A seguito della riunione del comitato per l’Ordine Pubblico tenutosi in Prefettura nei giorni scorsi, i Sindaci del Ragusano stanno emanando le relative ordinanze comunali.

Tra i principali obblighi, l’uso della Mascherina e il divieto di assembramento.

Nell’ordinanza emanata da Cassì, sindaco di Ragusa, si legge:




Art. 1 – Uso mascherina. A chiunque è fatto obbligo di portare la mascherina sempre con sé, anche nei luoghi all‘aperto, e indossarla quando non si può garantire una distanza interpersonale idonea a proteggere dal rischio del contagio. Pertanto, l‘impiego della mascherina è previsto nei luoghi pubblici e nei locali dove, così come si legge anche all‘art.3 del DPCM del 17 maggio 2020 – “non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza” interpersonale, ad esempio nei mercati, strade affollate, bar, etc.. Pertanto è obbligatorio averla immediatamente disponibile e indossarla quando non sia possibile mantenere adeguata distanza da altri soggetti. A titolo esemplificativo, quindi, se si percorre una strada isolata non è necessario indossarla, mentre in una strada frequentata è obbligatorio. Inoltre, l‘ordinanza del Presidente della Regione Siciliana n.21 all‘art.23 prevede che la pratica dell‘attività motoria deve essere effettuata rispettando il distanziamento di due metri senza l‘uso di mascherina che, invece, deve essere indossata al termine in caso di sussistenza delle circostanze sopra riportate. Infine, si ricorda che l‘obbligo di utilizzo di mascherina o altro strumento di copertura di naso e bocca non sussiste per i bambini al di sotto dei sei anni e per le persone con forme di disabilità che ne rendano incompatibile l‘uso.

Art. 2 – Assembramenti In tutti i luoghi pubblici e/o aperti al pubblico del territorio comunale sono vietati gli assembramenti.

Art. 3 – Porto turistico Marina di Ragusa.

I titolari del Porto Turistico di Marina di Ragusa hanno obbligo, con proprio personale, di evitare la formazione di assembramenti all‘interno dell‘area aperta al pubblico del porto turistico, differenziando ingresso ed uscita (chiudendo eventuali accessi secondari) e, nel contempo, dettando apposite disposizioni alle diverse attività, alimentari e non alimentari, ubicate all‘interno del porto turistico finalizzati ad un rigoroso rispetto delle misure anti covid previste dalle normative, statali e regionali, che si intendono integralmente riportate.

Art. 4 – Pubblici esercizi.

Tutti i titolari dei Pubblici Esercizi, preliminarmente, all‘interno della propria attività, ivi incluso i dehors, sono tenuti a rispettare e fare rispettare gli obblighi previsti dalle “Linee guida per la riapertura delle Attività Economiche e Produttive”, richiamate espressamente dall‘ordinanza contingibile ed urgente del Presidente della Regione Siciliana n. 21 del 17 maggio 2020 che in tale atto anche se non materialmente trascritte si intendono integralmente riportati. A tale fine, ogni titolare all‘interno ed esterno della propria attività (dehors) è tenuto ad affiggere in più punti il decalogo delle misure da rispettare e far rispettare ai propri clienti.

Ogni titolare di Pubblico Esercizio è tenuto ad individuare apposito personale a cui demandare l‘attività di rispetto da parte della clientela delle misure anticovid non solo per quelli seduti ai tavoli, ma anche che intendono usufruire dei servizi del pubblico esercizio.




I titolari di pubblici esercizi contigui possono affidare tale attività anche ad un unico incaricato.

Dare atto che, ai sensi del TULPS, il titolare del pubblico esercizio può allontanare il cliente dalla propria attività per motivi di sicurezza e quiete degli altri (Cfr. Cass. sent. n. 30189/2017 del 16.06.2017), fermo restando che, in qualsiasi momento, possono chiedere intervento delle Forze di Polizia e della Polizia Locale.

Si forniscono di seguito le seguenti indicazioni operative, pubblicate sul sito dei “Pubblici Esercizi in federazione” – Area Legale:

1) Consumo prodotto ordinato e preso per asporto all‘esterno del locale (fuori dal perimetro anche esterno del locale)

Ai sensi dell‘art. 1, lett. ee) del DPCM del 17 maggio, resta consentita la ristorazione con asporto, fermo restando l‘obbligo di rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, il divieto di consumare i prodotti all‘interno dei locali e il divieto di sostare nelle immediate vicinanze degli stessi. A ciò si aggiunga che in capo al ristoratore vige anche l‘obbligo di fornire adeguata informazione ai clienti circa le misure di prevenzione da adottare. Si ritiene, pertanto, che gravi sull‘esercente la necessità di informare il cliente sul divieto di sostare nelle immediate vicinanze degli stessi, mettendolo concretamente in condizione di rispettare siffatto obbligo. Si consiglia, a tal proposito, di affiggere presso i locali di pubblico esercizio idonea cartellonistica e di avvertire il cliente, al momento della consegna della pietanza, della necessità di non sostare/consumare nelle immediate vicinanze.

2) Distanziamento tavoli e sedute.

