Maria è diventata Gianmarco, e da qualche mese è il primo sindaco transgender d’Italia.

Tromello, provincia di Pavia, è un comune di 4mila anime, un plebiscito l’elezione per Gianmarco Negri, con gli oltre 700 voti assegnati.

“Mi sono proposto con una lista civica slegata dai singoli partiti ma che ha una composizione mista, dunque ospita esponenti di diversi colori politici. Ci auguriamo che continui ad esprimere il buono che c’è nella visione delle varie parti.

Essendo un centro piccolo, ed è qui che sono nato, tutti mi conoscono da sempre e la gente mi consulta di continuo, anche fermandomi per strada. Le cose da fare sono moltissime, e anche quando possono sembrare banali, come un tombino messo male, si rivelano invece per quello che sono: parte fondamentale della qualità della vita di tutti.”

A 35 anni Maria diventa gradualmente Gianmarco. Oggi vive con serenità l’identità che sentiva come sua.




“I contraccolpi familiari, che ci sono ovunque, si sono ricomposti dopo una fase delicata. Mia madre, con cui non ho mai interrotto i rapporti, era rimasta ferma alla mia omosessualità e il fatto che non riuscisse ad accettare quel mio lato creava problemi. Il conflitto faceva parte di un rapporto comunque strettissimo, io e lei non ci siamo mai persi. Ricordo nettamente la disperazione che attraversava la mia vita. Per accontentare gli altri, evitare conflitti, battute pesanti, occhiatacce, per molti anni ho represso la mia sofferenza. Dicevo: cercherò di dare meno fastidio possibile. Mi sono fatto crescere i capelli, le meche, quell’aspetto di ragazza mascolina infastidiva gli altri che poi infastidivano me. Ogni mattina sembrava di doversi svegliare con addosso un’armatura. A 35 anni ho chiamato il consultorio perché avevo difficoltà con la compagna di allora che per come la vedevo io, dipendevano dalla nostra relazione. Di fronte alla dottoressa che si occupava di me dissi: ‘Non sono una donna, mi aiuti’. Pensavo che sarebbe cascato il mondo, ora non tacevo più, parlavo, tiravo fuori cosa c’era dentro tanti anni di silenzio assoluto. Il dolore che sentivo in quel momento era dovuto al temere di rovinare la vita alle persone care attorno a me. Dopo un anno di terapia, contattai il Niguarda per avviare il percorso di transizione sessuale”.