da La Sicilia del 15 maggio

di Carmelo Riccotti La Rocca

L’avevamo lasciata con “Perle di accoglienza”, un progetto portato nelle piazze allo scopo di sensibilizzare i visitatori sul concetto, di accoglienza, appunto, oggi la ritroviamo con una nuova iniziativa: “Radici Fuori Confine”. Jonida Xherri, artista di origine albanese che viva a Modica, non si è fermata durante il periodo di lock-down, anzi, ha portato avanti un nuovo, ambizioso progetto, da presentare in giro quando l’emergenza sanitaria sarà terminata. Migrazioni e ospitalità continuano ad essere i temi trattati da Jonida e li affronta nel loro aspetto più generale, un approccio che porta certamente a riflettere anche sulla concezione, fisica e mentale, di confine.




«Migrazioni e ospitalità – dice Jonida- sono parole che vivono in ogni angolo del pianeta. Immigrazione è legata allo spostamento di uccelli, animali, insetti, natura, piante e persone che sono ospiti di questo pianeta e viaggiano “oltre i confini” creati dalla civiltà. Non c’è un inizio o una fine dell’immigrazione, perché se migrare è spostamento e movimento allora capiamo che non possiamo fermarlo, sarebbe come fermare la vita. Il mondo è perfetto ed è un luogo di incontri, ma sono stati creati confini che valgono solo per i più deboli. La pandemia che stiamo vivendo in questo periodo ha oltrepassato tutti i confini del mondo, facendoci capire che i confini sono invenzioni, però purtroppo continua ad esistere la differenza/indifferenza tra le persone». Proprio in questo periodo, mentre siamo dentro casa, la natura continua la sua vita, le piante fioriscono e riportano la bellezza della “migrazione delle radici”.

«Per questo – continua l’artista –  ho deciso di lavorare sui fiori: ogni fiore comprende un seme e una radice nati in un paese e trasportati e piantati in tanti altri paesi. L’opera che sto costruendo rappresenta il mondo visto come un labirinto di fiori, all’interno del quale si può camminare e scoprire la storia migratoria di ognuna delle piante. La parte centrale del labirinto è un cerchio/spirale ricamato, di 100 X 100 cm, che rappresenta il mondo per poi continuare a formare il labirinto con il ricamo delle piante/fiori, in tutto 60-70 pezzi in misura 100 X 70 cm ognuna. I fiori animano una lingua universale che rispecchia in modo semplice la migrazione in tutte le sue sfumature, creando una conoscenza generazionale e rappresentando un’apertura al futuro, rendendoci liberi dai pregiudizi. Un’opera vissuta dal corpo umano vive in prima persona come vive la natura: amandola, scoprendola, ammirandola, studiandola, un’esperienza vissuta tra immagini come mezzo espressivo per comunicare storia e cultura, ma allo stesso tempo anche un’opera “bella”, perché la bellezza fa crescere il desiderio di imparare e comprendere».

Oltre all’esposizione in piazza, l’opera di Jonida Xherri si propone anche come progetto didattico da realizzare con le scuole.