Uomini del comando provinciale della Guardia di Finanza di Catania stanno eseguendo, nelle province di Catania e Pavia, un’ordinanza emessa dal Gip, su richiesta della Procura Distrettuale, con cui sono state emesse misure cautelari e reali nei confronti di otto persone gravemente indiziate di: associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, ricettazione, detenzione di armi, trasferimento fraudolento di valori e spaccio di sostanze stupefacenti, aggravati dal metodo mafioso.

I dettagli dell’operazione saranno resi noti durante una conferenza stampa che si terrà alle ore 11 nella sala meeting della Procura a Palazzo di giustizia.

AGGIORNAMENTO OR 14:03

Il provvedimento emesso dal gip, che dispone misure cautelari personali e reali, ipotizza a vario titolo i reati di associazione mafiosa, estorsione, ricettazione, detenzione di armi, trasferimento fraudolento di valori e spaccio di sostanze stupefacenti tutti aggravati dal metodo mafioso. Nel mirino l’attività del clan Laudani tra Acireale, Aci Sant’Antonio e Aci Catena.

Dall’indagine è emerso il condizionamento del mercato degli agrumi, soprattutto limoni, e il relativo trasporto da parte del gruppo capeggiato da O. S. S., detto “u vetraru”. Tutto avveniva attraverso il controllo di alcune società, tra le quali una già sequestrata nel 2020. O.S.S., sebbene detenuto, si sarebbe avvalso di un gruppo di uomini di fiducia per monopolizzare la filiera del mercato agrumicolo dei paesi pedemontani.

Dal carcere l’uomo impartiva gli ordini utilizzando schede telefoniche fittiziamente intestate a extracomunitari (cosiddette ‘utenze citofono’) introdotte anche con un drone.

Il mercato degli agrumi veniva condizionato imponendo agli imprenditori la stipula di contratti di ‘procacciamento d’affari’ a favore del clan, a copertura di elargizioni economiche periodiche erogate attraverso le società delle vittime. Estorsioni e minacce venivano esercitate verso i più riottosi. Diversi imprenditori, dunque, per avere accesso o non essere esclusi dal mercato agrumicolo acese, dovevano sottomettersi alle regole imposte da O.S.S. che aveva creato una fitta rete di società.

Di contro, sottolinea la Procura, dalle indagini della guardia di finanza di Catania, sarebbero emerso come “imprenditori e titolari di esercizi commerciali si sarebbero rivolti alla cosca per la tradizionale attività di recupero credito o per bloccare legittime pretese creditorie o, ancora, per essere protetti dai furti”.

Sono state sequestrate due società ad Aci Sant’Antonio del valore complessivo di un milione di euro