Pubblichiamo, (come vi avevamo anticipato qui)  la parte che riguarda Scicli della Relazione della Commissione Antimafia. Oltre alla dichiarazioni dell’ex sindaco di Scicli Franco Susino, e dell’ex assessore Giampaolo Schillaci, ci sono anche quelle di Paolo Borrometi che hanno sollevato un polverone (ne abbiamo parlato ieri qui).

Ecco dunque qui sotto il documento, la parte della Relazione che riguarda Scicli.

 


LA DISCARICA ACIF E LO SCIOGLIMENTO DEL COMUNE DI SCICLI

Nella relazione depositata agli atti di questa Commissione, il “Comitato volontario per la tutela della salute, dell’ambiente e del territorio di Scicli”, evidenzia come le fortune dell’ACIF s.r.l., impresa operante nel settore della raccolta rifiuti, siano cominciate nel momento stesso in cui questa ha incominciato ad offrire i propri servizi alla cosiddetta filiera del petrolio.

L’ACIF servizi srl è una piccola impresa costituitasi nel 2004 con un capitale sociale di 12.000 euro. Quattro anni dopo, è il 2008, l’Acif viene incaricata dalla piattaforma petrolifera VEGA (la più grande piattaforma petrolifera fissa realizzata nell’off-shore italiano, di proprietà al 60% di Edison e al 40% dell’Eni, al centro di una vicenda giudiziaria per reati ambientali, conclusasi con la prescrizione) di trasportare i residui delle estrazioni presso un apposito impianto autorizzato al trattamento. Nello stesso anno, l’ACIF attrezza una propria struttura in contrada Cuturi riadattando un ex pollaio; l’attività primaria si estende: ai rifiuti “non pericolosi” si aggiungono anche quelli “pericolosi”. E’ il primo passo verso le autorizzazioni al nuovo impianto.

Come in molte vicende affrontate nel corso della presente inchiesta, anche in questo caso le coincidenze sono importanti perché, proprio all’indomani di un parere negativo espresso nei confronti del progetto di ampliamento presentato dall’ACIF, l’amministrazione comunale sciclitana viene travolta da un’inchiesta giudiziaria. La delibera di giunta è la numero 125 del 15 luglio 2014; l’indomani il prefetto di Ragusa nomina una commissione di accesso agli atti del comune; il 17 luglio, due giorni dopo, il sindaco Francesco Susino riceve un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa (si dimetterà il 23 dicembre dello stesso anno). Il 29 aprile del 2015 infine verrà disposto lo scioglimento del Comune. E l’anno dopo, va da sé, l’ACIF otterrà l’attesa autorizzazione.

Occorre aggiungere che, anche in questo caso, come già a Siculiana e a Racalmuto, l’indagine penale a carico del sindaco verrà cassata in sede di giudizio, con una sentenza del Tribunale insolitamente perentoria per il tono usato nei confronti dei colleghi della Procura e dell’ufficio del gip: “E’ inaudito che il processo abbia potuto superare la fase delle udienze preliminari!”. Parole nette e preoccupanti.

Ma a quel punto il danno d’immagine per il comune – sciolto per mafia – sarà cosa fatta e irreparabile.




Ma come si arriva, dopo lo scioglimento del comune, al decreto che autorizzava l’ACIF all’ampliamento del suo impianto? Come reagisce la città? La Commissione lo ha chiesto ai rappresentanti del Comitato di Scicli e all’ex sindaco Susino.

PALAZZOLO, Comitato di Scicli. Fin dal 2013 il Consiglio Comunale aveva dato mandato all’amministrazione comunale di trasformare l’area in cui sorge anche l’impianto ACIF in un parco extra urbano… Il Consiglio comunale è riuscito a completare l’iter nel senso che, sulla base dell’istruttoria dell’Ufficio tecnico, ha deliberato, con delibera immediatamente esecutiva, la trasformazione di quell’area da E4 a E1… Senonché la Giunta decadde e venne prima il Commissario regionale e poi i Commissari prefettizi. Ebbene, di questa delibera non si seppe più nulla, nonostante fosse immediatamente esecutiva… I Commissari Prefettizi avrebbero dovuto deliberare l’impegno di spesa per la pubblicazione della delibera su un quotidiano e sulla Gazzetta Ufficiale. Non pubblicano nulla. L’assessorato dice: è vero che c’è questa delibera, ma siccome la delibera a noi non è mai arrivata, per noi è come se non ci fosse. Guarda caso non era arrivata perché non era stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, né sul quotidiano, perché mancava quella delibera di impegno di spesa… Non solo: subito dopo il nuovo capo dell’Ufficio tecnico, esprime un parere tecnico favorevole all’ampliamento dell’impianto…

