La Società operaia di mutuo soccorso “G. Garibaldi” ha fatto da affollata cornice, giovedì scorso, alla presentazione del libro “Un uomo di borgata” del giornalista pozzallese Michele Giardina (edito da Prova d’Autore). Una cornice scelta non a caso, poiché l’autore, figlio di operai emigrati in America, parla nel suo libro proprio di solidarietà e umanità, valori che la per Società operaia di mutuo soccorso costituiscono saldi principi fondativi.

Dopo i saluti delle autorità, la presentazione è entrata nel vivo con la lettura di alcune pagine del romanzo affidate alla voce del noto attore Carlo Cartier.

“Un uomo di borgata”, ambientato nei nostri giorni tra la costa sud orientale della Sicilia e Malta, affronta in modo tanto realistico quanto poetico tematiche di attualità, quali la povertà e le migrazioni, il tradimento e la morte, la solidarietà e la fratellanza, viste attraverso i destini, mirabilmente  incrociati dal caso, di un siciliano e due giovani migranti di colore.

Grazia Dormiente, presidentessa dell’Associazione culturale “Giorgio La Pira”, studiosa di etnoantropologia e poetessa, nel suo intervento ha condotto un’attenta analisi del testo.  La studiosa ha richiamato brevemente la trama del romanzo, evidenziando le
caratteristiche dell’ordito narrativo (intreccio tra “quadro paesaggio” e “quadro ritratti”), il messaggio costruttivo  e l’originale cifra stilistica su cui si basa la singolare efficacia espressiva del testo.

Renata Governali, psicologa, pedagogista e scrittrice, ha isolato alcuni temi ricorrenti nella produzione letteraria di Giardina, giunto al suo quarto libro – temi che vanno dalla sessualità al perdono, dalla malattia alla morte – sviluppando penetranti riflessioni sul modo di affrontarli e sulla capacità narrativa ed espressiva dell’autore.

Nel suo intervento conclusivo, Michele Giardina ha spiegato come il libro e le tematiche affrontate affondino le radici nella realtà di Pozzallo, prima frontiera dell’Europa, dove gli sbarchi di barconi carichi di migranti sono all’ordine del giorno da aprile a ottobre. “Assistere di persona al soccorso in mare e all’arrivo di questa umanità dolente “umida e salata” sulle nostre spiagge – ha affermato il giornalista che da anni racconta su “La Sicilia” le cronache degli sbarchi –  spazza via tutti i luoghi comuni su questo fenomeno spesso percepito negativamente dall’opinione pubblica e apre il cuore alla solidarietà e all’accoglienza”.