L’insostenibile pesantezza dell’essere un tetto in cemento armato…
- 23 Marzo 2013 - 8:00
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La settimana scorsa, l’amministrazione comunale sciclitana ha fatto qualcosa di lodevole (annuntio vobis gaudium magnum!), organizzando un incontro con i cittadini, per informarli riguardo i lavori di messa in sicurezza della Chiesa di San Matteo. Se in futuro si programmassero ulteriori incontri, anche su argomenti diversi (qualcuno ha detto “problema rifiuti”?), non sarebbe affatto male. Ma per il momento accontentiamoci di questa prima iniziativa, all’insegna della trasparenza.
Visto che da anni mi interesso delle sorti di San Matteo – anche scrivendone spesso (link) – a questo appuntamento non potevo mancare. A maggior ragione perché ero stato tra coloro che lo avevano richiesto al Sindaco diversi mesi fa.
Neanche il tempo di iniziare e l’ingegnere Chiarina Corallo (Protezione Civile) risponde in questo modo, senza saperlo, all’unica domanda che mi ero preparato:
Il tetto della Chiesa, in cemento armato, non può essere asportato senza rischiare di arrecare nocumento all’intera struttura.
Mi rendo conto di essere un polemico, un rompiscatole ad oltranza, ma se un “tecnico” mi dice qualcosa del genere, non posso più fiatare. Così, messomi l’anima in pace, ho continuato ad ascoltare le spiegazioni, con scoramento e abbattimento, presago di una certa inutilità degli attuali lavori, pregiudicati comunque dal peso insostenibile di un tetto che la stessa Corallo non ha esitato a definire “una condanna” inestinguibile. Non vi trascriverò i particolari dei lavori in programma per la messa in sicurezza, poiché in parte sono stati succintamente riportati dai comunicati ufficiali.
Giunti a quel punto mi è accaduta però una cosa strana… devo essermi addormentato, o qualcosa del genere, e ho cominciato successivamente a sognare. Niente di strambo e assurdo, era un sogno anche piuttosto banale. Jung non se lo sarebbe neanche filato, figuriamoci Freud. In pratica, in chiusura di incontro, cominciava un dibattito grazie agli interventi dal pubblico…
E un ragazzo, un po’ più giovane di me, chiedeva all’ingegnere Corallo:
«Mi scusi, lei ha detto che farete operazioni di “scucitura e ricucitura”…».
«Sì!».
«Bene, mi chiedo, non sarebbe possibile attuare operazioni simili sul tetto?», il ragazzo aveva la mia stessa idea su quel tetto. Bisognava eliminarlo a tutti i costi, per garantire un futuro alla Chiesa.
«Eh no!», rispondeva la signora Corallo «Le vibrazioni dei martelli pneumatici in azione sul tetto potrebbero provocare il crollo delle mura settecentesche.».
Tutti gli astanti sopivano, in quel momento, gli ardori che aveva acceso il dubbio del ragazzo. Delusi tornavamo a commiserarci quando, d’un tratto, il ragazzo (che probabilmente studia teatro, vista la capacità di gestire le pause) ribatteva ancora:
«Mi scusi ingegnere, lei ha detto che ingabbierete la struttura con dei tiranti…».
«Sì…».
«E allora non sarebbe possibile fare i lavori di “scucitura e ricucitura” dopo aver eseguito l’ingabbiatura?».
Pausa lunghissima, silenzio dell’uditorio… e l’ingegnere Corallo risponde:
«Beh, tutto si può fare…servono i soldi!».
Un corale sospiro di sollievo accomiatava ogni ulteriore discorso. E allora ho cominciato a domandarmi – sempre mentre sognavo – come mai non si era pensato ad un progetto di più ampio respiro. Sì, c’era il problema dei soldi. Ne servivano troppi per un lavoro effettivamente risolutivo. Ma se la messa in sicurezza prevista attualmente non era risolutiva – ancora nel sogno – non era possibile pensare che i soldi comunque spesi erano in parte, eventualmente, sprecati?
Poi mi sono svegliato e me ne sono tornato a casa.