* * *

SCHILLACI, ex assessore di Scicli. Avevo sei deleghe, dall’Unesco all’ambiente, ricordo bene la delibera di giunta che abbiamo fatto il 15 luglio del 2014… era la prima volta che noi venivamo a contatto con la problematica di questo impianto… Abbiamo dato le nostre osservazioni negative che sono agli atti. Poi di questo impianto non ne abbiamo saputo più nulla fino all’aprile del 2016, quando ci sono state tutte le autorizzazioni, l’A.I.A. e così via, e solamente allora siamo venuti a sapere di queste famose controdeduzioni che l’ACIF il 9 settembre del 2014 aveva depositato… penso sarebbero dovute arrivare anche a me, come assessore all’ecologia, invece non sono mai arrivate…

* * *

SUSINO, ex sindaco di Scicli. Nel maggio del 2014 la ditta ACIF presenta un progetto, io invio all’assessorato il mio parere negativo. Qua purtroppo succede una cosa… il 9 settembre 2014 la ditta presenta le controdeduzioni, però io non l’ho mai vista! A me non è mai arrivata! Manca il protocollo elettronico e non è stata siglata…

FAVA, presidente della Commissione. Questo che cosa ha determinato?

SUSINO, ex sindaco di Scicli. Le conseguenze… vengono citate nelle varie autorizzazioni della Regione che dicono che, noi, alle controdeduzioni non abbiamo dato nessuna risposta… è passato pure che ero favorevole perché non avevo risposto alle controdeduzioni!

* * *

PALAZZOLO, Comitato di Scicli. Nell’aprile del 2016 noi abbiamo saputo dall’onorevole Assenza che c’era questo decreto, così, senza che la città ne fosse mai stata informata. Abbiamo costituito subito un Comitato che ha coinvolto l’intera Città, tutte le forze politiche o quasi, ma soprattutto associazioni di volontariato e cittadini… il Comitato, coinvolgendo anche Legambiente regionale, ha fatto un ricorso al Tar il 9 maggio del 2016 e da lì siamo partiti con una serie di iniziative…

Dopo, i Commissari prefettizi, di fronte a quella grande manifestazione popolare, hanno scritto che effettivamente la città non era stata coinvolta, che effettivamente – visto che Scicli è patrimonio Unesco – la cosa poteva essere pericolosa, insomma si sono comportati come se loro non fossero stati lì a dirigere la città in quegli anni. Francamente la cosa ci ha stupiti, però questo è accaduto.

Dopo il commissariamento, e il successivo scioglimento del comune di Scicli, l’atteggiamento degli organi amministrativi nei confronti del progetto ACIF muta radicalmente.

E’ un fatto, riporta la relazione acquisita dal Comitato di Scicli, che la Commissione prefettizia, appena insediatasi, estrometta dall’incarico di capo dell’Ufficio tecnico comunale, l’ing. Spanò, che aveva contribuito a formulare il parere tecnico negativo dell’amministrazione al progetto dell’ACIF. Ed è un fatto che subito dopo, il 24 luglio 2015, il nuovo dirigente dell’Ufficio tecnico comunale trasmetta all’assessorato regionale competente il “parere favorevole di condivisione tecnica” al progetto di ampliamento dell’ACIF. E’ un fatto che i commissari prefettizi non abbiano poi partecipato alla conferenza di servizio convocata a Palermo per l’esame del progetto ACIF e non ne abbiano nemmeno acquisito i verbali. Ed è un fatto, infine, che la Commissione prefettizia, con delibera del 28 agosto 2015, abbia ridelimitato l’aria comunale sottoposta a tutela escludendo quella in cui sorge l’impianto ACIF.

Facciamo un passo indietro e torniamo ai giorni che precedono lo scioglimento di Scicli.

Il lavoro della commissione d’accesso prefettizia viene accompagnato da una martellante campagna d’opinione che reclama lo scioglimento per mafia del consiglio comunale. Uno degli atti politici più diretti è l’interrogazione presentata dal senatore Beppe Lumia il 2 aprile 2015 in cui si accusa perfino di negazionismo (“in loco c’è, inoltre, una pericolosissima negazione della stessa presenza mafiosa, da parte di certa società e certa stampa”) quella parte di comunità che aveva manifestato forti perplessità sulla proposta di scioglimento per mafia (tra i primi firmatari, gli ex giudici Severino Santiapichi e Salvatore Rizza e il pittore Piero Guccione).

