Il noto parco acquatico Etnaland a Belpasso, nel Catanese, è stato posto sotto sequestro nell’ambito di un’inchiesta per gravi violazioni di natura ambientale.

Già nel settembre 2022, nell’ambito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Catania, i militari del nucleo operativo di polizia ambientale della guardia costiera hanno apposto i sigilli ad una discarica abusiva realizzata in un ampio appezzamento di terreno in cui venivano incendiati metodicamente i rifiuti prodotti dal contiguo parco acquatico.

Sequestrati anche 1.000 metri cubi di rifiuti assimilabili ai rifiuti solidi urbani, oltre alle attrezzature e ai mezzi utilizzati per la perpetrazione dei reati. Le indagini sono state avviate nel mese di agosto, periodo di massima attività di Etnaland, quando il personale della guardia costiera, nel corso di un sorvolo di controllo del territorio di giurisdizione ai fini della tutela ambientale, ha notato nell’area adiacente al parco acquatico delle grandi buche contenenti considerevoli quantità di rifiuti.




Dalle indagini sarebbe emerso che «il parco non risultava dotato di adeguati impianti di depurazione né di alcun titolo autorizzativo a livello ambientale». Infatti, scrive la procura di Catania, «la società risultava in possesso di una semplice autorizzazione allo scarico (rilasciata dal Comune di Belpasso e scaduta nel 2019) che non veniva sottoposta a rinnovo nonostante i numerosi ampliamenti a cui veniva sottoposta, nel corso del tempo, la struttura ricettiva». Le acque chimicamente trattate (quelle delle piscine) venivano, secondo i magistrati, in parte smaltite in un laghetto artificiale.

Nelle scorse settimane, anche a seguito di una perizia, il giudice per le indagini preliminari di Catania ha concesso il sequestro preventivo di Etnaland, disponendo anche «stringenti prescrizioni all’impresa al fine di ottemperare alle gravi carenze ambientali riscontrate».

«Siamo intervenuti non certo perché vogliamo bloccare le attività economiche. Che ben vengano le attività turistiche, di cui abbiamo anzi bisogno. Ma si devono svolgere in modo compatibile con l’ambiente», dice il procuratore capo Francesco Curcio. «Devono rispettare le norme a tutela anche dei cittadini e della salute pubblica. Siamo intervenuti per questo – continua – Se ci fosse un minimo di prevenzione, queste cose non succederebbero. Non è che parliamo di un fatto che è avvenuto una notte, approfittando del buio e dell’oscurità. Abbiamo illeciti che, se confermati ovviamente nelle fasi successive del giudizio, vanno avanti da anni».

«Parliamo di un’attività macroscopica perché non è una piccola azienda, è forse l’azienda più importante del posto, che doveva probabilmente essere monitorata in precedenza – aggiunge Curcio – Purtroppo arriviamo sempre alla fine. I reati ambientali riscontrati, non sono reati di serie B», conclude il procuratore capo.