Deve essersi trattato per forza di un sogno, non ci sono altre spiegazioni, poiché nessun comunicato ufficiale ha fatto cenno a queste discussioni. Certo, se non si fosse trattato di un momento onirico, ci sarebbe da intavolare una bella discussione sul perché non si vuol dare testa ad un progetto di più ampio respiro, che comprenda tutto il colle (compresi “tutti” i percorsi: via per Santa Lucia, Castelluccio, Castellaccio, etc, etc) e che miri alla miglior risoluzione possibile dei problemi connessi.
Gaetano Celestre















Lino Carpino - Rivoluzione Civile Ingroia
Non è mia intenzione contestare la luminare che è a capo della protezione civile…
Comunque che le crociere in c.a. non possono togliersi è un’emerita fesseria in quanto basterebbe operare una riduzione in conci della struttura monolitica asportandoli uno alla volta. In parole povere: dopo avere puntellato tutto, si interviene tramite seghe circolari con lame adeguate e la struttura in c.a. potrebbe iniziare ad essere tagliata senza vibrazioni dannose e asportata poco alla volta con la stessa tecnica con la quale una volta si estraevano i blocchi di tufo dalle cave. Ci vuole tempo ma il risultato è ottenibile. Con i soldi che ci vorrebbero per i tiranti e company forse sarebbe stato allora meglio ipotizzare di usare elicotteri militari capaci di trasportare i carriarmati che in questo caso potrebbero sdradicare le voltine……..
Gaetano Celestre
Architetto Carpino, la ringrazio per il contributo. Rispetto la sua ipotesi non posso dire molto, “diciamo ca nun ni capisciu nenti!”. Tuttavia intuisco che sono praticabili soluzioni per eliminare il tetto e la conseguente condanna di questa spada di Damocle in cemento armato. A questo punto auspico un intervento diretto da parte di voi tecnici.
Claudio
devo dire che l’ipotesi del “taglio” è stata la prima a balenare nelle nostre menti. Invece, chissà perché, nella mente della Corallo c’erano solo martelli pneumatici. Sempre meglio delle microcariche…
Cannizzaro
E’ necessaria un po di storia per fare capire perchè c’e il tetto in cemento armato.
E’ stata la Soprintendenza alle belle arti di Catania, piu o meno negli anni ’70, a fare costruire il tetto in cemento armato come è ora.
Ora si grida allo scandalo ma allora è stato un modo valido per salvaguardare tutta la struttura di San Matteo; senza tetto forse sarebbe nelle stesse condizioni della Fornace Penna o anche peggio.
Serve oggi una messa in sicurezza che comprende pure un miglioramento sismico e non l’utilizzo di tecniche costosissime per l’eliminazione del tetto per ottenere poi quale risultato?
Per evitare di sperperare denaro nostro bisogna avere le idee chiare e dimostrare sempre , anche dal punto di vista culturale , che il gioco vale la candela.
ps non ho colorazioni politiche , sono un semplice cittadino.
Gaetano Celestre
Ringrazio anche l’ingegnere Cannizzaro per il suo commento. Sono d’accordo, bisogna evitare di sperperare denaro pubblico e se possibile risolvere nella miglior maniera il problema da un punto di vista sismologico (ed è possibile, probabilmente). Per quanto, poi, credo che soluzioni propriamente definitive non se ne possano dare. Ovviamente, si deve per forza di cose prescindere da ogni appartenenza politica.
Claudio
Una gettata di cemento armato per preservare il Barocco siciliano? Non credo possa essere una strategia. Né oggi riesco a vedere lati positivi in questo gesto. Avrei preferito il nulla, il degrado delle superfici, la perdita di qualche concio, forse, ma la struttura sì che sarebbe ancora integra, e non sull’orlo dell’implosione, con i piloni piegati e gli archi trasversali che sembrano modelli da laboratorio a rottura flessionale. Raccapricciante. Se proprio si volevano spendere soldi a San Matteo avrebbero potuto impermeabilizzare le cimase, rivedere la pavimentazione, e questo monumento sarebbe diventato la nostra piccola San Galgano. E invece!