Pochi giorni dopo arriva l’auspicato decreto di scioglimento a firma dell’allora Ministro dell’Interno Angelino Alfano.

PALAZZOLO, Comitato di Scicli. A marzo c’era stata una petizione i cui i primi firmatari erano il giudice Severino Santiapichi, famoso presidente della Corte d’Assise di Roma, processo Moro e Alì Agca, l’altro era il giudice Salvatore Rizza, anche lui un magistrato antimafia, poi Piero Guccione, il grande pittore che abbiamo avuto a Scicli… Evidentemente il senatore Lumia si sarà preoccupato, questa è stata la nostra impressione, che questa pressione popolare, queste richieste autorevoli facessero capire che non era vero quello che si andava dicendo, che quelle accuse erano assurde, meglio dire inaudite… Questo ci fa pensare che lui si sia preoccupato e abbia fatto immediatamente il 2 aprile questa (interrogazione, ndr) sostenendo anche le tesi che in quel momento il giornalista Borrometi andava sviluppando…

* * *

SUSINO, ex sindaco di Scicli. Per me aveva degli interessi, lo dico chiaramente… Intanto c’è una cosa: che lui (Lumia, ndr), del collegio di Bagheria, viene a fare un’interrogazione al Senato mentre c’è una senatrice di Scicli, Venera Pauda, che, pubblicamente, in una riunione svoltasi a Palazzo Busacca, dice che lei non sapeva niente di questa interrogazione…

Il giornalista Paolo Borrometi ha seguito e documentato l’indagine che ha portato all’incriminazione del sindaco Susino e allo scioglimento del comune di Scicli. Abbiamo provato a ricostruire con lui quelle settimane, a partire dal significativo parallelismo che accompagna l’inchiesta sul sindaco Susino e il percorso autorizzativo dell’ACIF, fino alla già citata interrogazione del senatore Lumia, che proprio agli scritti del Borrometi fa esplicito riferimento.

FAVA, presidente della Commissione. La vicenda del Comune e la vicenda Acif: in che modo inquadra questi fatti?

BORROMETI, giornalista. In relazione allo scioglimento io inizio a trattare il tema dei rifiuti con un’intervista fatta al sindaco Bartolomeo Falla. Non ho mai scritto nello specifico della vicenda ACIF.

FAVA, presidente della Commissione. Il 15 luglio del 2014, la Giunta si esprime con parere contrario, il giorno dopo il Prefetto nomina una commissione d’accesso, il giorno dopo arriva l’avviso di garanzia per il sindaco: le chiedo se si sia mai chiesto se sia stato un parallelismo soltanto causale. Andiamo avanti: scioglimento del Comune il 29 aprile e pochi giorni dopo l’Assessorato regionale al Territorio ed Ambiente rilascia la V.I.A. per il progetto sul quale si opponeva la Giunta Susino.

BORROMETI, giornalista. Allora non li ho mai collegati… Legati così come me li ha appena prospettati, cosa che io non avevo fatto, sono chiaramente inquietanti.

FAVA, presidente della Commissione. Si è mai occupato del movimento di opinione che ha accompagnato questa vicenda Acif?

BORROMETI, giornalista. Io rispetto i comitati ‘no trig’ mi sono sempre schierato pubblicamente a loro favore… però giornalisticamente non mi sono occupato della vicenda.

FAVA, presidente della Commissione. Si è occupato invece molto dell’inchiesta giudiziaria che ha preceduto lo scioglimento di Scicli, con una campagna giornalistica particolarmente intensa… Il 24 luglio il suo sito riceve dal Movimento politico ‘Novalex’ un comunicato di 81 righe, che pubblica senza alcun commento, nel quale si dice sul sindaco Susino: “Per noi potrebbe salire sul patibolo oggi stesso”. Per quanto possa essere aspra la contesa politica, si parla del patibolo per il sindaco in carica, senza una vostra parola di commento.

BORROMETI, giornalista. Nella sua premessa vi era il termine campagna, io non ho avviato nessuna campagna, mi perdoni…

FAVA, presidente della Commissione. …una inchiesta giornalistica, particolarmente generosa nella quantità di articoli che è stata prodotta. Prego…

BORROMETI, giornalista. …relativamente a questo (articolo, ndr) onestamente non ricordo.

