudenza, ribadito la legittimità del provvedimento di scioglimento, questa Commissione non può non rilevare come la limitata prospettiva della vicenda processuale amministrativa – da cui sono rimaste estranee le principali iniziative dell’amministrazione sciclitana a difesa dell’integrità del territorio e dell’ambiente -, e il carattere “estrinseco” del sindacato giurisdizionale – troppo propenso a salvaguardare l’apprezzamento latamente discrezionale compiuto dalle autorità di pubblica sicurezza e dal Governo in ordine ai fatti e ai comportamenti rilevanti ai sensi dell’art. 143 TUEL- hanno condotto ad una ricostruzione parziale ed angusta del ruolo del Comune di Scicli nel contesto locale, nonché della sua capacità di elaborare in modo autonomo le scelte politico-amministrative rispetto ai potenziali condizionamenti criminali.

Il processo penale, peraltro, scardina del tutto l’impianto accusatorio: il Tribunale di Ragusa assolve Franco Susino e derubrica nei confronti di Franco Mormina e degli altri principali imputati il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso con quello di associazione a delinquere semplice (vincolo associativo ritenuto poi del tutto insussistente dalla Corte di Appello di Catania. In sostanza, la banda dei netturbini non era una banda, la cosiddetta “cupola mafiosa” a Scicli non è mai esistita.

Importante riproporre in questa sede alcuni passaggi della sentenza di assoluzione del sindaco Susino, per il tono (insolitamente e manifestamente) critico del Tribunale versus le conclusioni a cui era giunta l’indagine penale nei suoi confronti:

“Nel merito, già le difese dell’imputato nel corso dell’interrogatorio sopratrascritto ostavano all’ esercizio dell’azione penale in quanto obbiettive puntuali e documentate. Il fulcro è quello ben evidenziato dalla Difesa: il Susino, assunte le funzioni di sindaco, non appena viene informato dai funzionari comunali competenti, muove una serie di rilievi alla ECO. S.E.I.B. srl che provocano serio contenzioso.

Fra questi interessa in particolare quello inerente la posizione di Mormina Franco e di altri tre dipendenti, per i quali l’Ente si rifiuta di riconoscere le prestazioni e quindi di pagarle: sino al licenziamento… Le iniziative dell’imputato sono allora troncanti: ammesso per ipotesi un legame, un collegamento, un impegno a favorire Mormina Franco, il risultato concreto è il suo contrario: non solo il Mormina salta, ma addirittura la ditta al cui interno questi spadroneggia è destinataria di molteplici e pesantissime riserve contrattuali (…) La telefonata intercorsa fra il Susino e Mormina Franco – a prescindere dalla sua casualità in quanto l’interlocutore diretto è il Tasca e sul cui tono confidenziale l’Accusa ha reiteratamente e con enfasi insistito – è del tutto irrilevante. (…)

In definitiva, è inaudito che l’imputazione abbia superato il vaglio dell’udienza preliminare, la cui superficialità muove indiscutibilmente dal superiore rilievo sul dies a quo.”

Si dirà: d’accordo, il processo penale assolve con formula piena il sindaco e derubrica le accuse nei confronti di Mormina e degli altri imputati a reati bagatellari. Che c’entra questa sentenza con lo scioglimento?

Cosa e quanto avrebbe potuto c’entrarci lo spiega la sentenza del TAR Lazio:

“Nel caso in esame, peraltro vi è più di un indizio della sussistenza di tale penale responsabilità, attesa l’esistenza di un provvedimento di rinvio a giudizio del Sindaco della disciolta giunta, circostanza alla quale non può non essere assegnata valenza dirimente.”

In altri termini, il TAR Lazio riconferma (e giustifica) il decreto di scioglimento del comune di Scicli individuando nel rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa del sindaco Susino, una circostanza dirimente. Attenzione alle date: il giudice amministrativo si pronuncia a marzo 2016, quello penale, invece, nel luglio dello stesso anno.

Visto come quel processo si è poi concluso, e come è stata giudicata dalla sentenza la fragilità dell’intero impianto accusatorio, resta in campo la domanda da cui muove questa indagine: senza l’incriminazione del sindaco Susino e il teorema (da più parti, giornalistiche e istituzionali, agitato) sulla cd. “cupola mafiosa” di Scicli, il comune sarebbe stato sciolto egualmente?