tratto da La Sicilia del 20 giugno

di Carmelo Riccotti La Rocca

Non si conosce ancora la decisione del Gip in merito alla convalida dell’arresto di Davide Corallo che dal 15 giugno si trova rinchiuso nel carcere di Caltagirone con l’accusa di avere ucciso, il 10 novembre del 2019, il cuoco modicano Peppe Lucifora. In questi giorni hanno fatto molto discutere le parole di padre Giovanni Stracquadanio, reggente del duomo di San Giorgio, sul caso dell’omicidio avvenuto nella palazzina al terzo piano di Largo 11 febbraio nel quartiere Dente. Il sacerdote, vale la pena ricordarlo, ha tirato fuori la vicenda del testamento che non si trova ed ha rivelato che, il giovedì prima di essere arrestato, Davide Corallo si è recato in Chiesa ed avrebbe scattato delle foto alla statua di San Giorgio. Ieri mattina sono andato a trovare il parroco dopo la messa della mattina e, successivamente ad una chiacchierata fatta in sagrestia nella quale ha confessato di sentirsi un po’ ferito dai commenti postati sui social sul suo conto e che le sue affermazioni sono state travisate, ha deciso di rilasciarmi una lunga intervista.

Partiamo dal giorno in cui Corallo è venuto in chiesa…

«È venuto insieme ad un altro, non so se la foto l’ha fatta lui o l’altra persona, io personalmente non l’ho visto, ma me lo hanno riferito alcuni parrocchiani che erano presenti e che lo hanno riconosciuto».

Si è chiesto se per caso fosse venuto per parlare con lei?

«Io ero in sagrestia, se voleva parlare con me poteva venire, ma non è venuto e non penso che sia entrato in chiesa per parlare con me perché io non lo conosco, non l’ho mai visto né con Peppe né con altri. Solo adesso ne sto sentendo parlare, ma non lo conoscevo e Peppe non me ne ha mai parlato».

Ha parlato molto anche della storia del testamento…

«Questo io l’ho detto il giorno stesso del funerale ai parenti che mi chiedevano come fare per le spese eccetera, io ho detto: visto che tutto è sequestrato, intanto vi posso dare io un loculo, per quanto riguarda le altre cose hanno fatto una raccolta ed è stato pagato tutto. Io ho riferito loro che Peppe mi aveva detto che ha fatto un testamento, io gli ho chiesto se lo conservasse a casa e lui mi ha risposto che lo aveva fatto dal notaio Terranova, basta, tutto qui, non è una scoperta che sto facendo adesso, ma già il giorno del funerale l’ho detto ai parenti, non è una cosa di oggi».

Ha mai più parlato con i familiari di Peppe Lucifora?

«No, li ho visti solo per il funerale e poi per il trigesimo»

Pensa che, vista la sua devozione a San Giorgio, Lucifora abbia potuto lasciare i suoi beni alla chiesa o alla comunità?

«Assolutamente no, me lo avrebbe detto, lo escludo in maniera categorica».

Se è parlato molto spesso di soldi, come stava economicamente Peppe Lucifora? Le risulta che avesse messo da parte risorse economiche importanti?

«Non mi ha mai parlato della sua situazione economica, ha detto che lavorava e che quello che faceva in più era un aiuto per andare avanti e pensare anche al suo futuro., ma non mi ha mai parlato di problemi suoi economici».

E il fatto che prestasse dei soldi? Si è parlato anche di questo e in qualche intervista lei ha fatto capire di aver pensato a questa opportunità

«Neppure questo so dire, una volta voleva comprare un capannone e mi aveva chiesto se io potevo prestargli dei soldi, ma ho risposto di non avere questa disponibilità, ma si tratta di un fatto che risale almeno a un paio d’anni fa».

Lei quindi non ha mai prestato dei soldi a Peppe Lucifora, nemmeno in passato?

«No, mai»

Perché sta sentendo l’esigenza di raccontare adesso queste cose?

«Io non ho detto cose nuove, sia agli inquirenti che durante qualche intervista ho detto quello che so, solo che poi qualcuno manipola le cose e mette in risalto una cosa o un’altra, ma non ho aggiunto nulla di quanto già detto».

Peppe era uno attaccato ai soldi?

«No non credo, era più attaccato al lavoro, ci teneva a fare bella figura»

Lei ha spesso detto che Lucifora aveva chiuso con gli incontri omosessuali e con quella vita li, come fa ad esserne certo?

«Me lo ha detto lui, esattamente ha affermato di aver fatto una vita molto disordinata, ma di aver deciso di rompere con quell’ambiente e iniziare a fare una vita diversa, se poi ha mantenuto la parola io non lo so».

Pare che all’interno dell’appartamento ci fosse della droga….

«Anche questo non è vero, perché gli inquirenti non lo hanno mai detto»

Ma sa se ne facesse uso?

«Io credo di no, anzi, quando parlava agli amici diceva sempre di stare lontani da questo problema».

Ha messo in dubbio anche il movente passionale, perché?

«Io non dico che è vero o non è vero, dico solo che se è un movente passionale, deve essere supportato da elementi validi, perché se così non è poi in fase processuale tutto viene smontato. Io dico questo»

Ma le che lo conosceva bene, secondo lei poteva esserci questa relazione così intensa da scatenare un omicidio passionale d’impeto?

«Mai mi ha parlato di costui (riferito a Davide Corallo ndr) né io lo conoscevo, come faccio a parlare di una cosa che non so»

Le aveva parlato di altre sue relazioni?

«No, era molto riservato, non ne parlava neppure con gli amici, anche quelli dell’associazione dicono la stessa cosa»

 Che idea si è fatto dell’accaduto?

«È inspiegabile, nessuno avrebbe pensato ad una fine così crudele, nessuno. Ci sono anche delle contraddizioni in quello che si dice: qualcuno ha parlato di rumori strani, tra l’1 e le 2, qualcuno ha raccontato del cane che abbaiava, però nessuno è intervenuto, si poteva fare qualcosa, chiamare la Polizia. Ora tutti dicono di aver visto questo signore Corallo, mi sembra strano tutto questo».

Ma Lucifora le aveva mai detto di essere preoccupato per qualcosa?

«Non ne ha mai parlato, a parte che di qualche disturbo in campagna con qualche vicino, incomprensioni nel lavoro, ma niente di eccezionale».

Di questo quindi gliene parlava…

«Si queste cose si, ma cose di lieve entità»

Però nell’ultimo periodo era cambiato?

«Si era più triste, meno allegro, dimagrito, ma diceva che era perché lavorava troppo»

Molti descrivono Peppe Lucifora come quasi un maniaco dell’ordine e della pulizia, ma il suo appartamento, invece, all’indomani dell’omicidio appariva molto in disordine, che idea si è fatto?

«Io non sono mai entrato nell’appartamento dove viveva, perché sono andato solo in occasione della morte della madre, ma era l’abitazione al piano di sotto. Io quindi il suo appartamento non l’ho visto, non ci sono mai stato, ma lui era in genere una persona molto ordinata».

In questi mesi, dopo la morte di Peppe Lucifora, qualcuno è mai venuto a parlarle o ha avuto sentore che volesse avvicinarla per raccontarle o dirle qualcosa?

«No, mai»