FAVA, presidente della Commissione. In un’altra vostra nota dell’11 agosto 2014… l’intervistato è una ‘fonte riservata’ di cui non viene rivelato il nome e che dice: “spero che sciolgano il Consiglio, bisogna mandarli a casa!”. Una ‘fonte riservata’ che dice ‘bisogna sciogliere il Consiglio comunale’ non rischia di apparire come una affermazione un po’ apodittica, non essendoci dietro nemmeno un nome?

BORROMETI, giornalista. Anche questo articolo non lo ricordo.

FAVA, presidente della Commissione. L’8 aprile del 2015 – pochi giorni prima che venga sciolto il comune di Scicli – lei pubblica un articolo “La mafia a Scicli, tutti i nomi nell’interrogazione di Lumia” che è il testo integrale di questa interrogazione, 193 righe, presentata sei giorni prima, il 2 aprile. Lei riferisce integralmente il testo di questa interrogazione, molto determinata nel sollecitare lo scioglimento del comune di Scicli; eppure non c’è nessun riferimento, nei suoi articoli di quell’epoca, al manifesto pubblico che era stato firmato contro lo scioglimento da personalità che avevano una loro rilevanza certo non inferiore a quella del senatore Lumia, penso ai giudici Severino Santiapichi e Salvatore Rizza, penso ai pittori Guccione e Alvarez… Perché pubblica integralmente la lunghissima interrogazione del senatore Lumia e non c’è mai alcun cenno a questo manifesto che offriva una lettura radicalmente diversa su quello che stava accadendo a Scicli?

BORROMETI, giornalista. Allora, in relazione alla interrogazione che abbiamo pubblicato, se non ricordo male, come proprio redazione, non fui io a pubblicarla…

FAVA, presidente della Commissione. C’è la sua firma.

BORROMETI, giornalista. Non lo ricordo, comunque va bene, ma anche in relazione al manifesto a me pare sia stato pubblicato, ora sono passati anni…

FAVA, presidente della Commissione. Non abbiamo trovato nulla, nonostante una ricerca abbastanza meticolosa.

BORROMETI, giornalista. A me pare sia stato pubblicato, e noi comunque abbiamo dato più volte voce a chi non voleva sciogliere quel comune, e ribadisco ancora una volta più volte abbiamo cercato di interloquire all’epoca con il sindaco Franco Susino, proprio per dargli possibilità di replicare.112

FAVA, presidente della Commissione. Senta, lei si chiese perché ci fossero duecento righe di interrogazione da parte di un senatore di un altro collegio e la senatrice di quel collegio, dello stesso partito, non fosse stata nemmeno avvertita?

BORROMETI, giornalista. E’ un atto parlamentare e, quindi, non ho sindacato l’atto parlamentare. E’ curioso, è molto curioso che la senatrice del collegio non ne sapesse nulla…

FAVA, presidente della Commissione. Un passaggio di questa interrogazione la riguarda: “Va precisato – scrive il senatore Lumia – che l’attività giornalistica del giornalista pubblicista Paolo Borrometi è servita ad informare la collettività della presenza sul territorio dell’associazione mafiosa ed ha contribuito a svelare retroscena fondamentali per comprendere meglio i fatti e da allora lo stesso giornalista ha subito gravi atti intimidatori…”. Abbiamo fatto una ricerca e ci risulta che sull’inchiesta giudiziaria della D.D.A. di Catania, sullo scioglimento del Comune di Scicli ed anche sul processo al sindaco Susino sono intervenuti tutti i giornali siciliani, articoli della Gazzetta del Sud, di Repubblica, della Sicilia, di Livesicilia, più tutti i siti web che ci sono in circolazione. Come mai il senatore Lumia dice che la sua attività “è servita a informare la collettività” come se fosse l’unica voce che si è spesa per raccontare quello che accadeva a Scicli?

BORROMETI, giornalista. Non so, questo andrebbe chiesto a Lumia non certamente a Paolo Borrometi.

FAVA, presidente della Commissione. La relazione che lei ci sta lasciando, e che acquisiamo, se ho capito bene è un focus più complessivo sul ciclo dei rifiuti. Lei approfondisce anche le questioni che riguardano Proto e l’Oikos?

BORROMETI, giornalista. In maniera marginale.

 

FAVA, presidente della Commissione. E della vicenda Catanzaro, Siculiana, scioglimento del comune, inchiesta della Procura?

BORROMETI, giornalista. E’ tutt’altra parte della Sicilia.

FAVA, presidente della Commissione. Diciamo che di Proto e di Siculiana non se ne è occupato perché territorialmente non erano nel raggio di azione del suo lavoro?

