E’ morto Beppe Vessicchio, addio al Maestro
- 8 Novembre 2025 - 18:49
- 0
“Peppe Vessicchio è deceduto per una polmonite interstiziale precipitata molto rapidamente”. A dare l’annuncio della prematura scomparsa del popolare direttore d’orchestra del Festival di Sanremo è l’Ospedale San Camillo di Roma in accordo con la famiglia. “I funerali saranno strettamente privati”.
Amatissimo dal grande pubblico, il direttore d’orchestra napoletano è morto all’età di 69 anni al San Camillo, dove era arrivato a seguito di una complicazione improvvisa delle sue condizioni di salute. Con la sua scomparsa, l’Italia perde non solo un musicista, ma anche una presenza gentile e rassicurante, capace di entrare nelle case degli italiani con discrezione e naturalezza.
“Con il maestro Vessicchio se ne va un altro grande protagonista del festival e della musica italiana”. È il ricordo di Carlo Conti per la scomparsa del maestro Beppe Vessicchio. “Dobbiamo essere grati per il suo importante contributo alla musica italiana ed al successo di tanti artisti”, conclude il direttore artistico del Festival.
C’è una voce che resterà nella memoria collettiva degli italiani, è quella che annunciava: “Dirige l’orchestra il maestro Beppe Vessicchio”.
Vessicchio è stato un vero simbolo popolare della televisione, consacrato in particolare dal Festival di Sanremo. La sua folta e curata barba e lo sguardo gentile lo rendevano immediatamente riconoscibile, segnando indelebilmente il suo iconico profilo sul palcoscenico e sul piccolo schermo.
Giuseppe ‘Peppe’ ‘Beppe’ Vessicchio era nato a Napoli il 17 marzo 1956. La sua storia comincia tra i vicoli dove la musica è parte del respiro quotidiano. Diplomato in pianoforte, muove i primi passi come arrangiatore per artisti partenopei: Nino Buonocore, Edoardo Bennato, Peppino di Capri, Lina Sastri. Il suo talento per l’arrangiamento, la misura, l’equilibrio lo porta presto oltre il Golfo di Napoli. Negli anni Ottanta inizia una lunga e fruttuosa collaborazione con Gino Paoli: da quell’incontro nascono brani come ‘Ti lascio una canzone’, ‘Cosa farò da grande’ e ‘Una lunga storia d’amore’, che diventeranno classici della canzone d’autore.
Ma Peppe Vessicchio non era solo il “Maestro di Sanremo”. È stato autore, compositore, arrangiatore e insegnante, una figura di mediazione tra la musica colta e quella popolare. Dal 2001 al 2012 – e poi ancora dal 2018 al 2022 – è stato docente e direttore d’orchestra nel talent show ‘Amici’ di Maria De Filippi. È lì che, con tono pacato e ironico, ha educato milioni di giovani spettatori alla disciplina e al rispetto della musica.
“Ogni persona è come una corda e possiede una capacità di vibrazione – diceva il Maestro Vessichio –. Quando incrociamo le nostre vere passioni, iniziamo a suonare davvero”. Il suo approccio era sempre umano, mai accademico: per lui l’educazione musicale coincideva con la ricerca dell’equilibrio interiore. Vessicchio parlava spesso dell’armonia naturale come chiave di lettura del mondo. L’armonia, diceva, è “l’ottimale condizione degli elementi di un insieme”: non solo in musica, ma nella vita.
Credeva che la bellezza fosse una proporzione, una vibrazione giusta, un equilibrio sottile tra il suono e il silenzio. “Il silenzio è il tessuto in cui il suono si intrufola”, amava ripetere. Era un’estetica ma anche un’etica: il rispetto dei tempi, dell’ascolto, del lavoro degli altri. “Bisogna trovare la propria velocità”, spiegava, “una velocità che sia la tua, non quella del mercato”.
Napoletano d’animo, ma cittadino del mondo, Vessicchio ha diretto orchestre a Mosca, Città del Messico, Milano, Firenze, Parigi.
Era socio dell’associazione ‘Trenta Ore per la Vita’, per la quale ha curato gala e concerti benefici. Dal 2017 faceva parte della commissione selezionatrice dello Zecchino d’Oro, di cui era anche direttore artistico. Nel 2025 era tornato in televisione come giurato al Festival di Castrocaro e ospite di Lip Sync Battle, dimostrando ancora una volta la sua ironia e la sua voglia di mettersi in gioco. “Dirigere l’orchestra è una frase che mi insegue – confidava – ma in realtà io non volevo dirigere: volevo scrivere, unire, cercare l’armonia”.













