La Corte d’assise di Reggio Calabria ha condannato all’ergastolo i boss Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone nel processo “Ndrangheta stragista”, nel quale sono accusati di essere i mandanti degli attentati calabresi contro i carabinieri con cui i clan calabresi hanno detto sì alla trattativa Stato-Mafia. La lettura del dispositivo è avvenuta ieri nell’aula bunker del tribunale dello Stretto. Una sentenza storica, nella quale è stato disposto l’isolamento diurno per 18 anni mesi per Filippone e Graviano. Altri 18 anni di carcere sono stati comminati a Filippone per l’associazione mafiosa e per entrambi la sospensione della patria podestà.




“Sicuramente siamo soddisfatti perché è il giusto riconoscimento al lavoro che va avanti da anni e che su impulso della Procura nazionale ha portato la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria a ricostruire una delle vicende più oscure della storia giudiziaria del nostro Paese”. È il commento a caldo del procuratore Giovanni Bombardieri subito dopo la sentenza della Corte d’Assise che nel processo “’Ndrangheta stragista” ha condannato all’ergastolo i boss Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, accusati dell’omicidio dei due carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo consumato il 18 gennaio 1994. “Finalmente – sottolinea Bombardieri – si capisce come la morte di quei poveri militari,

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