La Ragusana Giulia Cappadona vicepresidente nazionale di FENASCOP
- 29 Maggio 2026 - 16:11
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Importante incarico nazionale per la ragusana Giulia Cappadona, riconfermata vicepresidente nazionale di FENASCOP, la Federazione Nazionale Strutture Comunitarie Psicosocioterapeutiche, nel corso dell’assemblea che si è svolta il 26 maggio e che ha rinnovato le cariche sociali dell’associazione per il prossimo mandato.
Alla guida della Federazione è stato eletto presidente nazionale il dottor Giuseppe Ferro. Insieme a lui, nel ruolo di vicepresidenti nazionali, sono stati nominati l’avvocato Marco Mampieri e, appunto, la dottoressa Giulia Cappadona, il cui incarico viene così rinnovato.
L’assemblea ha rappresentato un importante momento di confronto tra le strutture aderenti alla Federazione, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo di FENASCOP nel panorama nazionale, promuovere il dialogo con le istituzioni e sostenere le attività e i servizi rivolti agli associati.
“La mia riconferma – ha dichiarato Giulia Cappadona – rappresenta per me motivo di orgoglio e di grande responsabilità. FENASCOP è oggi un punto di riferimento fondamentale nel settore della psichiatria riabilitativa italiana. Le nostre strutture non sono semplicemente luoghi di cura, ma spazi di dignità, inclusione e rinascita per migliaia di pazienti e per le loro famiglie”.
La vicepresidente nazionale ha quindi sottolineato la necessità di rafforzare il rapporto tra pubblico e privato accreditato, ritenuto essenziale per garantire servizi sempre più efficaci nel settore della salute mentale. “Abbiamo bisogno – ha aggiunto – di investimenti concreti, di una programmazione seria, di politiche capaci di valorizzare il personale qualificato e di tariffe adeguate ai reali costi di gestione delle strutture”.
Cappadona ha poi acceso i riflettori su una delle principali sfide del settore: il contrasto allo stigma che ancora oggi circonda la salute mentale. “Occorre superare approcci ideologici e affrontare con pragmatismo criticità che da anni interessano il comparto, dalla carenza di risorse all’aumento della domanda di assistenza, fino alla crescente complessità clinica dei pazienti. La salute mentale – ha concluso – non può più essere considerata un tema marginale della politica sanitaria nazionale, ma una responsabilità collettiva che riguarda l’intera comunità”.













