Niscemi – Ciciliano: “L’intera collina sta crollando sulla piana di Gela” | Riunione al Coc con Schifani e Cocina
- 27 Gennaio 2026 - 14:35
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“L’intera collina sta crollando sulla piana di Gela. Abbiamo fatto un primo sopralluogo con la componente scientifica del centro di competenza del Dipartimento della Protezione civile, il professore Nicola Casagli, che ha messo in evidenza non solo quello che è visibile ma che in realtà è l’intera collina che sta scendendo verso la piana di Gela”.
Lo ha detto il capo del dipartimento della protezione civile nazionale Fabio Ciciliano, a Niscemi (CL) in occasione della riunione col presidente della Regione Siciliana Renato Schifani e il capo della Protezione civile regionale Salvo Cocina, nel centro operativo comunale (Coc), dove viene fatto il punto sulla frana nel comune.
Sono 1.500 gli sfollati
Intanto la zona rossa è stata ulteriormente spostata. Qui le ultimissime
Il presidente della Regione Renato Schifani ha sorvolato la zona della frana in elicottero come ha fatto su un altro velivolo il capo della protezione civile Fabio Ciciliano.
Intanto questa mattina, molte persone si sono messe in fila davanti all’ufficio organizzato in Comune, per la registrazione nell’elenco di chi ha lasciato la casa.
A Niscemi 29 anni fa una frana nella stessa area
Era ottobre 1997, poco prima delle 14, a Niscemi la gente scese in strada gridando al terremoto. Esattamente com’è accaduto alle 13 di domenica scorsa, quando ha sentito un boato.
Ventinove anni fa e lo scorso 25 gennaio non si trattava di un sisma, ma di una frana che si è ripresentata negli stessi luoghi: i quartieri Sante Croci, Pirillo, Canalicchio.
Nel ’97, l’allora sottosegretario alla Protezione civile, il vulcanologo Franco Barberi, parlò di “ordinaria malamministrazione e di completo degrado in una zona sottoposta a vincolo geologico”. La procura di Caltagirone aprì un fascicolo per disastro colposo, ai 400 sfollati furono offerti 600mila lire al mese, per 13 mesi, come contributo per l’affitto. Nel 2000 48 case e la settecentesca chiesa di Sante Croci furono demolite. Quando le ruspe s’avvicinarono al luogo di culto, una dozzina di persone fece da scudo per impedire la demolizione. Tra ricorsi giudiziari e proteste, infine la chiesa fu abbattuta.
Lo stato d’emergenza per quella frana fu più volte prorogato dal Consiglio dei ministri, almeno fino al 2007. Anche nel ’97, come nei giorni scorsi, la frana fu preceduta da maltempo e pioggia. E probabilmente le condizioni meteorologiche non saranno state diverse nel 1790, quando nei quartieri Sante Croci e Canalicchio, sempre gli stessi, la terra di aprì e nei bevai l’acqua smise di scorrere, come riportano le cronache del tempo ad opera di una comunità di frati.













