scafista arrestato 17 luglioSi chiama BEN JALEL  Walid,  nato in Tunisia il 22.02.1988 lo scafista fermato ieri a Pozzallo dalla Polizia.

È gravemente indiziato di aver commesso il delitto previsto dall’art. 12  D.Lgs.vo 25.7.1998 nr. 286, in concorso con altri soggetti presenti in Libia, poiché, al fine trarne ingiusto ed ingente profitto compiva atti diretti a procurare l’ingresso clandestino nel territorio dello Stato di cittadini extracomunitari. Il delitto è aggravato dal fatto di aver  procurato l’ingresso e la permanenza illegale in Italia di più di 5 persone; perché è stato commesso da più di 3 persone in concorso tra loro; per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale delle persone esponendole a pericolo per la loro vita e incolumità ed inoltre per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale le persone sono state sottoposte a trattamento inumano e degradante.

Anche per questo caso di soccorso i migranti sono stati ospitati sin da subito presso il C.P.S.A. di Pozzallo, in attesa del trasferimento.

MODALITA’ DI SOCCORSO IN MARE

Alle ore 11:55 del 15 luglio 2015 la nave “O. Corsi CP 906”, della Guardia Costiera, riceveva l’ordine dal Comando Generale delle Capitanerie di Porto di Roma di trasbordare alcune centinaia di migranti viaggianti su imbarcazione clandestina, già soccorsi da altre unità.

Alle ore 15.40 successive, riusciva ad entrare in contatto con le unità di soccorso precedentemente intervenute e nei minuti successivi trasbordava su di essa ben 369 migranti dei 681 tratti in salvo.

A completamento delle citate operazioni la nave O. Corsi dirigeva verso il Porto di Pozzallo, mentre le altre unità di intervento, nave Chimera della Marina Militare Italiana con 220 migranti a bordo e nave Borbon Agos con 92 migranti, dirigevano rispettivamente su Augusta e su Trapani.

L’approdo nella banchina del Porto di Pozzallo da parte della nave O. Corsi avveniva alle ore 11.00 del 16.7.15 e dei 369 clandestini 269 venivano ospitati all’interno del C.P.S.A. di Pozzallo mentre 100 trasferiti in altre strutture recettive della penisola. 

ORDINE PUBBLICO ED ASSISTENZA

 sbarco 15 luglioLe operazioni di sbarco non hanno avuto alcun ritardo, tanto da permettere un’immediata assistenza ai migranti.

Il Funzionario di O.P. della Polizia di Stato, con a disposizione decine di uomini, ha dovuto poi coordinare l’arrivo dei migranti e contestualmente le attività di prima ospitalità al Centro di primo soccorso ed accoglienza di Pozzallo.

Il tutto contestualmente ai richiesti trasferimenti verso altri siti dei migranti sbarcati di recente, così da rendere maggiormente fruibili gli spazi per i nuovi arrivati.

Le operazioni di sbarco non hanno fatto registrare criticità ed è stata prestata la massima attenzione verso i soggetti che avevano bisogno di cure mediche.

Alle procedure hanno partecipato tra altri 30 Agenti della Polizia di Stato, nonché appartenenti alle altre Forze dell’Ordine, la Protezione Civile, la Croce Rossa Italiana ed i medici dell’A.S.P. per le visite mediche.

Al riguardo, le attività dell’Ufficio Immigrazione della Polizia di Stato risultavano complesse,  dovendo essere espletate in tempi ristretti, così da permettere anche un immediato invio degli ospiti in altre strutture d’accoglienza più ospitali.

La Polizia Scientifica ha lavorato consequenzialmente senza sosta per le operazioni di preidentificazione e fotosegnalamento, in considerazione dei nuovi arrivi. In tempi record sono stati identificati centinaia di migranti approdati.

LE INDAGINI

 Gli uomini della Polizia di Stato – Squadra Mobile Questura di Ragusa – con la partecipazione della Guardia Costiera, di un’aliquota di Carabinieri e della Guardia di Finanza hanno concluso le indagini sui migranti sbarcati sabato sera a Pozzallo.

L’attenzione è stata subito riposta su un cittadino tunisino che tentava di confondersi tra le centinaia di migranti eritrei sulla nave.

Dopo ore di interrogatorio, considerato che i testimoni lo avevano già segnalato come colui che aveva condotto l’imbarcazione, il tunisino si è determinato a confessare.

Il suo compenso è misero rispetto al milione e mezzo di euro guadagnato dagli organizzatori libici, difatti ha percepito 2.000 dollari.

I testimoni hanno fornito ogni dettaglio del viaggio affrontato e considerato che hanno pagato circa 2.000 dollari cadauno agli organizzatori sono andati 1.500.000 di dollari.

Il tunisino per la prima volta sbarcato in Italia è stato condotto in carcere ed al termine dell’espiazione della pena sarà coattivamente condotto nel suo paese con provvedimento di espulsione del Questore di Ragusa.

LA CATTURA

 Le indagini condotte dalla Polizia Giudiziaria, hanno permesso anche questa volta di sottoporre a fermo di indiziato di delitto il responsabile del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Al termine dell’Attività di Polizia Giudiziaria, coordinata dalla Procura della Repubblica di Ragusa, gli investigatori hanno infatti ristretto lo scafista che dopo le formalità di rito e l’identificazione da parte della Polizia Scientifica è stato condotto presso il carcere di Ragusa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria Iblea impegnata in prima linea sul fronte immigrazione. Sono ormai quotidiane le udienze di incidente probatorio e quelle che portano alla condanna degli scafisti, rispettivamente per la ulteriore cristallizzazione in sede processuale della prova anche ai fini dibattimentali. Al riguardo molte le sentenze di condanne dell’Autorità Giudiziaria.

 BILANCIO ATTIVITA’ DELLA POLIZIA

 Nel 2015 sono 79 gli scafisti fermati in provincia di Ragusa. Lo scorso anno sono stati arrestati 200 scafisti dalla Polizia Giudiziaria. Inoltre, sono in corso numerose attività in collaborazione con le altre Squadre Mobili siciliane della Polizia di Stato (coordinate dal Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine) al fine di permettere scambi informativi utili per gestire indagini sul traffico di migranti dalle coste straniere a quelle Italiane.