I Circoli di Legambiente della provincia di Ragusa – Il Carrubo di Ragusa, Il Melograno di Modica, Kiafura di  Scicli e Sikelion di Ispica – esprimono forte preoccupazione per l’incendio verificatosi nei giorni scorsi presso il centro petrolifero Irminio, in contrada San Paolino, tra Ragusa e Scicli, impianto gestito dalla società Irminio S.p.A. e localizzato in prossimità del fiume Irminio, area di rilevante valore ambientale e paesaggistico.

“L’episodio  – si legge in un comunicato stampa – riporta drammaticamente all’attenzione pubblica la presenza, nel territorio ibleo, di pozzi petroliferi a bassissima o nulla produzione, spesso mantenuti in condizioni di scarsa operatività e collocati in contesti ambientali e agricoli di pregio. Infrastrutture che, pur appartenendo a un comparto ormai marginale dal punto di vista economico, continuano a rappresentare un rischio concreto e immediato per l’ambiente e per la sicurezza delle persone.

Non si tratta di un fatto isolato. Nell’area dell’Irminio, in località Moncillè, negli anni scorsi si è verificato uno sversamento di idrocarburi in prossimità di un pozzo petrolifero dichiarato tombato, riconducibile a una concessione gestita dalla società Enimed. L’evento, pur affrontato con interventi di messa in sicurezza, monitoraggio e recupero del materiale inquinante sotto il controllo degli enti competenti, ha evidenziato come i rischi legati ai pozzi dismessi possano manifestarsi anche a distanza di anni, mettendo in discussione l’efficacia delle sole chiusure formali.

I rischi associati a questi impianti sono noti e documentati: contaminazione di suolo e falde acquifere, inquinamento dei corsi d’acqua, emissioni accidentali di gas e fumi tossici, incendi ed esplosioni, con potenziali ricadute sulla salute delle persone, sull’agricoltura e sugli ecosistemi locali.

L’estrazione di idrocarburi – si legge ancora nel comunicato – appartiene a un modello di sviluppo fondato sull’uso delle fonti fossili, incompatibile con gli obiettivi di contrasto alla crisi climatica e con la necessaria transizione ecologica. Nel territorio ibleo, però, questo modello non è solo ambientalmente superato: rappresenta anche un pericolo reale e immediato per comunità, ambiente e attività economiche locali, a partire dall’agricoltura.”

Per questi motivi, i circoli di Legambiente della provincia di Ragusa chiedono:

  • alla Regione Siciliana di fornire informazioni chiare e trasparenti sullo stato dei pozzi petroliferi presenti nel territorio, sui controlli effettuati e sui piani di messa in sicurezza e bonifica degli impianti non più produttivi;
  • ai Comuni interessati, a partire dal Comune di Ragusa, di garantire informazione, trasparenza e rassicurazioni alla cittadinanza, esercitando un ruolo attivo di tutela del territorio.

“Alla luce di quanto accaduto – ancora i Circoli di Legambiente della provincia di Ragusa – riteniamo necessario fermare il rilascio di nuove concessioni per la prospezione e l’estrazione di idrocarburi su tutto il territorio ibleo, avviando al contempo un percorso di dismissione responsabile delle infrastrutture esistenti e investendo su modelli di sviluppo realmente sostenibili, coerenti con la vocazione ambientale e agricola di quest’area.

Il territorio ibleo non può continuare a pagare il prezzo di scelte energetiche obsolete. La sicurezza, la salute e il futuro delle comunità locali devono venire prima di tutto.”