luogo omicidio bambinoMovimenti sospetti sono stati registrati nella zona del Mulino Vecchio a Santa Croce Camerina la mattina del 29 novembre intorno alle 9.15.

Oltre alla Polo Nera della Panarello, come più volte riferito dagli investigatori che hanno ripreso l’auto transitare dalla traversa che conduce al canale di scolo, tramite le telecamere dell’azienda agricola Agnello, c’è una testimone,   che ha dichiarato di avere visto un’auto di colore grigio chiaro (un modello squadrato simile ad  una vecchia Lancia delta secondo modello) imboccare la strada del vecchio Mulino a forte velocità.

<<Prima l’auto ha sbandato sulla sinistra, e con una manovra azzardata, eseguita da qualcuno che abbia preso una decisione all’ultimo momento, imboccava a destra la via del vecchio mulino>>.

La donna è arrivata all’altezza della strada dando uno sguardo per accertare se fosse accaduto qualcosa al veicolo che però era già sparito per la strada di campagna.

Confermata anche la presenza alle 9.30 di un’autovettura di colore rosso che proveniva dal Vecchio Mulino. Secondo il racconto di Vincenzo Sena, operatore per il monitoraggio delle telecamere,  <<l’auto ha fatto retromarcia, si è fermata accanto al cassonetto dei rifiuti. Dall’auto è scesa una persona vestita con giubbotto nero e maglia bianca e pantaloni a zampa di elefante, dopo essersi sistemato i pantaloni, ha aperto il cofano posteriore da dove ha preso qualcosa e lo ha buttato all’interno del cassonetto. Lo stesso è uscito fuori dalle immagini per 40 secondi quando è ricomparso ha chiuso il cofano, e dopo avere rifatto la manovra, ha ripreso lo stesso senso di marcia di prima e ha imboccato la strada in direzione Santa Croce Camerina, verso il carburante Energy>>.

“La presenza del soggetto descritto potrebbe, se lo confermeranno eventuali sviluppi investigativi, definire l’apporto concorsuale di altro complice, rimasto ignoto”, riferisce l’accusa.

IL CACCIATORE E’ ESTRANEO AI FATTI

“E’ morto, è morto…Bastardi lo hanno ammazzato, lo hanno ammazzato”. Sono queste le parole di Orazio Fidone riferite al genero Fausto Mandarà che lo aveva chiamato intorno alle 17.05 del 29 novembre per riferirgli di volerlo  raggiungere per aiutarlo nelle ricerche del bambino scomparso. Con lui sul posto c’erano due poliziotti del Commissariato di polizia di Comiso e il titolare dell’azienda Agnello che aveva sentito gridare al cacciatore aiuto.

Orazio Fidone ha un alibi. La sua tesi è stata confermata dalla moglie, del genero e dalla figlia. Quest’ultima ha anche aggiunto di avere accompagnato la sua piccola in una ludoteca intorno alle 15.55 per una festa di compleanno, la stessa frequentata dal fratello di Loris, e di aver visto gli agenti entrare e chiedere l’acquisizione delle registrazioni di video sorveglianza. Orazio Fidone ha un alibi: la mattina del 29 novembre dalle 9.30 alle 12,30 era con la moglie al mercato di Vittoria e nella sua utenza telefonica non è stato rilevato alcun traffico di chiamate.

<<Dalle ore 18:31 del 29 novembre alle ore 16:35 del 29 l’utenza in uso a Orazio Fidone non ha effettuato alcun traffico telefonico>>.

IL RAPPORTO BURRASCOSO TRA LORIS E LA MADRE

I condomini del palazzo di via Garibaldi sono stati sentiti dagli inquirenti. Un paio le testimonianze che riferiscono di sedie sbattute a terra, urla della Panarello, soprattutto contro il figlio Loris, in varie occasioni <<apostrofato come coglioni e testa di cazzo>> e lui per tutta risposta la definiva <<pazza>>.

Una vicina di casa ha raccontato che lo scorso luglio il figlio era andato a giocare a casa della Panarello con Loris e poi aveva raccontato di essere scappato perché la Panarello urlava sempre contro quest’ultimo arrivando addirittura a definirla una pazza.

<<Le urla erano una routine quotidiana per tutto il condominio e nella maggior parte dei casi lei inveiva contro i propri figlioletti talvolta insultando pesantemente i piccoli>>.

A luglio un altro condomino si trovava sul balcone, seduto a passare un po’ di tempo con il pc, e aveva sentito dalle 15 alle 20 la Panarello urlare incessantemente verso i propri figli nei cui confronti aveva proferito parole pesanti.

“Ho sentito la signora Veronica urlare incessantemente verso i propri figli, e in particolare credo proprio verso il figlio Loris,  la quale in alcune occasioni inveiva apostrofandolo con parole pesanti del tipo: testa di cazzo e coglione>>.

L’uomo si era deciso a bussargli per “fare notare l’insolito comportamento in seno al condominio” ma ha desistito dopo l’intervento della moglie. Il Riesame ha sottolineato come negli <<atti vi sia una corposa evidenza di una personalità fragile della Panarello che si dibatte tra le problematiche irrisolte della famiglia di origine e una piatta quotidianità alla quale cerca di reagire invischiata nelle strettoie dei doveri coniugali e di quelli di madre sino a quando la mattina del 29 novembre l’imprevista reazione del bambino la induce all’inconfessabile gesto omicidiario>>.

 Viviana Sammito