BORROMETI, giornalista. Io mi sono occupato in prevalenza di fatti che riguardano le province di Ragusa e Siracusa.

Resta irrisolto il punto di domanda da cui siamo partiti, identico a quello che abbiamo sollevato sulle vicende di Siculiana e di Racalmuto: è casuale la successione dei fatti? La giunta di Scicli si pronuncia contro l’ACIF; indagine per mafia a carico del sindaco; il comune viene sciolto; il sindaco viene assolto… Solo coincidenze?

Secondo l’ex assessore Schillaci, tra i promotori del Comitato di Scicli, la risposta è no.

SCHILLACI, ex assessore di Scicli. C’è un intreccio perverso tra le sentenze assolutorie a favore di Franco Susino nel processo penale e invece, purtroppo, le sentenze dei tribunali amministrativi contro i nostri ricorsi… Il Tar Lazio contro il nostro ricorso usa la parola ‘dirimente’, cioè il fatto che ci sia in corso un processo per quell’accusa contro il sindaco è dirimente, e il Tar respinge il nostro ricorso… Non molto tempo dopo viene fuori l’assoluzione di Franco Susino, noi nel frattempo avevamo fatto ricorso al Consiglio di Stato, non si usa più la parola ‘dirimente’ però anche lì si sostiene che, siccome c’è in corso l’appello, anche per questo non ce la sentiamo di accogliere le tesi dei ricorrenti… La Procura ha ritirato l’appello (per il sindaco Susino, ndr) il giorno dell’udienza ma noi la sentenza (contraria, ndr) del Consiglio di Stato l’avevamo avuta qualche settimana prima.

Dunque, il ricorso dinanzi il giudice amministrativo avverso il decreto di scioglimento viene respinto in primo grado perché era in corso l’indagine per mafia a carico del sindaco, indagine considerata dal Tar Lazio un fatto ‘dirimente’ ai fini della decisione. A poco servirà che l’inchiesta si afflosci rapidamente, che il sindaco venga assolto e l’accusa nei confronti degli altri imputati sia derubricata a reati ordinari: a quel punto Consiglio di Stato avrà già riconfermato definitivamente lo scioglimento.

Vale la pena rileggere un passaggio della relazione che il Comitato di Scicli ha consegnato a questa Commissione:

“Perché proporre accuse così gravi che non potevano reggere – e non hanno retto – allo scrutinio valutativo del giudice penale? Allo stato non ci sono risposte. E’ però doveroso – proprio in considerazione della conclamata forzatura rimarcata nella sentenza – porsi l’antico quesito, cui prodest?, e ricercare l’’evento’ di particolare rilevanza che non si sarebbe verificato se non ci fosse stato lo scioglimento del Consiglio e il successivo governo commissariale. Orbene, quell’evento sembrerebbe essere, quasi certamente, il ‘via libera’ all’ampliamento dell’impianto ACIF, un business milionario ma soprattutto la soluzione per gestire i problemi derivanti dall’estrazione e dalla lavorazione del petrolio”.

Valutazioni preoccupanti perché propongono uno scenario in cui il contesto di convenienza non riguarda solo l’ACIF ma si estende a tutti i soggetti interessati allo smaltimento dei rifiuti petroliferi della piattaforma Vega.

Che quel contesto sia poi particolarmente torbido lo conferma una testimonianza acquisita durante il processo al sindaco Susino, quella del maresciallo dei carabinieri Furnò. Nel settembre 2013, spiega il sottufficiale in udienza, ci furono alcuni accessi alla banca dati del Ministero dell’Interno riguardanti il sindaco Susino, alcuni assessori e due dirigenti del servizio ecologia.

“Il maresciallo Furnò chiese lumi al Ministero – riporta la sentenza di assoluzione del Susino – e gli fu risposto che gli accessi erano stati fatti con gli user id di ‘foca 608’ e di ‘foca 606’, quindi due operatori diversi, in uso all’AISI di Roma (l’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna, i nostri servizi segreti interni, ndr). La ulteriore richiesta di notizie del maresciallo Furnò non venne esitata per ‘motivi di sicurezza’.”

Stupisce infine rilevare che gran parte della stampa non si sia impegnata con altrettanto zelo per raccontarne l’assoluzione, indagare sulla manifesta infondatezza di quelle accuse e soprattutto approfondire l’opaca vicenda che ha riguardato l’iter delle autorizzazioni – concesse e poi da ultimo revocate – all’ACIF.