Ciao Loris, oggi saresti diventato maggiorenne, un’età importante, tanto desiderata da piccoli, un traguardo per tante nuove cose, come la patente, l’auto… ma, purtroppo, posso solamente pensarlo e immaginarlo”.

Così Davide Stival, in una lettera, ricorda che avrebbe compiuto oggi 18 anni suo figlio Loris, il bambino ucciso a Santa Croce Camerina, il 29 novembre 2014, quando aveva 8 anni, dalla madre Veronica Panarello, condannata a 30 anni di reclusione per omicidio e occultamento di cadavere.

“Il mio pensiero – aggiunge il padre nella lettera affidata al quotidiano lasicilia.it – è sempre vivo anche se lo so che non ci sei più, ma voglio ricordarti sempre con il tuo sorriso di quando giocavamo insieme. In questo tuo giorno di compleanno, io insieme al tuo fratellino ci soffermeremo a guardare il cielo così da poter vedere brillare tutte le stelle e dico tutte, perché ne sono certo che da lassù starai festeggiando insieme ai tuoi ‘amici angeli. Tra una lacrima e un sorriso. Buona compleanno Loris”.

Davide Stival, nato a Melzo (Milano), è cresciuto a Santa Croce Camerina. Ai primi del 2004 prende la patente e inizia a lavorare come camionista. Al novembre dello stesso anno risale il suo incontro con Veronica Panarello, con cui inizierà a convivere dopo pochi mesi. Il 18 giugno del 2006 nasce il loro primo figlio, Andrea Lorys. Il matrimonio con Veronica arriva il 12 settembre del 2009, e dopo due anni la coppia dà alla luce un secondo figlio, Diego. La sua vita è cambiata per sempre il 29 novembre del 2014.

La sentenza di condanna a 30 anni di reclusione di Veronica Panarello è divenuta definitiva il 21 novembre del 2019 dopo che la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla donna contro la sentenza della Corte d’assise d’appello di Catania che il 5 luglio del 2018 aveva confermato la condanna di primo grado emessa il 17 ottobre del 2016 dal Gup di Ragusa, Andrea Reale, a conclusione di un processo celebrato col rito abbreviato.

Il bambino fu strangolato con delle fascette di plastica nella casa di famiglia a Santa Croce Camerina. Il corpo fu poi ritrovato in un canalone. La donna disse di averlo portato a scuola, ma fu smentita dai video delle telecamere di sorveglianza dislocate in città: cambiò poi più volte versione, ma proclamandosi sempre innocente.