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Venti-trenta migranti sarebbero morti durante la fasi di soccorso in mare di un gommone in difficoltà nel Mediterraneo. Lo hanno ricostruito alla polizia di Stato i sopravvissuti che sono sbarcati nel porto di Pozzallo la sera del 30 aprile su nave ‘Siem Pilot’, che aveva recuperato due dei cadaveri.

Lo scafista indagato è THIARE’ Yosuf, nato in Mali 24 anni fa.

Contestualmente sono state condotte indagini per risalire all’identità anche dei responsabili degli altri viaggi clandestini ed è stato individuato un altro scafista: FAYE Cheikh, senegalese di 41 anni.

“Chi non sapeva nuotare è andato subito a fondo”. E’ la testimonianza di uno dei superstiti arrivato al porto di Pozzallo sabato sera con la nave norvegese “Siem Pilot”. Due sono i cadaveri, 99 i superstiti e almeno 25 migranti dispersi durante le quattro operazioni di salvataggio. Le forze dell’Ordine hanno fermato uno scafista, THIARE’ Yosuf, nato in Mali 24 anni fa, accusandolo della morte come conseguenza di altro delitto di oltre 25 migranti, oltre che del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ha condotto un gommone di pessime condizioni e carico oltremodo di migranti, 25 circa dei quali sono annegati davanti ai compagni di viaggio.

E’ stato arrestato un secondo immigrato: FAYE Cheikh, senegalese di 41 anni, accusato di essere lo scafista di altri viaggi clandestini.

I testimoni hanno raccontato che i libici dopo aver caricato il gommone, con circa 120/130 persone, hanno fatto salire a bordo lo scafista che fino a quel momento non era mai stato visto dai migranti all’interno della cosiddetta “connection house”, il capannone dove sono sati segregati prima della partenza; dopo qualche centinaio di metri dalla battigia uno dei membri delle organizzazioni libiche si è tuffato in mare lasciando il comando allo scafista oggi arrestato con il quale aveva prima raggiunto un accordo. Passate 6/8 ore di navigazione, in prossimità delle acque internazionali, il gommone si è forato ed immediatamente uno dei tubolari si è afflosciato facendo affondare l’imbarcazione.  Durante l’attesa dei soccorsi, i migranti si sono agitati e quando il comandante della nave ha lanciato una rete, sulla quale potersi aggrappare ed una biscaglina, una scala in corda e legno utilizzata in casi di emergenza, il gruppo si è gettato in mare per salvarsi. Molti di loro sono stati travolti dagli altri compagni e non sapendo nuotare sono andati subito a fondo. Sul gommone affondato non c’era neanche un mezzo di salvataggio.

I due cadaveri, trasportati al cimitero di Pozzallo, sono uomini ma nulla si sa della loro identità.  La Procura della Repubblica di Ragusa, sta valutando se disporre l’esame autoptico. L’ispezione cadaverica ha escluso la violenza. Due migranti, in gravi condizioni di salute, sono stati trasportati in elicottero all’ospedale di Lampedusa. Tra i superstiti c’è anche un ferito d’arma da fuoco: “nella connection house in Libia c’è stata un po’ di confusione per il mangiare  – ha raccontato – ed uno dei vigilanti ha sparato ad altezza d’uomo ferendomi ad un braccio”.

La Polizia ha condotto al carcere di Ragusa lo scafista 24enne, mettendolo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria che lo interrogherà nelle prossime ore.

Viviana Sammito

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