da La Sicilia

È stato un lavoro molto lungo quello effettuato dai Ris di Messina a Modica. Le previsioni iniziali indicavano come possibile termine per le operazioni le ore 19 di mercoledì, ma così non è stato. Nella piccola casa di Peppe Lucifora, della dimensione di circa 60 mq, c’erano talmente tante cose da analizzare da richiedere un ritorno anche ieri mattina.

La squadra dei sei specialisti del reparto investigativo scientifico di Messina, coordinata dal Tenente Colonnello Carlo Romano, è tornata nel terzo piano della palazzina del 57enne cuoco modicano, poco prima delle 9 di mattina per rimanerci poco meno di 2 ore. Peppe Lucifora in quella casa accumulava tante cose, soprattutto oggetti sacri che, si dice, siano presenti ad ogni angolo dell’abitazione e non solo. In quei 60 mq c’è tanta confusione, ma pare che la casa non sia stata messa a soqquadro da persone esterne.




In quegli oggetti sacri potrebbero forse nascondersi le impronte dell’assassino e degli assassini, così come nelle caramelle trovate all’interno delle stanze che corrisponderebbero alla stessa tipologia trovata all’esterno della porta di ingresso.

 

Usciti dalla palazzina del quartiere “Dente”, i Ris si sono poi recati nell’autorimessa dove sono custoditi la Smart bianca del cuoco e il suo Scooterone, posti sotto sequestro. Gli inquirenti hanno analizzato anche i mezzi alla ricerca di tracce biologiche corrispondenti a quelle rinvenute nella scena del crimine. Il lavoro dei Ris è terminato alle 14. Le risultanze delle analisi tecnico-scientifiche sui reperti portati via, non arriveranno prestissimo, ma nel giro di qualche settimana sarà avviata la procedura ufficiale per l’inizio delle attività con la comunicazione alla Procura e l’avviso alle parti interessate.

In parallelo continua l’attività di indagine dei Carabinieri della Compagnia di Modica, coordinati dal Capitano Francesco Ferrante, e del Nucleo operativo di Ragusa sotto la guida del Tenente Colonnello Giuseppe Marseglia.

Si continua ad indagare su vari fronti, dalla sfera prettamente privata a quella lavorativa, sfere corredate da una cerchia vasta e variegata di amicizie e conoscenze, ma si spera che con l’aiuto dei tabulati telefonici, che stanno fornendo agli inquirenti i primi nomi da interrogare, e le informazioni trovate sul Tablet rinvenuto a casa del cuoco, si possa risalire ai contatti più frequenti o a quelli anomali. La comunità modicana è ancora scioccata da quanto accaduto tra il 9 e il 10 novembre: “a Peppe – continuano dire- tutti gli volevano bene”, ma evidentemente non era così.

Qualcuno al terzo piano di quella palazzina è andato, si è fatto aprire e poi, in circostanze non note, ha letteralmente massacrato di botte Peppe e poi lo ha soffocato.