Cito il sig. Cannizzaro: “Serve oggi una messa in sicurezza che comprende pure un miglioramento sismico e non l’utilizzo di tecniche costosissime per l’eliminazione del tetto per ottenere poi quale risultato?”
1) La messa in sicurezza non può prescindere dalla demolizione del tetto. Se per stessa ammissione della protezione civile siamo in pieno rischio crollo, di quale sicurezza stiamo parlando? Un vero peccato che i giornali non abbiano riportato questo passaggio.
2) tecniche costosissime per rimediare a sventuratissimi interventi (costosissimi e deleteri) fatti da enti criminali
3) il risultato? eliminare il rischio crollo tramite la ritrovata omogeneità strutturale dell’edificio: SICUREZZA
Gaetano Celestre
Sono assolutamente d’accordo con te, Claudio. Il tono del mio articolo mi sembra già abbastanza chiaro ma specifico: anche io sono convinto che quel tetto vada eliminato, ad ogni costo! Ma io, lo ribadisco, non sono un tecnico. Posso avanzare con modestia un’ipotesi, persino scriverla su una rivista online… Ma non posso fare niente di concreto. Bisogna cercare di coinvolgere nella discussione gli addetti al settore (specie i locali), nel numero maggiore possibile. Dal concerto delle loro idee deve venir fuori la soluzione migliore.
Il tetto va eliminato, sono d’accordo, ma sul “come” si devono interrogare gli ingegneri. Altrimenti, a proposito di San Galgano, a noi sciclitani non resterebbe che promuovere la spada nel cemento armato (non quella di Galgano, Galvano o Artù, ma come già detto di Damocle).
Grazie per il tuo essenziale intervento, Claudio.
Cannizzaro
non me la sento di dare sentenze come il signor Claudio “la messa in sicurezza non può prescindere dalla demolizione del tetto . etc
prima si deve approcciare il problema , poi bisogna fare verifiche rigorose in base alle leggi vigenti , fare i computi metrici necessari e quindi il progettista può indicare quale è la strada da intraprendere . Questo per dire che una scelta o un’altra non sono discorsi da “bar” ma piuttosto hannno un rigore scientifico. Se poi cammin facendo si cambia qualche variabile… e non si sa gestire , auguri!
Spero solo che la messa in sicurezza abbia la priorità sempre salvaguardando la bellezza e il valore architettonico..
Claudio
la ringrazio per avermi ricordato la procedura. Quindi se uno mi punta una pistola alla testa non è detto che quella pallottola mi uccida. Bisogna prima calcolarne la velocità, l’angolo di alzo, il coefficiente di attrito con l’aria, il coefficiente di attrito col mio cranio, bisogna verificare l’anno di produzione dell’arma, valutarne il modello e la relativa energia capace di sviluppare.
Ma siamo proprio sicuri? Non possiamo dire semplicemente che una pallottola nel cervello significa morte? Io non sono certo un luminare della struttura mista ma se già una piccola soletta in cls armato in regime di sollecitazioni dinamiche (sisma) è capace di sfondare una facciata non vedo come quella cosa mostruosa che vi ostinate a chiamare tetto o volta non possa fare collassare i piloni o dare un bel colpo di ariete alla facciata. La pericolosità di quell’oggetto in caso di sisma è stata ampiamente ammessa anche dalla Corallo (parliamo di rischio crollo). Cosa vogliamo di più? Ma gli ingegneri della protezione civile hanno le competenze per redigere un progetto di restauro su un sistema così complesso? Dov’è la sovrintendenza? Ci dovrebbe essere un team progettuale e scientifico di levatura internazionale, una sistema di monitoraggio permanente delle fessurazioni e invece abbiamo il powerpoint della Corallo.
Sciclitana
Non si potrebbe tentare con un intervento sponsorizzato come si fa per esempio al Colosseo? Certo c’e bisogno di uno sponsor danaroso o anche un gruppo, ma penso che ne valsa la pena di tentare no?
Gaetano Celestre
Certo, ne varrebbe la pena, sciclitana. Speriamo, nei prossimi mesi, di far crescere l’interesse generale per la struttura (per il colle intero, preferirei).