Secondo giovedì dedicato al jazz lo scorso 20 dicembre al club di via Mormino Penna con un protagonista tutto siciliano: Seby Burgio pianista siracusano, componente del trio Urban Fabula e talento fiorente del jazz italiano. Una serata intensa e animata dalla spericolate geometrie jazz del pianista, vincitore lo scorso anno del premio Lelio Luttazzi. Una performance inedita, quella in piano solo per il nostro, fortemente voluta dal contrabbassista Alberto Fidone, direttore artistico della Rassegna.

E così Seby Burgio ha accettato di promuoversi nella dimensione intima del piano solo, una condizione che gli ha consentito, nel contempo e quasi in modo naturale, di dialogare tra un brano e l’altro con i presenti. Un rapporto empatico sfociato appena il pianista è entrato in scena che ha caratterizzato l’intera esibizione. Burgio ha esordito sulla tastiera improvvisando sulle note della “Rhapsody in Blue” di George Gershwin mescolando sacro e profano con una duttilità invidiabile e dichiarando senza mezzi termini la sua predilezione per musicisti come Chick Corea, del quale ha riproposto una splendida versione di “Spain” o come il grande Thelonius Monk del quale ha ripescato l’intramontabile “Blue Monk” restituita in una dimensione vibrante e evocativa allo stesso tempo. Poi il pianista ha sorpreso per la profonda sensibilità che ha mostrato parlando di Lelio Luttazzi ed eseguendo uno dei cavalli di battaglia di quest’ultimo quale è “Vecchia America” rivelando quanto sia stato importante per lui aggiudicarsi il premio che la Fondazione Luttazzi mette ogni anno in palio per le giovani promesse del piano jazz.

Inaspettata invece l’ incursione nel genere classico e nell’opera di Bach, affrontata con un’urgenza espressiva dirompente. Da evidenziare anche il pregevole tratto compositivo di alcuni brani  originali firmati dallo stesso Burgio ed inseriti nella selezione, brani peraltro fortemente ispirati come “Terra D’Argento” dedicata all’Argentina, “Vincenzo” scritta per un amico che ha lasciato questo mondo troppo presto e come la suite dal titolo “Il Segreto dell’essere”. Il finale è tutto brasiliano in compagnia di Manuela Ciunna alle percussioni, altra inaspettata sorpresa di una serata targata Millennium Jazz Club.

Prossimo appuntamento il 10 gennaio con il quintetto della vocalist Federica Foscari accompagnata da Giovanni Mazzarino al pianoforte, Giuseppe Asero al sax alto, Alberto Fidone al contrabbasso e Peppe Tringali alla batteria.