Al povero Oscar Giannino è andata male. Mi chiedo se l’ormai noto e sfortunato episodio sarà da monito, utile ad evitare di sorbirci in futuro eventuali ulteriori tentativi millantatori di qualche altro simpatico fanfarone. In realtà la Storia non è affatto una buona insegnante. Altrimenti non ripeteremmo ciclicamente gli stessi errori. Ma questa è una contro-ipotesi già avvalorata da parecchi pensatori ben più abili di me. Uno degli aspetti della Storia, forse un po’ in ombra rispetto l’interesse che dovrebbe invece richiamare, è la sua capacità di essere anche bugiarda. Talvolta persino inconsapevolmente!

Umberto Eco, nel suo Diario Minimo (1963), poneva il problema del “frammento rinvenuto”. Ve lo ricorderò parafrasandolo con un esempio: immaginate che tra cinque minuti ci colga un cataclisma imprevisto di proporzioni indescrivibilmente e terribilmente imponenti. Pensate ad uno scenario da “nessun sopravvissuto”. Ho reso l’idea? Fatti gli scongiuri? Bene, adesso andiamo ancora avanti con l’immaginazione, di qualche secolo, per immedesimarci tra le aspettative di un archeologo del nuovo governo libero del Sudan. Costui, per la precisione un ricercatore musicologo, è sulle tracce di un grosso archivio di affaretti circolari e piatti che i trogloditi itagliani utilizzavano per ascoltare musica. Statisticamente parlando, è molto probabile che rinverrà parecchia roba di Gigi D’Alessio, ne converrete anche voi. Ed è dunque ragionevole credere che la successiva pubblicazione dell’archeologo, relazionerà assicurando il gradimento del nostro antico popolo nei riguardi della musica neomelodica partenopea. Pensate, qualcuno addirittura comincerebbe a credere che persino o’ nostr mode e’ parlà fussi state più o meno accussì. Per di più, incredibile congiuntura, da lì a qualche giorno un altro insigne archeologo potrebbe rinvenire, tra le macerie di qualche arcano tempio, alcune registrazioni audio, di un importante Presidente di una misteriosa Repubblica itagliana, risalenti al periodo della catastrofe (sotto l’enigmatica dicitura di “intercettazioni”). Dunque seguirebbero controlli incrociati, poi inesorabili conferme e la lingua nazionale, sui libri di Storia del futuro Sudan, diventerebbe senz’altro il napoletano.

Ora, il punto è: da un situazione simile si può trarre un vantaggio, anche solo a breve termine? Letterariamente parlando, sì! Si pensi alle interessantissime falsificazioni dei racconti di Jorge Luis Borges. Ma anche al solo fine di fare uno scherzo, senza troppe smanie letterarie, non sarebbe divertente ad esempio inventarsi un documento del ‘600 e spacciarlo per vero su codeste pagine internettiane? In un’intervista radiofonica, sempre il solito Borges, discutendo di idee per romanzi, consigliava agli scrittori di intraprendere la stesura d’un ulteriore Vangelo da aggiungere ai famosi quattro e agli apocrifi, narrando i fatti nella maniera più veritiera possibile, senza cercare di fondare idee eretiche o sorprendenti risvolti teologici. In altre parole, la falsificazione seria deve essere più che banale, per essere credibile e/o scusabile.

Dunque ecco perché al povero Giannino è andata male: qualcuno si è accorto dell’appariscente menzogna e lui non poteva neanche scusarsi dicendo che era uno scherzo!

Ma è del tutto escludibile che altri in passato non abbiano agito impunemente in tal senso? Se io oggi operassi una falsificazione sulla storia – semmai ne avessi l’abilità – e questa non venisse mai smentita, o per pigrizia o per disattenzione, questa non concorrerebbe a formare il futuro della Storia stessa, nella sua piena veridicità? Manzoni scriveva che la Storia spesso transita nei paraggi della Poesia. Ma non basta! Qui occorre richiamare Durrenmatt e porre la giusta attenzione sull’elemento casuale che si insinua, più spesso di quanto si creda, tra i naturali rapporti di causa-effetto, alterando in maniera sostanziale la leggibilità del fenomeno. Ecco, probabilmente, cos’è la Storia!

 

Gaetano Celestre