Quante volte da piccoli, alla domanda “cosa vuoi fare da grande” la risposta è stata “l’insegnante”? Un percorso spesso scelto da adulti per attitudine o per desiderio. Tuttavia, accade che ci si ritrova, dopo il diploma, dinanzi la scelta di comprendere cosa fare, quale sia il miglior percorso da intraprendere per ottimizzare il tempo?

Essere insegnate è stato da sempre un ruolo accostato, quasi nella sua totalità, alla figura femminile. Nel tempo il termine “maestra” ha assunto la sua predominanza nell’uso quotidiano, infatti, solo negli ultimi decenni la presenza maschile è diventata più frequente.

Ma chi è la maestra o il maestro?

È colei/colui a cui è demandata la formazione scolastica dei bambini dai 3 ai 5 anni per la scuola dell’infanzia e dai 6 ai 10 anni per la scuola primaria.

Si tratta di una figura professionale la cui formazione è stata pensata per consentire ai bambini di vivere la scuola come un momento di profonda socializzazione, imparando a condividere e a interagire; ma anche poter avvalersi delle proprie competenze per trasmettere le basi che fanno da pilastro per i successivi anni scolastici.  Insomma, l’insegnante della scuola primaria porta con sé una grande responsabilità: quello di essere il canale che consentirà alla futura generazione di professionisti di avanzare negli studi senza troppe difficoltà o lacune.

Ma quali titoli servono per accedere alla scuola primaria?

Sicuramente tra i titoli vanno menzionati la laurea in Scienze della Formazione primaria curriculum infanzia o primaria o la Laurea magistrale in Scienze della Formazione primaria. Tuttavia possono accedere all’insegnamento anche coloro che hanno conseguito il diploma – entro l’anno scolastico 2001-2002 – di Istituto Magistrale o di Scuola magistrale (ma solo per la scuola dell’Infanzia). Tuttavia, sono considerati validi anche i percorsi sperimentali che consentivano l’acquisizione del diploma di Liceo Socio-Psico-Pedagogico e il diploma Magistrale sperimentale ad indirizzo Linguistico, di durata quinquennale.

Inoltre, fino al 2011, il solo diploma di cui sopra consentiva di iscriversi nelle Graduatorie d’Istituto di Terza Fascia. C’è stato un cambiamento a partire dal 2014, quando il Ministero dell’Istruzione e dell’Università ha stabilito che l’accesso a queste graduatorie fosse consentito, oltre che ai laureati, solo ai diplomati entro il 2001-2002. Mentre riconosceva ai docenti in possesso del diploma sperimentale del Magistrale indirizzo linguistico – considerando il titolo come abilitante – la possibilità di accesso alla Seconda Fascia delle Graduatorie Provinciali d’Istituto.

Attraverso questi titoli è possibile partecipare al concorso ordinario per l’accesso all’insegnamento nella scuola dell’infanzia e primaria bandito dal Miur.

Per coloro che hanno conseguito il diploma dopo il 2002 invece è richiesto il conseguimento della laurea oltre che l’obbligatorietà di adempiere a un periodo di tirocinio. Ovviamente i titoli universitari possono essere conseguiti anche negli atenei telematici, che consentono di alternare lezioni in presenza e didattica a distanza, come Unicusano.

Decidere di frequentare l’università è sicuramente una scelta importante in termini economici, quindi spesso coloro che decidono di optare per questo percorso si chiedono quali siano effettivamente gli sbocchi occupazionali della facoltà di scienze della formazione. Ebbene, è stato evidenziato che, questa facoltà, risulta tra quelle che garantiscono una rapida occupazione. Ad un anno dal conseguimento del titolo è emersa l’occupazione di circa l’80% dei laureati.