La settimana scorsa, l’amministrazione comunale sciclitana ha fatto qualcosa di lodevole (annuntio vobis gaudium magnum!), organizzando un incontro con i cittadini, per informarli riguardo i lavori di messa in sicurezza della Chiesa di San Matteo. Se in futuro si programmassero ulteriori incontri, anche su argomenti diversi (qualcuno ha detto “problema rifiuti”?), non sarebbe affatto male. Ma per il momento accontentiamoci di questa prima iniziativa, all’insegna della trasparenza.
Visto che da anni mi interesso delle sorti di San Matteo – anche scrivendone spesso (link) – a questo appuntamento non potevo mancare. A maggior ragione perché ero stato tra coloro che lo avevano richiesto al Sindaco diversi mesi fa.

Neanche il tempo di iniziare e l’ingegnere Chiarina Corallo (Protezione Civile) risponde in questo modo, senza saperlo, all’unica domanda che mi ero preparato:
Il tetto della Chiesa, in cemento armato, non può essere asportato senza rischiare di arrecare nocumento all’intera struttura.

Mi rendo conto di essere un polemico, un rompiscatole ad oltranza, ma se un “tecnico” mi dice qualcosa del genere, non posso più fiatare. Così, messomi l’anima in pace, ho continuato ad ascoltare le spiegazioni, con scoramento e abbattimento, presago di una certa inutilità degli attuali lavori, pregiudicati comunque dal peso insostenibile di un tetto che la stessa Corallo non ha esitato a definire “una condanna” inestinguibile. Non vi trascriverò i particolari dei lavori in programma per la messa in sicurezza, poiché in parte sono stati succintamente riportati dai comunicati ufficiali.

Giunti a quel punto mi è accaduta però una cosa strana… devo essermi addormentato, o qualcosa del genere, e ho cominciato successivamente a sognare. Niente di strambo e assurdo, era un sogno anche piuttosto banale. Jung non se lo sarebbe neanche filato, figuriamoci Freud. In pratica, in chiusura di incontro, cominciava un dibattito grazie agli interventi dal pubblico…

E un ragazzo, un po’ più giovane di me, chiedeva all’ingegnere Corallo:

«Mi scusi, lei ha detto che farete operazioni di “scucitura e ricucitura”…».
«Sì!».
«Bene, mi chiedo, non sarebbe possibile attuare operazioni simili sul tetto?», il ragazzo aveva la mia stessa idea su quel tetto. Bisognava eliminarlo a tutti i costi, per garantire un futuro alla Chiesa.
«Eh no!», rispondeva la signora Corallo «Le vibrazioni dei martelli pneumatici in azione sul tetto potrebbero provocare il crollo delle mura settecentesche.».

Tutti gli astanti sopivano, in quel momento, gli ardori che aveva acceso il dubbio del ragazzo. Delusi tornavamo a commiserarci quando, d’un tratto, il ragazzo (che probabilmente studia teatro, vista la capacità di gestire le pause) ribatteva ancora:

«Mi scusi ingegnere, lei ha detto che ingabbierete la struttura con dei tiranti…».
«Sì…».
«E allora non sarebbe possibile fare i lavori di “scucitura e ricucitura” dopo aver eseguito l’ingabbiatura?».

Pausa lunghissima, silenzio dell’uditorio… e l’ingegnere Corallo risponde:

«Beh, tutto si può fare…servono i soldi!».

Un corale sospiro di sollievo accomiatava ogni ulteriore discorso. E allora ho cominciato a domandarmi – sempre mentre sognavo – come mai non si era pensato ad un progetto di più ampio respiro. Sì, c’era il problema dei soldi. Ne servivano troppi per un lavoro effettivamente risolutivo. Ma se la messa in sicurezza prevista attualmente non era risolutiva – ancora nel sogno – non era possibile pensare che i soldi comunque spesi erano in parte, eventualmente, sprecati?
Poi mi sono svegliato e me ne sono tornato a casa.

Deve essersi trattato per forza di un sogno, non ci sono altre spiegazioni, poiché nessun comunicato ufficiale ha fatto cenno a queste discussioni. Certo, se non si fosse trattato di un momento onirico, ci sarebbe da intavolare una bella discussione sul perché non si vuol dare testa ad un progetto di più ampio respiro, che comprenda tutto il colle (compresi “tutti” i percorsi: via per Santa Lucia, Castelluccio, Castellaccio, etc, etc) e che miri alla miglior risoluzione possibile dei problemi connessi.

 

Gaetano Celestre