Ai sensi dell‘art. 3, comma 1, lett. g) del DPCM del 17 maggio 2020, su tutto il territorio nazionale è raccomandata l‘applicazione delle misure di prevenzione igienico sanitaria di cui all‘allegato 16, tra le quali figura anche la necessità di “mantenere, nei contatti sociali, una distanza interpersonale di almeno un metro”. Pertanto, se è vero che sono consentiti tutti gli spostamenti all‘interno della propria Regione (art. 1, comma 1, D.L. n. 33/2020), ed è quindi consentito anche incontrare conoscenti e amici (oltreché i congiunti), è altresì vero che rimane ferma la raccomandazione di mantenere il distanziamento interpersonale di cui sopra. Ciò considerato, è ragionevole ritenere che l‘inciso “ad eccezione delle persone che in base alle disposizioni vigenti non siano soggette al distanziamento interpersonale; detto ultimo aspetto afferisce alla responsabilità individuale” vada riferito alle persone che siano tra loro conviventi, per le quali non avrebbe ragion d‘essere l‘applicazione del distanziamento interpersonale e non invece ai congiunti/amici/conoscenti non conviventi, in quanto questi ultimi rapporti sembrano rientrare a pieno titolo nei “contatti sociali” per i quali è comunque disposta la misura di prevenzione in commento.

Tutto ciò considerato, sembra ragionevole ritenere che per poter sedere allo stesso tavolo senza dover osservare il distanziamento interpersonale di almeno un metro, gli avventori debbano dichiarare (ma non necessariamente per iscritto assumendosene direttamente la responsabilità di essere necessariamente conviventi.)

CAPO II – MISURE IN MATERIA DI VENDITA, SOMMINISTRAZIONE E CONSUMO BEVANDE IN BOTTIGLIE DI VETRO.

Art. 5– Misure per pubblici esercizi.

Ai titolari o gestori di pubblici esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, agli esercenti degli esercizi di vicinato, di media e grande struttura di vendita, agli esercenti di vendita al dettaglio su area pubblica, ai laboratori artigianali alimentari con annessa attività di vendita di bevande, nonchè agli operatori professionali e non professionali che esercitano attività di vendita e somministrazione su aree pubbliche che operano nel territorio comunale:

1) É fatto divieto assoluto di somministrare e vendere da asporto bevande in contenitori, in bottiglie di vetro e lattine. La somministrazione deve avvenire in bicchieri di carta o in materiale biodegradabile, secondo ordinanza emessa, nei quali le bevande devono essere versate direttamente da chi effettua la somministrazione o vendita, precisando che il predetto divieto non opera nel caso in cui la somministrazione e la conseguente consumazione avvengano all‘interno dei locali elo pertinenze esterne autorizzate, purchè la mescita avvenga all‘interno dell‘area delimitata e con modalità tali da non vanificare il divieto di vendita e/o consumo da asporto;

2) Di attenersi alle sottoindicate misure:

– evitare assembramenti anche avanti propria attività;

– rigoroso rispetto delle Linee guida per la riapertura delle Attività Economiche e Produttive“, indicate nell‘l‘Ordinanza contingibile ed urgente del Presidente della Regione Siciliana n. 21 del 17 maggio 2020

– rigorosa delimitazione degli spazi di occupazione suolo pubblico (ove esistente);

– obbligo di posizionare idonei contenitori per il deposito di bicchieri di plastica ed altro, che non dovranno essere abbandonati sul suolo pubblico o aperto al publico

– obbligo di effettuare un‘accurata pulizia degli spazi antistanti (inclusa strada e marciapiede) delle aree utilizzate per gli allestimenti esterni con tavoli e sedie, rispettando le regole per i rifiuti della raccolta la differenziata;

– di evitare che gli avventori si allontanino dal pubblico esercizio e relativa pertinenza con bicchieri di vetro e gettino rifiuti di ogni genere al suolo;

– di avvalersi delle procedure più veloci per contattare le Forze di Polizia al fine di allontanare ed isolare clienti molesti, ubriachi e minorenni che chiedono da bere nonostante i divieti;

A tal fine, i titolari o gestori di attività di somministrazione di alimenti e bevande sono responsabili della corretta applicazione di quanto sopra disposto e dovranno adottare, nei confronti dei propri avventori, le necessarie misure di informazione e di controllo.

Art. 6: Misure generali in materia di consumo bevande.

Fermo restando quanto previsto al punto precedente, a chiunque operi nel territorio comunale è fatto divieto del consumo su aree pubbliche o su aree private ad uso pubblico, nel territorio comunale di Ragusa, con bibite o alcolici in contenitori, bottiglie e bicchieri di vetro, nonché lattine, acquistati o a qualsiasi titolo acquisiti altrove.

E‘ altresì vietato su tutto il territorio comunale e per l‘intera giornata da parte di tutti i consumatori il deposito anche temporaneamente, l‘abbandono e la dispersione sul suolo pubblico di contenitori di vetro, bottiglie di vetro e lattine.

Art. 7: Orari vendita sostanze alcoliche e superalcolici

In conformità a quanto disposto dall‘art. 50, co. 7, Tuel nella parte in cui dispone che “il Sindaco, al fine di assicurare le esigenze di tutela della tranquillità e del riposo dei residenti in determinate aree delle città interessate da afflusso di persone di particolare rilevanza, anche in relazione allo svolgimento di specifici eventi, può disporre, per un periodo comunque non superiore a trenta giorni, con ordinanza non contingibile e urgente, limitazioni in materia di orari di vendita, anche per asporto, e di somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche“, lo scrivente – in caso di violazione della normativa in materia – , si riserva di adottare apposita ordinanza in materia.