Per la rubrica “Te lo dico io”, pubblichiamo qui di seguito una lettera aperta agli sciclitani.

Argomento: la cittadinanza onoraria a Mimmo Lucano.

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Preciso fin da subito che mi sforzo sempre di vedere nella “volontà popolare” non l’espressione di pancia segno d’ignoranza, piuttosto un disagio che deve essere intercettato e dunque capito. Se a Scicli, una fetta di cittadini – non si sa quanto ampia sia –è contraria alla semplice proposta di conferimento della cittadinanza onoraria a Domenico Lucano, questo rifiuto merita di essere analizzato e discusso.

L’analisi delle motivazioni di questo “No”, sono così riassumibili: su Domenico Lucano, il Sindaco di Riace, pende l’accusa di “concussione” e “abuso d’ufficio” ai danni dello Stato e dell’Unione Europea e di aver combinato matrimoni di comodo al fine di eludere i processi di rimpatrio di alcune persone rifugiate a Riace: dunque tributargli questo onore potrebbe essere avventato o addirittura segno di una scelta ideologica “di sinistra”. Lucano, peraltro non ha nessun legame con Scicli. Questo è quello che si dice.

Non voglio entrare nel terreno del Diritto, in questo caso meglio sorvolare questo campo per mostrare che:

  • Si, Domenico Lucano ha commesso probabilmente questi reati: lo ha fatto, non per arricchirsi (il Prefetto parla di gestione superficiale dei fondi che però, attenzione, non ha portato alcun illecito) ma per forzare le maglie strette e a volte irrazionali del sistema di accoglienza italiano.Infrangere la Legge non è sempre negativo se ciò è accompagnato dall’intenzione di offrire una via d’uscita attraverso cui migliorare la legge stessa.

Ogni reato è formalmente uguale all’altro, nella sostanza però esiste un’intenzione particolare che ha condotto al reato e che lo rende diverso da ogni altro.

Facciamo un esempio banale prescindendo dal linguaggio giuridico: io rubo in un supermercato, lo faccio perché sono affamato o addirittura perché voglio sfamare i miei figli; nonostante le mie “buone intenzioni”, non cambia il fatto che il mio sia un “furto”.

Ora immaginiamo una persona che è responsabile di gestire i soldi di un partito (ad esempio) e tra questo gruzzolo che gestisce c’è una parte di denaro che proviene dallo Stato Italiano (cioè da tutti i cittadini) per rimborsare la campagna elettorale del suo partito, immaginiamo che questa persona, attraverso una rete di collaboratori, sottragga questi fondi e se li intaschi. Ecco, anche questo è un furto ma non è sicuramente paragonabile, per gravità, al mio reato.

Perché? Perché diversi sono stati gli intenti: nel mio caso altruismo e sopravvivenza, nel caso del tesoriere truffaldino, egoismo e avarizia.

Ora, nessuna persona in buona fede può affermare che il sistema di accoglienza italiano funzioni. Questo malfunzionamento crea caos legislativo ma non ha condotto a nessuna invasione: l’attenzione mediatica rivolta a casi di stupri e omicidi non deve portarci a pensare ad un’invasione barbarica distruttiva ma deve spingerci ad aprire gli occhi sulla vita turbolenta della “Periferia”: l’ottica con cui in questi decenni si è sviluppata la nostra idea di città, ha fatto sì che il centro si sia distanziato enormemente dalle realtà periferiche (pensiamo ad esempio alle grandi città di cultura, dove l’immagine ripulita del centro città contrasta con le condizioni disastrose della periferia intorno).




Il risultato è che la Periferia ha divorato lo spazio abitabile producendo al suo interno contraddizioni sempre più grandi e che ci parlano di una difficile convivenza tra le fasce deboli della popolazione. I cittadini “buoni” sono sempre più isolati nei loro palazzi in centro, mentre i cittadini “meno buoni” sono precipitati in una bolgia da cui intendono emergere in ogni modo, con ogni mezzo. Quindi si, gli italiani che soffrono e versano in condizione d’indigenza esistono, è ovvio, ma vivono fianco a fianco agli indigenti che altri “cittadini buoni” hanno cacciato dal loro centro abitato, costringendoli a doversi muovere. Stessa sorte, stessa barca. Riace, come Scicli, come la Sicilia tutta e il meridione d’Italia, sono sulla stessa barca perché affrontano le stesse onde insidiose: direi che c’è più di un collegamento tra ciò che Lucano ha messo in piedi e la realtà di Scicli.

Che colpa ha Domenico Lucano, se alla Legge dei “buoni cittadini” ha preferito l’esilio pur di trovare un modo di armonizzare la convivenza tra chi, in periferia, è costretto a spartirsi la sofferenza generata dalla mancanza di un luogo che può chiamarsi casa, dalla disoccupazione galoppante, dalla freddezza della burocrazia e dalla mancata possibilità di pagare questa o quella bolletta? Che colpa ha se, al contrario di tanti amministratori, invece di fregarsene o peggio lucrarci ha deciso di spendere anima e corpo per mostrare che il sud del mondo non deve per forza essere lasciato in mano alla legge del più forte?

Chi è contro Riace e Domenico Lucano non vuole risolvere il problema della gestione dei flussi migratori, vuole che questo problema rimanga! Chi vuole questo non è certamente il cittadino ma chi con una mano affama il contadino, l’operario, il fattorino, il libero professionista, il disoccupato e con l’altra pretende il suo voto per difenderlo dal pericolo dell’immigrato, pericolo che lui stesso alimenta. Chi è contro Riace vuole che lo stato di cose rimanga immutato.

Magari è vero, Domenico Lucano è un criminale: sarà che preferisco i disobbedienti civili ai modi di fare dei cittadini “per bene”. Gli stessi che sembrano averci trasformati in cani rabbiosi. Ricordiamoci però che il centro non sopravvive senza le risorse della Periferia, ricordiamoci che non è l’indigente ad essere in debito con il buono e bravo cittadino ma è la massa delle classi meno abbienti ad essere creditrice del benestante.

Giovanni Padua, studente e cittadino Sciclitano