I magistrati della Procura di Palermo e i carabinieri del Ros hanno individuato il secondo covo utilizzato dal boss Matteo Messina Denaro.

Oltre all’appartamento di vicolo San Vito a Campobello di Mazara, il capomafia avrebbe fatto realizzare una sorta di bunker all’interno di un’altra abitazione nella stessa area.

Le forze dell’ordine hanno scovato la stanza segreta: era dietro un armadio. Nascosta da un fondo scorrevole coperto dagli abiti. Dentro questa stanza segreta erano nascosti gioielli, pietre preziose e argenteria.

I carabinieri e il Gico della Guardia di Finanza hanno scoperto questa abitazione del boss 48 ore dopo la cattura dell’ex primula rossa di Cosa nostra. Si trova a meno di un chilometro dall’abitazione scelta dal padrino di Castelvetrano per il suo ultimo soggiorno da latitante e acquistata da Andrea Bonafede.

Il bunker era ricavato nell’abitazione di Errico Risalvato, già indagato e assolto per associazione mafiosa, originario di Castelvetrano, fratello di Giovanni Risalvato che per mafia è invece stato condannato a 14 anni. Scontata la pena è stato scarcerato e ora è libero. Due fedelissimi del padrino Errico e Giovanni.




L’AUTISTA DI MATTEO MESSINA DENARO

E’ incensurato Giovanni Luppino, l’agricoltore che faceva da autista al boss e l’ha accompagnato alla clinica Maddalena dove entrambi, lunedì, sono stati arrestati. Nelle prossime ore comparirà davanti al gip al quale dovrà spiegare i suoi rapporti con il capomafia. Il giudice dovrà decidere se convalidare l’arresto e disporre la misura cautelare e valutare se siano fondate le accuse di favoreggiamento e procurata inosservanza della pena che la Procura gli contesta. Si allunga, intanto, la lista dei fiancheggiatori finiti sotto inchiesta.

GLI ALTRI INDAGATI

Oltre a Luppino, arrestato in flagranza, sono indagati Andrea Bonafede, il geometra di Campobello che ha prestato l’identità al boss, e due medici:

– Filippo Zerilli , primario di oncologia, di Trapani. E’ stato lui a sottoporre Messina Denaro all’esame del dna necessario per prescrivergli la chemioterapia;

– Alfonso Tumbarello, di Castelvetrano che lo aveva in cura.

Entrambi rispondono di favoreggiamento e procurata inosservanza di pena.